SCRITTI
EDITI BD INEDITI
GIUSEPPE MAZZINI,
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VOLUME XVI.
(LETTERATURA Vol. III).
IMOLA,
COOPERATIVA TIPOGRAFICO-EDITRICE >
P-AOLO GALE ATI. 1913.
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EDIZIONE NAZIONALE
DEGLI SCRITTI
DI
GIUSEPPE MAZZINI. .
SCRITTI
EDITI ED INEDITI
DI
GIUSEPPE MAZZINI.
VOLUME XVI. (LBTTERATUEA - Vol. III).
IMOLA,
•COOPERATIVA TIPOGRAFICO-EDITRICE
PAOLO GALEATI
1913.
SCRITTI LETTERARI
EDITI ED INEDITI
DI
GIUSEPPE MAZZINI.
VOLUME III.
IMOLA,
COOPERATIVA TIPOGRAFICO-EDITRICE PAOLO GALEATI.
1913.
PROPRIETÀ LETTERARIA.
VITTORIO EMANUELE III
PKK (GRAZIA DI DIO K PKK VOLONTÀ DKIXA NAZIONK RK d' ita ma.
Ricorreudo il 22 giugno 1905 il 1" centenario della nascita di Giuseppe Mazzini ;
Considerando che con memorabile esempio di concor- dia, Governo ed ordini rappresentativi han decretato a Giuseppe Mazzini un monumento in Roma, come solenne attestazione di riverenza e gratitudine dell' Italia risorta verso l'apostolo dell'unità;
Considerando che non meno durevole né meno dove- roso omaggio alla memoria di lui sia il raccoglierne in nn' edizione nazionale tutti gli scritti :
Sulla proposta del nostro Ministro, Segretario di Stato per l'Istruzione Pubblica:
Abbiamo decretato e deci'etiamo:
Art. 1.
Sarà fatta a cura e spese dello Stato una edizione completa delle opere di Giuseppe Mazzini.
Art. 2.
A cominciare dall'anno tìnanziario 1904-905 e pel com- pimento della edizione predetta sarà vincolata per le spese occorrenti la somma di lire settemila cinquecento, sul ca- pitolo del bilancio del Ministero della Pubblica Istruzione per incoraggiamento a pubblicazioni di opere scientifiche e letterarie, da erogarsi con le forme prescritte dal vi- gente regolamento di contabilità generale dello Stato.
RKGIO DKCRKTO,
Art. 3.
Una Couiinissione uoininata per decreto Reale avrà la direzione dell'edizione predetta.
Ordiniamo clie il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi 13 marzo 1901.
VITTORIO EMANUELE.
Orlando.
Visto, Il Guardasigilli; Bonohbtti.
TNTBOBUZIONE.
Se per i cinque articoli compresi in questo terzo volume di scritti letterari si fosse dovuto osservare V ordine in cui, per più ragioni, era da supporre fos- sero stati stesi, e non già l' altro di pubblicazione, è quasi certo che si sarebbe dovuto adottare un criterio diverso da quello che fu invece preferito. Se non che, sia pure astraendo dalla considerazione che net precedenti volumi di argomento storico e letterario s'era creduto oppor- tuno di seguire V ordinamento che sembrava più ra- zionale, quello cioè di dare alla luce gli scritti mazziniani già a stampa disponendoli cronologicamente com'erano stati per la prima volta pubblicati, sta il fatto che gli ar- gomenti, i quali potevano consigliare un concetto diverso, erano troppo tenui, talvolta troppo vaghi, onde parve prudente di continuare nella via fino ad ora percorsa.
Tuttavia, conviene qui dare qualche notizia del modo con cui il Mazzini preparò gli articoli su ricordati; e conviene subito avvertire che quello sugli Accademici Pitagorici, a cui nel presente volume fu assegnato l' ultimo posto, il Mazzini vagheggiava di stendere prima ancora di partire per l' esilio, quando cioè a Genova attendeva quasi esclusivamente a studi di let- tere.
Coni' è notOj questo articolo, al quale l'autore diede il titolo di Frammento d'un libro inedito intitolato: Due adunanze degli Accademici Pitagorici, /wpn'wa-
vili INTRODUZIONE.
mente pubblicato nel Subalpino, Rivista italiana, del 1839, e di esso il Mazzini doveva tener molto conto, se dieci anni dopo, con un intendimento che mai sino allora aveva seguito, credeva opportuno di ristamparlo nel- l'Italia, del Popolo di Losanna; (^) intermediario per
(1) Voi. I [1849], pp. 302-319. L' articolo, che reca il titolo raccorciato di Due adunanze dell' Accademia dei Pitagorici, è preceduto dalla seguente nota : « Viaggiando a diporto, anni sono, nelV Oberland, m' accadde, una sera di tempesta, di ricoiyrarmi nella «asetia. d' un buon prete nato, cresciuto, invecchiato fra le mon- taiine, ospitale come la Svizzera prima del Patto del 1815, eh' egli, credo, ignorava ; e n'ehhi in dono il manoscritto che qui si pub- blica. Gli era stato lasciato molti anni innanzi da un italiano ban- dito, per cautela governativa, dal suo paese, con ingiunzio7ie di darlo al primo tra' suoi compatriotti che attraversasse la valle e non fosse gesuita, pastor arcade, birra, segretario d' ambasciata o mercante di mode straniere. Io non appartengo ad alcuna delle cinque categorie ; e il buon prete mi consegnò lo scartafaccio, ac- cennando, quasi ricordo, coli' indice alle due parole : da pubbli- carsi, scritte in margine s.ulla prima pagina.
« Stetti lungamente in forse s' io dovessi o no adempiere al de- siderio dell'ignoto e sciogliere la tacita promessa ch'io avea fatta, accettando il dono, al buon prete. Lo scritto sembì'avami dettato con manifesta irreverenza a scuole e opinioni colle quali intendo di starmi in pace: io viaggio, come tutti sanno, a diporto ; e non vorrei per cosa alcuna del mondo incorrere in un rimprovero dai miei padroni ecclesiastici, militari, civili, stranieri e domestici. Poi, mi decisi pel si. Pensai che i fautori eternamente riprovevoli di novità potevano trarre poco alimento alle loro macchinazioni da uno scritto poco intelligibile e già vecchio di data : che i tutori della pace italiana e dell' ordine pubblico potrebbero forse desumerne indieii giovevoli a scoprire le vie d' una setta pericolosa, come parmi dover essere questa a me ignota dei pitagorici ; e che a ogni modo, se taluna tra le opinioni espresse nel manoscritto sentisse d' etero- dosso, la Santa Congregazione dell' Indice ha pronto il rimedio, efficacissimo come ognun sa.
« Un primo frammento delle due adunanze fu stampato, con parecchie mutilazioni, suggerite da saviezza governativa, in un
INTKODUZIONK. IX
la sua inserzione nel periodico torinese era stato Giu- seppe Elia Benza, al quale il Mazzini lo aveva inviato ■da Londra (^) il 17 giugno 1839, accompagìiandolo da una lettera, nella quale faceva appunto ricordo aW amico che l'articolo sugli Accademici Pitagorici era una rievocazione degli studi proseguiti da entrambi con tanto ardore negli anni giovanili. « Ho voluto — scri- veva egli, — subito dopo ricevuta la tua mandar qualche cosa, per mostrare non foss' altro V intenzione. Vedi un po' se può cavarsi partito da questo fram- mento che ho scritto ricordandomi un pensiero dei no- stri anni giovenili e citandovi quei versi manzoniani ■che tu stesso mi citavi un giorno in una tua lettera dal Porto a Genova. So che pel Subalpino bisognava scriverlo altrimenti, ma non ho potuto, e l'ho lasciato <^osi, ponendolo in tue mani, perché tu levi via o modifichi
giornale letterario italiano di ristretta circolazione, che fu poco dopo, per nuova saviezza governativa, soppresso. Or cedo intero il manoscritto agli editori dell' Italia del Popolo — gente alla qnalt un impiccio di pili o di meno non è gran cosa — e me ne lavo le mani. — (Avvertenza di Cristoforo Bendidio, viaggiatore ornitologo). »
(*) Non era questa la prima volta in cui il Benza avviava al Suhalpiuo quelli fra gli scritti letterari mazziniani che riteneva utile di additare all'attenzione del periodico torinese. Ved. a questo proposito la lettera del Mazzini ai Benza del 7 marzo di quello stesso anno (MCLII dell' ediz. nazionale), e la nota ivi apposta. In quella stessa lettera il Mazzini preannunziava V invio dell' articolo nel modo seguente : « E questo della stampa — scriveva, — è un affar serio davvero, perch'io vorrei mandare qualche cosa al Subalpino, non foss' altro per corrispondere alla gentilezza; ma a far trascrivere e a mandare ci vogliono spese mie che non posso fare, o spese loro che non vorrei facessero ; o scrivo io per chiudere in poco spazio echi, non che stamparmi, può intendermi t Poi, debbo mandare diret- tamente e come? Scrivimi intorno a questo, e se non iscrivi subito a me, manda due linee a mia madre; essa le ricopierà nelle sue lettere. »
X INTUODUZIONE.
quel tanto eh' è necessario : se in tutto o in parte può inserirsi, continuerò ; tu vedi che mi sono fatto strada ad alcune idee teoriche che porrò in bocca al canuto j e forse la forma le farebbe leggere. Se inseriscono, ag- giungi come editore alcune parole in principio, dicendo che son pagine d^ un libro che si pubblicherà tra non molto, manoscritto trovato in Svizzera da un anonimo, etc; perch' io difatti, se V inserzione mi costringerà a scrivere qualch' altro brano, pubblicherò poi il tutto con prefazione e senza lacune. (*) — Vedrai anche due linee fatte per dispiacere a tutti sulla scuola romantica. Bada che parlando delle cinquanta pagine di romanzo, etc. ho voluto indicare non già tutto quel eh' è bello ne' Promessi Sposi od altrove, ma quel tanto che spetta all' ispirazione romantica^ e che Manzoni, nella vecchia scuola, non avrebbe trovato. Se credi doverlo fare ^ poni
(*) Nel Subalpino l'articolo termina infatti con l'avvertenza: « ad altro numero » ; ed è da supporre che la sospensione del periodico ne avesse impedita la continuazione. Ved. ad ogni modo più oltre. Anche nella ristampa dell' Italia del Popolo il Maz- zini appose un sarà continuato, ciò che non avvenne, non ostante il periodico di Losanna si pubblicasse ancora per più d'un volume. S'avverta poi che il Benza segui il consiglio dell'amico, ed in te- sta all'articolo, firmandosi «L'Editore,» inseri la seguente di- chiarazione: «Il Frammento, che segue, è tratto da un ms. anonimo, trovato in Isvizzera, non saprei come né quando : è però manife- stamente opera recentissima. La diffi,coltà dello scritto ha necessitato disgraziatamente non poche lacune : ma il possessore di esso si oc- cupa di decifrarlo in completo, e forse, quandochessia, lo pubbli- cherà senza interruzione e nella sua interezza. È inutile avvertire che è come un seguito dell'operetta d'egual titolo di Foscolo, stam- pata primamente negli Annali di Scienze e Lettere, e poi nelle raccolte delle sue opere, e notissima e carissima a tutti gli amanti della patria letteratura. L' A. seguita il pensiero di Foscolo, ma con critica più pacata e pili sintetica, e con piti, larghezza di con- cetto. — Del resto, vedano i lettori. »
INTRODUZIONE.
anche in nota questa spiegazione, sul conto dell' Udi- tore. » (^) È quindi evidente che, come del resto sì scorge dalle prime linee di questa lettera, tuttora ine- dita, ma che troverà il suo posto in un prossimo vo- lume dell' epistolario dell' edizione nazionale, il con- cetto dell' articolo sugli Accademici Pitagorici era già da più anni nella mente del Mazzini, anzi la lettura di esso fa ricordare altri tempi, nei quali il giovane scrittore, nell' Indicatore Genovese dapprima, in quello di Livorno dipoi, e più tardi nell' Antologia di Firenze, aveva spezzata più d' una lancia in difesa di quei prin- cipii di letteratura, nei quali vedeva uno dei piti efficaci sostegni per la rigenerazione morale e politica della sua patria. Ma che l' articolo fosse stato steso da pili anni, o almeno che il Mazzini vi avesse pensato di proposito prima ancora di avviarsi per il lungo esilio, risulta chiaramente da alcuni frammenti dell' articola stesso, che sono ora conservati nel Museo Civico di Ge- nova, in quella raccolta di scritti mazziniani che la Com- missione mise già a profitto quando preparò il primo volume degli scritti letterari. {^) Questi frammenti sonocon-
(^) Anche qui il Benza corrispose al desiderio del Mazzini, e- al luogo relativo inseri la seguente Nota dell' Editore ; « Badino i lettori, che V A. ha voluto indicare non già quello che è hello nelle opere a cui accenna, ma quel tanto che spetta all' ispirazione romantica, e che gli autori non avrebbero trovato nella vecchia acuoia. » A proposito di questo accenno al Manzoni, non è privo d' interesse di notare certe varianti che si avvertono fra la redazione del Subalpino e quella dell' Italia del Popolo di Losanna, nei due luoghi nei quali si fa allusione allo scrittore lombardo. In quello infatti in cui si parla de' Promessi Sposi, le « cinquanta pagine, » concesse nel Subalpino, si ridiicono a « trenta » nell' Italia del Popolo ; dove è pare un accenno « ai traviamenti storici de' neo cattolici, » che non è avvertito nel periodico torinese.
(^) Fed. V Introduzione al voi. citato.
XII INTllOBUZIONK.
tenuti iti una specie di zibaldone, composto di quaderni e di fogli sciolti, in cui il Mazzini andava annotando tutto ciò che riteneva utile per i suoi lavori letterari; e al Museo Civico di Genova, pervenne da casa Massuccone, da quella cioè dove, nelU agosto del 1829, era entrata Antonietta. Mazzini. (*) Ora, questo zibaldone è ante- riore al 1830, perché la data di libri od i fatti ivi re- gistrati non varca il 1829 ; e dell' articolo sugli Acca- demici Pitagorici contiene sei frammenti, tre dei quali ne costituiscono il principio in tre redazioni diverse, e i rimanenti alcuni appunti nei quali, di certi brani dell'articolo stesso, è dato un breve riassunto, nello, stesso modo, come si vedrà in seguito, usato dall' autore per quello sulle Voix Intérieures di Victor Hugo. Uno dei primi tre è scritto con una certa cura e non ha cancellature; mentre tutti gli altri hanno cancellature e pentimenti, con ripetizioni di cose già dette, con lacune, puntini, e con quegli etc. che il Mazzini usava porre nei suoi abbozzi, quando, gettata giù un'idea, si riserbava più tardi di tor- narvi su, di svilupparla e talvolta, di mutarla. Di più, mentre il frammento di cui s'è fatto ora parola è in mezza colonna di una pagina bianca, gli altri si leggono in pa- gine, nelle quali si trovano pure esercizi di matematica, e sono scritti negli spazi bianchi, per diritto e rovescio della
(}) Neil' autografoteoa Nathan, dove giunsero nel modo che fu narrato da Ernesto Nathan nel proetnio al primo volume delP epi- stolario mazziniano (edizione Sansoni), si conservano gli anto- grafi che il Mazzini lasciò in eredità alla sorella Antonietta : ed è strano che una parte, sia pure minima, di essi prendesse una via diversa. U prof. Achille Neri, preposto al riordinamento degli auto- grafi mazziniaìii nel Museo Civico di Genova, comunica con grande gentilezza che lo zibaldone di cui s' è fatto cenno più innanzi, escilo da casa Alassuccone, « rimane nelle mani del Sig. Oliva, im- piegato, e dei Massuccone assai domestico e intimo, » e da lui fu donato or non ha molto al Municipio.
INTKODUZIONK. XIII
pagina. È dunque evidente che questo primo frammento rappresentava io spunto dell' articolo che il Mazzini si proponeva di pubblicare verso il 1830, non si sa. con certezza in quale giornale, ma con tutta probabilità nel- //Antologia del Vieusseux, nella quale erano stati già ammessi due suoi saggi letterari; e che gli altri costitui- vano per Fautore la traccia dell' articolo, che si pro- poneva di stendere, ma che per allora non fece, proba- bilmente per quelle vicende che determinarono il suo esilio dall' Italia : e fu uno scritto al quale egli dovette pensare più volte in appresso, quando si osservi che a distanza di nove anni, ripigliando in esame quei fram- menti, (*) esegui l' antico disegno, inviando al Benza l' ar- ticolo, di cui l' autografo è pure conservato nel Museo Civico di Genova.
8' è detto che i tre primi frammenti rappresentano lo spunto dell' articolo. Tuttavia non si deve credere che essi, o abneno quello che sembra sia stato steso nella forma definitiva, fossero del tutto accettati dal Mazzini, per- ché invece conservano notevolissime varianti, non sola- mente di forma, ma di sostanza. Prima però di esa- minarli un po' addentro, gioverà trascriverli qui nella loro integrità, disponendoli nel modo che è presumibile fossero successivamente composti.
(*) È certo che fino al giorno in cui mori, il Mazzini conservò sempre, con gelosa cura, tutti o gran parte dei siioi autografi, net quali registrava i suoi pensieri su argomenti pie disparati e tra- scriveva appunti da letture di libri e di articoli di periodici. È notevole constatare che tutta questa vasta congerie di appunti e di pensieri, per piìi rispetti preziosa, sia passata intatta nelle mani della sorella. Di questi autografi sarà data una larga descrizione in uno dei prossimi volumi dell' edizione nazionale : qui basti avver- tire che essi vanuo da circa il i833 al 1870, se non forse fino al- l' anno in cui il Mazzini si spense, e che alcuni di essi sono stati stesi su fogli di carta che recano il timbro dell'ufficio del forte di Gaeta.
XIV INTRODUZIONE.
W [6] [e] (>) Quaiid' io, uell'an- Quand'io nell' an- Quand'ìo, nell'an- no 1810 assisteva ad no 1810 intervenni no 1810, intervenni alcnne sedute degli ad alcune adunanze ad alcune adunanze Accademici Pitago- dell' Accademia dei degli Accademici Pi- rici, gì' Italiani era- Pitagorici, gì' Italia- tagorici, gl'Italiani no tuttavia, com' no- ni erano, general- erauo, generalmente mini colpiti nel bujo mente «parlando, co- parlando, coni' uomi- da un lampo — ed m' uomini scossi nel ni scossi nel bujo da erano ricaduti nel bujo da un lampo, un lampo. Al vian- bujo, ma quel lampo Al viandante, clie il dante che s' è addor- avea fatto loro ve- sonno ha soprappre- mentato sul vespro dere di molte cose, so in sul vespro in in una folta bosca- onde si stavano iner- „ua folta boscaglia, glia, e si desta a ti pure quel loro e si è desto a mez- mezzo la notte, un silenzio parlava elo- ^o la notte, un lampo lampo accenna, non quentemente all'oc- insegna, non foss'al- foss' altro, la dire- ohio dell'osservato- tro, la direzione, zione, ch'eidevese- ^®- Parca che l'Ita- eh' ei deve seguire guire, onde alla me- lia, benché avvilita onde ad ogni meno- noma luce ei sa il sotto il peso di giogo ma luce, ei sa il suo suo cammino. — E straniero, s'educasse cammino. E gì' Ita- gì' Italiani, che un ad una certa virilità, Hani, che un lampo Tampo avea tolti ad che potea promette- avea tolti ad un sonno nn sonno di tre se- re grandi cose nel- di secoli erano rica- coli, erano ricaduti 1' avvenire. I pregiu- duti nel bujo ; ma nel bujo ; ma quella <ìi2ij, gli errori erau quella luce fuggiasca luce fuggiasca avea molti — ma la fer- avea fatto loro ve- fatto loro scorgere mezza e la pertinacia dere di molte cose* di molte cose; però con cui alcuni inge- però, se stavano i- ^c stavano inerti, e gni dell' Accademia nerti e taciti tut- taciti tuttavia, era andavano guerreg- tavia "Q silenzio che par- giandoli, annunzia- Parca che l'Italia, lava eloquentemente va, che non dispera- benché oppressa da all' osservatore. Pa- van di vincerli un giogo straniero, an- rea, che l'Italia, ben- giorno. — D'allora dasse pure educali- che oppressa da gio- in poi io m' era ito dosi ad una certa go straniero, andasse viaggiando , virilità, che promet- pure educandosi ad ^ tea grandi cose per una certa virilità,
(') Quelito frammento è quello che rappresenta la redazione defi- nitiva rispetto agli altri due.
INTROmJZIONK. XV
Mail lampo mo- l' avvenire; i rancori che promettea gran- etra al meschino che di municipio si ape- di cose per 1' avve- fita fra la tenebra la gnevano a poco 8ot- nire; l'nniformità di via, che gli s' affac- to una uniformità di tirannide logorava i eia, onde s' ei non tirannide, che rancori di municipio; la seguita, non è D'allora in polio i pregiudizi', <;li er- perché manchi di m'era ito viaggiando rori eran molti; ma buon volere, ma per- per la superfìcie del la fermezza, e la per- ché ebbe troppo bre- globo, tra per va- tinacia con cui al- ve incitamento — ghezza di cogliere il cuni ingegni dell' Ac- coHÌ gì' Italiani si frutto senza vegliarlo cademia andavano stavano in apparen- ne' suoi progressi — guerreggiandoli, mo- za inerti, ma D'allora in polio strava, che non di- m'era ito viaggiando speravano di spe- per la 8ui)er(ìcie del gnerli quando che E a chi volesse sa- globo, spronato dal fosse. pere cosa io m' ab- mio genio, ed anche D'allora in poi io biau raccolto da' miei da vaghezza di ve- m'ei-a ito viaggiando viaggi, dirò: ch'io dermi dinanzi il frut- per la superficie del
m'accertai che to a maturità senza globo; spronato a ciò
che , e finalmente averlo vegliato nei dal mio genio, ed
■eh' io ebbi campo suoi progressi— ma anche da vaghezza
d' accertarmi ognor mentr' io mi stava di trovarmi dinanzi
pili della proposizio- fumando nel chibouo il frutto a maturità,
ne che l'Accademico sotto la palma del- senz' averlo vegliato
bell'umore gittò in l'Indiano, si , e ne' suoi progressi. —
un'adunanza; che gli mentre io era pre- Ma la speranza m'au- uomini dappertutto sente al progresso dò fallita, sono gli stessi a un dell'i ucivilimento Mentr' io, sotto le dipresso : che le pas- sotto il grado dilatit. palme dell'Indostan, sioni ond'io d'ai- al si — onde discorreacon un Ta- lora in poi a chi mi la speranza m' andò ria dei diritti, che parla dei viaggi, so- fallita, e quand' io spettano i>er natura glio oifrire il Kalei- rimpatriai, il frutto a tutti i viventi, si doscopio. s' era fatto acerbo, addormentavano con come — manifesti, bandiere, Mentr' io fumava elusinghegl'Italiani,
il ^Chibouck si che chiedevano 1' a-
tenevano a bada gli dempimento delle
Italiani, buonissima promesse a quei, che
gente, con proclami, spacciavansi libera-
INTRODUZIONE.
baudiere, e Insili- tori ; e nel tempo
ghe — stesso, eh' io vedea
Mentre.... con gioia segnarsi
si comprimevano co' ^^ip America meri-
tradimenti, e coll'ar- Rionale, il patto, che
mi straniere - fondava una nuova
mentr' io sotto le palme dell' Indostan ragionava con un Paria dei diritti, che spettano per natura a tutti i viventi, s'ad- dormentavano gli I- taliani, che chiede- vano l'adempimento delle promesse, a quei, che spaccia- vansi liberatori, con manifesti, bandiere, e lusinghe — • e men- tr' io vedea con gioia segnarsi il patto, che fondava una nuova Repubblica e nel tempo stesso, eh' io vedeva con
Repubblica, si com- primevano coi ceppi, coi tradimenti, e ool- l'armi straniere....
Quand' io rimpa- triai, 1' Accademia dei Pitagorici non era più, e il luogo dell' Adunanze s' era convertito in quar- tiere. I più tra suoi membri andavano er- ranti, disseminati in terre straniere, dove li avea balestrati l' ul- timo tentativo di mu- tamento in Itnlia — e d' alcuni biancheg- giavano le ossa nel
• . -1 Greco terreno, e nello
gioia segnarsi nel- '
l'America meridio- «P^gnuolo. I pochi
naie il patto che rimasti avean veduto
fondava una nuova «he la condizione dei
Repubblica, si com- tempi ^^on concedeva
primevano coli' armi ^ ^^^'J infiividui d' u-
straniere, co' tradi- nirsi sotto titolo d'Ac-
meuti, co' ceppi cademia, senza
Quand' io rimpatriai che i governi li av- l' Accademia dei Pi- vilissero colla prote- tagorici non era più, zione, o li sperdes- e il luogo delle adu- ««^o come setta ; e Danze era convertito poiché non voleano in quartiere. né vendersi, né darsi I piutra' suoimem- in sacrifizio senza ai- bri andavano erranti, cun prò', s'erano que-
INTRODUZIONE. XVll
disseminati in terre tamente disciolti, stniniere, dove li a- Bensì alcuni traessi veano balestrati prli convenivano ancora ultimi miserandi casi insieme nelle stanze d' Italia, e d' alcuni del vecrhio Accade- bia neh egizia vano mico; ma raramente, 1' ossa nella terra senz'ouibra di rego- Greca, e nella Spa- larità, e colle cau- gnuola. I pochi ri- tele di gente che teme masti, vedendo, che svejjliar sospetti, la politica dei tempi Rividi l'Accademi- non concedeva a varj co canuto — grave, indi vidni d'unirsi col pallido, venerando, titolo coni' era a bei giorni I pochi rimasti a- dell' Accademia, vean veduto, che la qnand' ei siedeva in condizione dei tempi mezzo a' suoi confra- non concedeva a varj telli. La natura avea individui d' unirsi dato al suo volto li- sotto titolo d'Acca- neamen ti profondi — demia, senza che i come i suoi aifetti. governi li avvilisse- E 1' età, infiacchendo ro colla protezione, d' ordinario la robu- o li sperdessero come stezza degli ultimi, setta vince ad un tempo 1' energia de' primi, componendo i mu- Era lo stesso, se scoli ad una appa- non che una ruga renza d' impassibili- di più dagli occhi tà, che t'olire un'im- alla gvianria; e l' a- magine della mor- vean forse piantata te, anche pria dei- più, che gli anni, i 1' ultimo giorno. Ma miserandi casi d' I- di lui non era cosi; talia. (*) e poiché né il gelo degli anni né 1' av- versa fortuna avean potuto ammorzargli nel petto il calore
(*) Per V ultimo brano di qtieitto frammento, ved.anchea p. XXII.
INTRODUZIONE.
delle belle passioni, la fisonomia, spec- chio dell'anima, n'era rimasta intatta dall'onte del tempo. Dieiott' anni eran passati su quel capo canuto, dacch' io lo avea 1' ultima volta veduto; e il suo volto non era quasi can- giato, se non che una ruga s' era aggiunta a quelle, che solca- van dall' occhio alla guancia; ma piti che gli anni, forse 1' a- veano ivi piantata i miserandi casi della sua patria. Del resto tuttala sua faccia spi- rava rassegnazione, non quella, eh' assu- me il manto della virtù per coprire la codardia, ma quella che procede dalla certezza, che le scia- gure non sono eter- ne ; e del fuoco che giaceva ancora negli intimi recessi di quel- l'anima, appari va in- dizio non dubbio, sempreché si movea discorso d' alcune co- se, eh' erano, o gli pareano di gran mo- mento— e gli saliva, strisciando, su per la guanciali rossore dei generosi pensieri.
INTRODUZIONE. XIX
Nel giorno adun- que decimoterzo del mese di giugno 182.., s' erano raccolti as- sieme, in casa del- l' Accademico canu- to, il Contro-presi- dente, 11 Segretario, il Capo d'Opposizio- ne, ed alcuni altri ac- cademici d'antica e di nuova data. (')
Come può^ scorgersi ponendo questi frammenti a con- fronto con r articolo, le varianti non sono dunque solamente di forma. Prendendo infatti in esame il frammento [e], appare evidente che il Mazzini si proponeva di stendere l'articolo negli anni in cui si poteva parlare con maggiore ardimento dell'infelice condizione d'Italia; quando cioè le misure reazionarie prese subito dopo la rivoluzione dell' Italia centrale del 1831, e le dure re- pressioni di due anni appresso non avevano ancora steso un velo di sgomento su tutta la penisola, e quando una rigo- rosa vigilanza non vietava alla stampa periodica italiana di far cenno del nome di patria, e della tristissima condizione in die ella trovavasi. Potevasi, del resto, far parola degli esuli per « l' ultimo tentativo di mutamento in Italia, » alludendo cosi alla rivoluzione piemontese nel 1821, in un periodico che si stampava a Torino sotto gli occhi di Carlo Alberto e, quel che più impor- tava, sotto quelli d'una censura quanto mai sospettosa f Stendendo quindi l' articolo per il Subalpino, il Mazzini accennò, non già agli Italiani che un « lampo, » cioè il ri- percotimento in Italia della rivoluzione francese, « aveva
(*) Anche per questa parte, dov' è accenno all' Accademico canuto, ved. a p. XXI.
XX INTRODUZIONE.
tolti da un buio di tre secoli; » non già all'Italia « op- pressa da giogo straniero, » cioè dal Governo imperiale di Napoleone J, si bene alla « speranza d' una rinaseente letteratura italiana ; » e al « fremito degV ingegni com- mossi a nuove cose sugli ultimi anni del secolo XV UT, » che « s' andava sperdendo nella tacita^ informe, fatale tirannide dell' Impero. »
Degli altri tre frammenti, uno costituisce certamente la trama di quella specie di preambolo sul presunto ritrovamento del manoscritto riguardante le adunanze degli Accademici Pitagorici, cioè di quel preambolo che il Mazzini, inviando l'articolo, pregava' il Benza di preparare in sua vece. Come in tutti gii scritti lette- rari che il Mazzini scrisse prima, dell' esilio, anche questo abbozzo di introduzione all' articolo su' Pitago- rici è intonato a un fine, si può dire anzi sereno umorismo, del quale faceva le spese tutto quel piccolo mondo accademico ed erudito che negli anni tra il 1820 e il 1830 s' annidava nelle varie capitali della penisola. Esso è il seguente :
Tra per l'ingenita curiosità, che tormenta i iìgli d'A- damo, tra perch'io avea^ udito da' miei maestri, e veduto in pratica, non doversi pubblicare un frammento senza far precedere un pezzo di 200 pagine almeno (scritte alla romana) intorno al nome, alla patria, alla vita, ai casi dell' autore, e intorno a, tutto quello, che nessuno sa, con disquisizioni sot- tili, confronti, citazioni erudite, m'era fitto in capo di far© una prefazione dotta; avea già radunate due citazioni del — alcuni cenni storici sull' utilità dei frammenti: alcune quistioni interessanti al progresso della società, e alla specie, come p. e. chi fosse il primo antico autor di framnionti, se, etc — — Ma quando io venni ad estenderla, mi trovai imbarazzato: io non avea materiali, che concernessero direttamente lo scritto : il manoscritto m' era stato comunicato in modo bizzarro, miste- rioso — non avea notizia dell' autore — ne))pure un codice, che potesse somministrarmi varianti appiè di pagina. Chiesi a
INTHODUZIONK. XXI
molti, clie si tendono Itene informati d'ogni cosa, che concerne
lettore, o letterati, se avessero contezza de' Pitagorici
i pili mi risero in faccia; pochi mi dissero, che gli Accademici <r oggidì san tutto, e i Pitagorici protestano di non sa pernul la: che gli Accademici non dicevano mai la verità, perché.... e «he questo dovea essere un sogno dell' autore — un altro mi disse, che sotto il nome di Pitagorici, 1' autore forse simbo- leggiava la tacita unione, e la fratellanza di que' Letterati, «'-he hanno uno scopo uniforme, e patrio, e che da un polo al- l'altro lavorano tutti per una medesima causa e che non bi- sognava parlarne, — e però lascio a' lettori lo spassionarsi con quante congliietture vorranno — sugli Accademici, sull'au- tore, sulla sua patria, etc.
Ed infine, i due ultimi frammenti costituiscono essi pure appunti gettati in fretta sulla carta, per esser poi compulsati a suo tempo ; però, mentre d' uno di essi il Mazzini segui la traccia, aggiungendo qua e là qualche pensiero nuovo, e mutando in ultimo l'accenno « ai miserandi casi d' Italia, » come può scorgersi dal ^seguente confronto col manoscritto dell' articolo inviato al Subalpino :
{dal ms. del Museo Civico di Genova]. [dal Subalpino^.
pallido — venerando — co- pallido, venerando, com' e- me quando ei siede va in mezzo ra a' bei giorni dell' Acca- di' suoi compagni ; la sua fisio- deraia, quand'ei vedovasi at- nomia - e mi scusi chi legge torneggiato da una gioventù — s'io mi trattengo a parlare desiosa, nata mentre Alfieri di fisionomia sen/,' essere La- scriveva, cresciuta fra le tem- vaterista, perdi' io credo, che peste, e sperava lasciar, mo- la fisionomia sia stata posta rendo, la patria rieducata per dalia Natura come quei cartelli, essa a virili concetti e ad opere che danno etc. — era di quelle generose. Ventitré anni eran che.... il tratto, che in essa corsi da ch'io lo avea salu- dominava era la rassegnazio- tato l'ultima, e tutta quella ne: non quella, che assume generazione s' era incadaverita l'apparenza di filosofia nelle nell' ozio o contaminata di cor- anime fredde, ma quella, che ruttele, ed egli, superate scia-
INTRODUZIONE.
procede dalla certezza, che un df, o 1' altro, avrà fine.... — e del fuoco, che giaceva an- cora nell' intimo recesso di quell'anima s'aveva iudizio, sempre che si movesse discorso
di qualche e gli strisciava
ancora la guancia il rossore dei generosi pensieri.
Diciannov' anni avean pas- sato su quel capo canuto, dac- ch' io lo avea udito l' ultima volta — e il suo volto non era quasi cangiato, se non che una ruga s' era aggiunta a quelle che solcavano dall' oc- chio alla guancia; ma più che gli anni forse piantata 1' a- veano i miserandi casi d' I- talia.
gure irreparabili e delusioni amarissime, toccava oramai 1' ottantesimo anno dell' età sua ; pure, avrei pensato al primo vederlo — tanta vita gli scintillava negli occhi, tanta quiete riposava sulla sua fronte — eh' ei varcasse di poco il cinquantesimo quinto e gli sor- ridesse tuttora l' antica speran- za. La sua era una di quelle teste che per volger d' anni non mutano; il tempo scende, quasi rispettando, sovr' esse e le in- corona d'una solenne maestà religiosa pari a quella che i secoli stendono in monumenti eretti dal Genio a Dio, o alla Virtù eh' è 1' ombra di Dio sulla terra. E Genio e Vir- tù armonizzavano su questa fronte. Le lunghe linee oriz- zontali che la solcavano ripo- satamente continue davano in- dizio di facoltà potenti e di profonde, assidue e avresti detto tranquille meditazioni, se più altre, brevi e interrotte, discendenti ad angoli più o meno obliqui tra sopraccigli, non avessero tradito il segrettv di molte prove virilmente du- rate e di molte angoscie secre- tamente patite: tutto quanto insomma il conflitto d' un'anima virtuosa ed ardente in guerra spesso cogli uomini e colle cose. Ed egli avea vinto, ma d'una vittoria lungamente com- battuta e comprata a prezzo di vivo sangue del core. Ser-
INTKODUZIONE. XXHI
bava intatta la fede in Dio o nei fati lontani della sua pa- tria ; ma il presente s' era sfrondato per lui di tutte le illusioni, ed ei pensava che 1' alba del nuovo giorno non sarebbe sorta che sul suo se- polcro. Il corpo era scarno, ma robusto ancora ed eretto come il soldato che vigila alla chia- mata. Il capo ed il collo s' e- rano soli lievamente incur- vati, non tanto forse per gli anni come pei colpi ripetuti della sventura.
delV altro il Mazzini non accolse nulla^ perché preferì di mettere in bocca aZP accademico canuto altri con- cetti che non quelli di nove anni prima. A ogni moda quesf ultimo frammento è del tenore seguente :
Un Accad. — Tu vuoi accattarti brighe più che forse non puoi sostenere.
Là' Accad. dalla gamba di legno — Brighe? che monta a me 86 tutti i Letterati del globo terracqueo si congregassero a scagliarmi l'anatema? — love' dire la verità, e tutta, e nuda, com' io vorrei, la dicessero a me ! — E non ho io sopportata per tanti anni in silenzio, la noja, che mi davano mille tafani letterarj, ohe mi ronzavano intorno? E non ho io trangugiato bocconi amari da' critici della giornata, e da scrittorelli ? E a ohe mi varrebbe 1' aver perduta la gamba sinistra in prò' della patria, s' io non avessi comprato il diritto di poter dire la verità a chi mi pare e piace? La natura, dandomi occhi, braccia, e orecchi, m' ha detto : Osserva : ascolta, e misura — accogli ciò, che ti è grato : e getta al diavolo ciò che t' offende uno de' cinque sensi, eh' io t' ho dato : ed io ho giurato di servirmi con tutta libertà del mio patrimonio ; perché, se il mio sarto mi dà cinque braccia di panno, mentr' io ne ho d'uopo di sei, lo vilipendo come furfante; e se un uomo, che assumendo la penna, s' impegna colla società a questo, e a quesf altro manca — non potrò dirgli il fatto mio ?
INTRODUZIONE.
*
Piero Gironi, in quel saggio inedito di Bibliografia Mazziniana, che fu spesso usata nelle introduzioni ai precedenti volumi dell' edizione nazionale, a proposito dell' articolo sugli Accademici Pitagorici avverte in una nota : « Sulla prima pubblicazione Lorenzo Valerio mi narrò i seguenti particolari : In Torino era una Accademia innocua di cui era Presidente un canonico Pino; era come tutte le altre accademie, ma poco alla volta attaccovvisi tutta la gioventù d'intenti liberali, la quale studiavasi farvi prevalere le proprie idee col parlare coperto, col tacere di altre cose, etc. Valerio lesse in una di quelle riunioni lo scritto, osservando come avesse già riportato la permissione delle due cen- sure governativa ed ecclesiastica. Ma a misura che la lettura procedeva gli accademici della solita pasta ac- cademica, a gruppetti mormorando se ne andavano ; restarono i buoni, quelli che avevano intendimenti ar- cani, i quali, finito che fu di leggere, proruppero in entusiaste ammirazioni, insistendo attorno al Valerio per sapere chi fosse l' autore dello scritto, che Valerio si guardò dal nominare. Ma bastò questo fatto perché V Accademia fosse di li a poco disciolta ; e il Subal- pino che munito di regolari permessi stampò lo scritto fu, dopo la pubblicazione, soppresso dal governo. » Non è possibile di controllare la verità di questa nota del Gi- roni, il quale, nello stesso cenno bibliografico, afferma che il preambolo all'articolo «segnato /^Editore » fu « steso da Lorenzo Valerio, » mentre, da non dubbie testimonianze, riportate più innanzi, apparisce che ad esso provvide il Benza. Può ad ogni modo supporsi che quest'ultimo inviasse a Torino il manoscritto dell' articolo al Valerio, il quale in quegli anni era uno dei rappresen-
INTRODUZIONE. XXV
tanti più in vista delV elemento liberale piemontese, e che il Valerio stesso s' incaricasse di far ammettere nel Subal- pino l'articolo del Mazzini. {^) Non si sa né meno se l'arti- colo sui Pitagorici determinasse il Governo sardo a soppri- mere il periodico ; ma è possibile che ciò sia accaduto, quando si pensi che il Mazzini, nell'avvertenza più innanzi riprodotta, con cui avviò per una ristampa l' articolo nel- V Italia del Popolo di Losanna, subito dopo di avere ac- cennato alle « mutilazioni » dell' articolo inserito nel Su- balpino, aggiungeva che il periodico torinese era stato « poco (\o\)0,per mio va saviezza go vernativa, soppresso. » (^)
(') È noto che il Valerio arei'a Amrf«<o ^«eWe Letture popolari, le quali erano assai perseguitate dalla censura piemontese. Un de' suoi biografi (P. Ghkkaudi, L. Valerio, Urbino, 1808, pag. 10) af- ferma poi che egli aveva promosso col Montezemolo la pubblica- zione del Subalpino.
(2) Anche sette anni dopo, V articolo sui Pitagorici, ristampato neil' Eco de' GìornuU, periodico genovese (nn. 25 e 26 dei 20 e 27 giufpio 1846), era cagione di preoccupazioni per parte del Go- verno Sardo. « Il grande agitatore — scrive infatti A. Manno, Alcuni documenti della Censura in Piemonte dalla Restaura- zione alla Costituzione (in Biblioteca di Storia Italiana re- cente, 1800-1850, voi. I [MCMFII]. pp. 57-58), — diede un ultimo fastidio alla Censura quando essa, sonnecchiando ingenua- menle, lasciò sbadatamente inserire nelV Eco de' Giornali «« Frammento di un libro inedito intitolato : Due adunanze degli Accademici Pitagorici, scritto e firmato dal Mazzini. Subito se n' avvide il linceo occhio del conte Lazzeri, ed informandone la commissione di Revisione, osservava: " Quantunque aggirisi un tale articolo totalmente sulla letteratura, e nulla siavi quindi a ridire «ul suo contenuto; tuttavia l'autore del medesimo essendo il noto Mazzini di Genova, condannato in contumacia a morte, per reato politico; il quale promosse quindi il tentativo, seguito in principio di febbraio 1834, contro la Savoia ; che si spaccia capo della setta cosidetta la Giovine Italia, e non cessa di fomentare, con ogni mezzo, l' insurrezione contro i Governi monarchici, non tralasciò, da quanto ne risulta, di riprodurre cotale articolo una certa sen- sazione e di dar luogo a diversi commenti che conviene non abbiano piìi ad innovarsi. " Lettera 7 aprile 1846. »
INTRODUZIONE.
Comunque, qui giova indicare di che natura fossero queste « mutilazioni, » le quali, come s'è visto, erano temute dall'autore stesso quando inviò il manoscritto al Benza; e per indicarle meglio all' attenzione degli studiosi, si ritiene opportuno di mettere a fronte i due testi, l'uno del manoscritto inviato dal Mazzini al Benza, e l' altro del Subalpino^ avvertendo però le sole varianti dovute a ragioni di prudenza politica :
[testo del ma.].
Fra le guglie dello catte- drali gotiche — di' cristiane in nome di Dio — o tra' merli de' castelli feudali....
[testo del Subalpino].
tra le guglie delle cattedrali gotiche, o tra' merli de' ca- stelli feudali
Vedi che de' frutti del mio lavoro non mi lasciano tanto che basti a sostentar me e la mia famiglinola! Ei gV ìntuona un inno alla Vergine e gli accenna il cielo. — Non baata — se quel meschino morisse, maledicendo, d' oltraggi e di stento, quest' ul- tima maledizione non peserebbe anche sulV anima del contempla- tore? — via il romanticismo ! rimandatelo a' cappuccini ! — Né anche a quel modo vo- gliamo il romanticismo ! »
....giardino della natura
ma v' è pianto e sangue ne' fiori ài quel giardino. — Zitto! — Noti è sangue nostro ; se tutti facessero come noi, quel sangue non sa- rebbe versato - — ma il pianto f Via il morto!.... —
Vedi — Via il roman- ticismo ! Rimandatelo ne' chio- stri ! — Né anche a quel modo vogliamo il romanticismo ! »
giardino della natura
Numera i fiori e gli .spini, e computa. — Zitto ! Via il morto !
e andò a morire in Grecia per la libertà rinascente. — Oggi....
e andò a morire in Grecia. Oggi....
INTUODUZIONE.
XXVI 1
....la letteratura sfibrata, im- bellettata, oziosa degli ultimi Gesuiti, dorme coli' abbatino Bondi —
Ti' accademico circospetto.
— Puoi tu nolo vincere le ca- lunnie e respingere il dento del settentrione !
L'accademico dalla gamba di legno. — Solo — solo! E cl^i ha detto a te eh' io, se l' ingegno mi consentisse l'impresa, rimarrei solo f Puoi tu, nel silenzio co- mune, numerar V anime assetate di verità, alle quali non manca forse che la chiamata f
L' accademico circospetto.
— lot no; ma ho numerato i tentativi inutili da Dante in poi: ho numerato i martiri del pen- siero puniti in tutti i luoghi ed in tutti i tempi, col rogo e la scure, 0 colla indifferenza e lo scherno, della colpa di aver fidato ne' loro contemporanei ; né vedo che le loro lagrime e il loro san- gue abbiano fruttato ai nepoti. La memoria di qne' magnanimi giace negletta o splende d' una luce di lampada tra sepolcri. — Pur troppo, il nostro è letargo che né il martirio stesso imo vincere. Oggi, la prosa e il cal- lolo siedono a governo della vita tra noi, e tu insorgendo, saresti dalla società trattato non come nemico leale, ma come ribelle.
de' giureconsulti romani : di patria non gli avean fatto cenno, come «' ei non ne avesse
— che
la letteratura sfibrata, im- bellettata, oziosa dorme col- 1' abbatino Bondi...
[Fu tolto via tutto il brano, e al suo posto furono messi dei puntini].
....de' giureconsulti romani : di cose patrie e presenti non gli avean fatto cenno — che....
INTRODUZIONE.
* *
In molti luoghi dell'epistolario il Mazzini, accen- nando ai suoi articoli destinati alle riviste inglesi, uvverte più volte che li stendeva in francese^ certamente per rendere piti facile il compito del traduttore, del quale era a ogni modo tutt' altro che soddisfatto. « Mi pare — scriveva, ad esempio, alla madre, il 26 luglio 1837, — che ini dicesse Francesca, essersi il padre meravigliato ch'io non iscriva in inglese, e che mi valga d' un traduttore. Dapprima, non è cosi facile, com' egli crede, scrivere ad un tratto in inglese, quando non «'è mai né parlato, né scritto, e per molto tempo neppur pili letto. In secondo luogo, anche volendo pro- varmi, V incertezza e il timore continuo d' errare mi vorrebbe tre volte tanto di tempo ; ed io non annettendo né importanza, né piacere a quelle cose che scrivo e scriverò per queste Riviste, non avendo certa soddisfa- azione se non da quello eh' io scrivessi pel mio paese, vorrei serbarmi un po' di tempo, da potermi conse- erare precisamente a questo. Poi, scrivo e parlo già tanto francese, e leggo si poco itaiiaìio, che se comincio a, scrivere anche in inglese, finirò per avere un certo stile a mosaico che non sarà né italiano, né inglese, né fran- cese, ma un misto di queste tre lingue. » Ora, in quel vasto materiale di appunti e di pensieri, ai quali s' è già fatto cenno, che fa parte dell' atitografoteca Nathan, si conservano alcuni frammenti di questi articoli, che il Mazzini stese in francese ; e uno di essi si riferisce appunto all'articolo sulle Yoix Intérieures di Victor Hugo, pubblicato nella British and Foreign Eeview del 1838. Questi frammenti si dividono in tre parti :
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I
INTKODUZIONK. XXIX
la prima è la più notevole, perché contiene quasi tutto V articolo, ed è formata di undici foglietti, non tutti d'eguale dimensione, vergati con quella scrittura fitta e minuta che il Mazzini usò fin verso il 1845, e dal- l' autore stesso numerati da 1 a 15. Mancano pertanto i foglietti 1,2, 7 e 8, e cioè il principio dell' articola sino a tutta la quartina dell' ode Dieu est toujours là « Je suis l'aieule, et toi Feiifant ! » e dalle parole « strani bagliori » sino a « doit avoir gain de cause sur la. » (*) Questo frammento, che si riporta in appendice, come saggio del modo col quale il Mazzini preparava ì suoi lavori, non costituisce certamente il manoscritta che fu inviato al traduttore, perché da alcune non dubbie testimonianze (^) si sa che il Mazzini licenziava i suoi articoli in forma nitidissima : rappresenta tuttavia la redazione che più si avvicinava, a quella definitiva., e come tale giova metterlo a confronto con gli altri due, dei quali si offre il facsimile, e che, come per quelli dell'articolo sugli Accademici Pitagorici, sono costi- tuiti di appunti che il Mazzini annotò sulla carta per usarli quando gli occorreva, e non sempre di essi fece uso. Sono i seguenti:
li]-
[a] Victor Hugo, issii d'une race espagnole — comme l'a remarqiié Janin, il a beaucoup d'espagnol dans ses tenden- ces. — En eftet, le sensiialisme — car l'Espagne, si souvent conuue pour la terre de l'idéal, est sensuelle.
[b] Ce n'est donc pas, comme paralt l'insiuner un critique frangais — Athenwum — parce que Victor Hugo a deserte
(*) Ved. a pp. 15, 45 e 56 di questo volume.
(*) Ved., ad esempio, quella parte del manoscritto dell' ar- ticolo 8mZ Dramma storico, che fu riprodotta in facsimile nel prim<y volume dell' ediz. nazionale.
XXX INTRODUZIONE.
Aristote et Boileau — parce qu'il s'est fait rebelle au grand siede
— qu'il reste seul et que le public le deserte. — C'est parce qu'il n'a pas tenu ses promesses; c'est parce qu'il a dit : je referai l'Art — et qu'il n'a pas réalisé son progrararae. — Ce n'esfc pas parce qu'il marche trop eu avant, ou si l'on veut en déhors du siècle, mais parce qu'il marche en arrière. — Le siècle, par ses instincts, est plus avance que lui : ils ont marche longteraps de concert — quand il s'est arrèté, qnand la force lui a manqué, le siècle l'a quitte. — Voilà le secret de sa grande renommée : voilà le secret de sa grande mine.
[o] Or la Critique, chez nous, a commencé à beaucoup s'oc- <?uper de lui : parmi les appréciations qui en ont été faites, nous avons remarqué principalement, celle de la Westminster Beview,
— et celle [?1 de l'Athénée. — Mais le premier critique, s'en est tenu à la surface.... il a.... — le second, écrivain du Journal
dea Débats, etc l'a jugé le premier a conclu contre
lui parce que.... — - le second attribne sa chute à avoir deserte
l'inspiration monarchique et religieuse l'étoile de St.-
Louis, etc — Tous les deux se sont rencontrés en un seul point, la vénération, sentie ou non, qui recommence aujourd'hui à de- venir de mode en France, à ce qu'ii» appelleut le grand siede. — Nous croyons donc qu' après eux, il y a encore quelque chose
à dire — et nous essaions Que Vict. Hugo n'ait pas répon-
du.... cela est incontestable, mais pas trop important. — Ce qui serait important pour l'éducation littéraire, c'est le pour- quoi de cette chute
[III.
[d] Dans le Prébide dos Chants du Crépuscule, V[ictor] H[ugo] fait que la fonie s'adresse aux poètes, en leur demandant oe qu'ils voyent à l'orient.
Les poètes répondent : hélas ! nous voyons bien là-bas un jour mystérieux :
« Mai8 nous ne Savona pas si cette aube lointaine Vous annonce le jour, le vrai soleil ardent ; Car, survenus dans l'ombre à cette heure incertaine, Ce qu'ou croit l'orient peut-étre est l'occident !
C/.,v '" '".^' '
INTRODUZIONE. XXXI
C'est peut-6tre le soir qa'on prend pour une aurore ! Peut-étre ce soleil vera qui l'hommo est penché,
Ce soleil qu'on espère est nn soleil oouché ! »
Eh ! bien ! voi là co (lu'il faut qiie le poòte sache et ap- „o ,1/i^^..™..: ' ■ •■* ns l'ave-
l'avenir, e mìssion
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lent : les que « la noire et 'est que te l'Eu-
efy — r^ <.,-.V *
dit : quoi ? liberté, doublé ieux.... langne alegons plaisir — uon.
limo oiiiiiBe — mais: la
Paysanne à I'cbìI fler qui va vendre ses blés Et piqué gravement deux grands boeufs accouplés, Assise sur un char d'hoinéiique origine, Corame l'antique Isis des bas-reliefs d'Égiue !
(*) L' Autografo a questo punto è lacerato.
XXX INTRODUZIONE.
Ariatote et Boileaii — parce qii'il s'est fait rebelle au grand siede — qu'il reste seul et que le public le deserte. — C'est parce qu'il n'a pas tenu ses promesses ; c'est parce qu'il a dit : je referai l'Art — et qu'il n'a pas réalisé son programnie. —
Ce n'est j «^'ìi marr.he trop eu avaut, ou si l'on veut
eu déhors Le siede, ont mare! quand la secret de ruine.
?*•'/
[d fait qi qxi'ils voyent a rorieui..
Lea poètes répoudent : hélas ! uous voyons bien là-bas un jour mystérieux :
« Mai8 nous ne savous pas si cette aiibe lointaine Vous annonce le jour, le vrai soleil ardent ; Car, 8urvenu8 daus l'ombre à cette heure incertaine, Ce qu'ou croit l'orient peut-étre est l'occident !
INTRODUZIONE. XXXI
C'est peut-6tre le soir qu'on prend pour une avirore ! Peut-étre ce soleil vera qui l'homme est peucbé,
Ce soleil qu'on espère est un soleil conche! »
Eli ! bien ! voi là co qu'il faut qiie le poète sache et ap- pronne dósormais aiix géiiérations, s'il veut vivre dans l'ave- nir, et ce qui est bien plus beau que de vivre dans l'avenir, dans la conscience d'avoir rerapli sur la terre la salute mission «jue Dieu conile au Genie.
Esprit de l'homme ! attende quelques instans encore : Ou l'Ombre va descendre, ou l'Astre va surgir !
[ej Quoi ! est-ce là tonte la solution que la Poesie a pour leu tournieus de vos àiues? Déception.
[f] Hugo non fa che riflettere: nulla d'avvenire.
Le poète, eu ses chants, oii l'amertume abonde, Reflétait, écho triste et calme cependant, Tout ce que l'àme réve et tout ce que le monde Chante, bégaie on dit dans l'ombre en attendant ! (Prelude), (i)
[g] Il n'a que In gioire. Quand il chante, se fait cléinent: les morts de juillet, il n'a autre chose à leur proraettre que « la gioire toujours nouvelle — qu'a fait luire leur mémoire et rédore lenrs noms. » — Quand il chante Napoléon, ce n'esfc que la gioire, le bruit, Napoléon tordant des canons de tonte l'Eu- rope pour en faire la Colonne —
Quand il chante Canaria, Ch. de Crép., Vili, — il dit: nons t'avons oublié; mais que t'importe, il te reste — quoi? la conscience, le calme de ceux qui agissent pour la liberté, la.... — Non; il te reste ton brick fin voilier et bien doublé de cnivre — l'éternel changement de choses et de lieux — ton cjel bleu, ta iner bleue — tes grandes aigles... ta langue harmonieuse..., ton fusil, ton yatagan — tes larges cale^ons de toile — tes caftans de velours rouge et d'or ; et le plaisir d'eutrevoir une femme de Thèbe ou bien de Salamine — non pas la feninie ainiée — mais: la
Paysanne à r<BÌl fler qui va vendre ses blés Et piqué gravement deux grands boeufs accouplés, Assise sur un char d'homérique origine, Corame l'antique Isis des bas-reliefs d'Égine !
(*) L' Autografo a questo punto è lacerato.
XXXII INTRODUZIONE.
[h] Le peu de vers à la Pologne, Ch. du Crép., IX, quelle- inspiratiou contienneut-ils ?
[i] Dans celle sur le suicide, XIII, il flétrit trés bien le sui- cide egoiste, qui se tue parce qu'il u'aime rien, ni Dieu ni les honimes ; mais dans la seconde partie, pour le suicide qui raeurt, par véritable douleur, etc, que trouve-t-il ? Trouve- t-il un seni mot de consolafcion qui puisse prolonger [
] —trouve-t-il un mot de devoir fortement [ ] — trouve- t-il combien il y a d'[ ]. (^)
H raffrontandoli in parte fin dove soccorre il tento originale francese^ e neW altra togliendo a profitto quello inglese nei luoghi in cui il primo andò disperso, apparisce che anche qui non tutte le idee che il Maz- zini formò di getto furono poi da lui messe a profitto^ specialmente quella sulU origine storica di Victor Hugo [a] e V altra sui doveri che spettano al poeta di fronte alle masse che lo ascoltano [dj.
Detto cosi del primo e dell' ultimo articolo conte- nuti in questo v.olum,e, i quali, per le testimonianze che erano offerte, ammettevano un esame più minuto della loro contenenza, ben poco rimane a osservare degli altri tre. Il primo di questi, nel quale il Mazzini discorse a lungo di fra Paolo Sarpi, a proposito della biografia che suW animoso servita aveva pubblicato tre anni innanzi a Lugano il Bianchi Oiovini, fa dall' au- tore ammesso solo in parte neW edizione daelUana, e- straendo dalla London and Westmiiister Review del- l' aprile 1838, non pure il brano in cui il Mazzini volle
(*) Anche a questo punto V autografo è lacerato.
INTRODUZIONE.
rivendicare al Sarpi la scoperta della circolazione del sangue, presa ad esame su documenti che l'anno innanzi pili volte avea richiesto a Genova, (*) ma certi suoi (fiudizi sul Sarpi considerato come storico e suW azione politica di lui in relazione alla- politica italiana del secolo XVII. E naturalmente., come per gli scritti politici della Jeune Suisse, che il Saffi, tradusse integralmente, o fini di completare nella traduzione mazziniana, cosi anche per questo della. London and Westminster Eeview la Commissione curò di dare l' intera traduzione., virgo- lando tutti quei brani inseriti dal Mazzini tieW edizione daelliana (^). // secondo Sulle condizioni presenti della Letteratura in Francia, fu quasi di peso tradotto e ristampato dal Mazzini dal Monthly Clironicle del marzo 1839; e la Commissione, usando lo stesso me- todo come per il precedente, tradusse quanto il Maz- zini aveva omesso, cioè un breve preambolo al prin- cipio, e alcune rapide conclusioni in fondo. Il terzo sulla Cbute d'un Ange del Lamartine, non fu^ come quello per le Voix Interiéures di Victor Hugo, am- messo dal Mazzini neW edizione daelliana., di modo che si traducono e si ristampano qui entrambi per la prima volta. Riassumendo, in questo volume due soli, e non nella loro interezza, sono gli articoli che il Mazzini ammise nella sua edizione di scritti letterari; gli altri tre, per ragioni che non è possibile di valutare, furono
(') Ved. le lettere alla madre.
(*) In nota alla sua parziale traduzione il Mazzini avvertiva : « L' articolo, inserito nella London and Westminster Review, aprile i838, non è che un compendio della hiofirafia che Bianchi Giovini scrisse di Sarpi. E non ne traggo che alcune pagine ori- ginali intorno al modo di giudicarlo e una nota scientifica, perché racchiude alcuni argomenti non addotti da Bianchi Giovini, in- torno a una di Itti scoperta. »
INTKODUZIONE.
da lui, non si può dire rifiutati, ma non compresi nella ricordata edizione; perché, non si -può ammettere che egli, avendolo ritenuto degno di una ristampa a distanza di undici anni, non credesse utile di comprendere nella raccolta da lui curata degli scritti letterari il fram- mento dell' articolo sugli Accademici Pitagorici; perché non si può spiegare come avendo egli accolto negli scritti stessi altri saggi critici su Victor Hugo, tralasciasse quello die quasi completa le sue idee sul grande poeta fran- cese, idee die egli continua a sostenere anche neW altro sul Lamartine. Ad ogni modo, compito della Commis- sione era di raccoglierli e di ristamparli ; e come per gli altri, francesi o inglesi, degli antecedenti volumi di argomento politico o letterario, ha, come s'è già av- vertito, offerta la traduzione, collocandola a metà pa- gina del testo.
L' indice bibliografico dei cinque articoli è il se- guente :
I. Les Voix Intérieures {The inivard Voices), poésies par Victor Hugo.
[lu The British and Foreign Bevieiv ; or, Europeen Qiialerly Journal, voi. TI, n. 12.», januaiy-april 1838, pp. 439-471. L' articolo nou ha alcuna firma, né sigla, e non fu mai più ristampato, né tradotto].
II. Fra Paolo Sarpi.
[lu T'ho London and Westminster Hevieio, voi. VII, aud XXIX; april-august 1838, n. l.o, pp. 146-193. È firmato J. M. Fu in parte tradotto dal Mazzini e questa parte di traduzione fn pubbl. in S. E. I., IV, pp. 329-362. Qui si ristampa per la prima volta nel testo inglese, completandone la traduzione, della quale, è virgolata quella che spetta al Mazzini. Il Gironi, nel sno saggio di Bibliognìfia mazziniana avverte : « Con questo cominciavasi il IV volume Scritti Letterari d' un Italiano Vi- vente. Se ne impressero solo quattro logli, pagine 1-64, nei
1NTR0I>UZ10NE. XXXV
quali non è dato neppure per intero questo scritto. La stampa restò qui interrotta »].
III. The Present State of French Litorature.
[In Montlhy Chronicle del marzo 1839, voi. HI, pp. 218-227. Fu tradotto e pubblicato in S. E. I., IV, pp. 154-171, ad ecce- zione di pochi brani al principio e alla fine dell' articolo].
IV. La Chute d'uìi Ange («The fall of an Angel;» an Episode). Par M. Alphonse de Lamartine.
[In The Britisk and Foreign Beview, ecc., voi. IX, july-october, 1839, n. XVII, pp. 208-246. L' articolo non è firmato : e non fu mai ristampato, né tradotto].
V. Frammento d'un libro inedito intitolato: Due adunanze degli Aeoademici Pitagorici, con l'epi- grafe «Omnia instauranda ab imis fundamen- tÌ8»diBacone.
[In II Subalpino, Rivista Italiana, Serie seconda, voi. II, [1839], pp. 248-264. Fu più volte ristampato: nel 1845 nella Galleria Contemporanea che pubblicava in Torino A. Brofferio (pp. 289-293) ; 1' anno appresso nell' Eoo dei Giornali (Genova, tip. dei fratelli Pagano) ; infine nell' Italia del Popolo di Lo- sanna, voi. I, [18491, pp. 302-319. Non fu però accolto in S. E. I. Qui si esempla l'autografo. Per altre notizie, ved. piti innanzi].
LES VOIX INTERIEURES
(THE INWARD VOICES) POÉSIES PAR VICTOR HUGO.
Mazzini, Scritti, ecc., voi. XVI (Letteratura, voi. III). 1
LES VOIX INTÉRIEUEES
(THE INWARD VOICES) POÉSIES PAR VICTOR HUGO.
Prior to the publication of whicli we are about to treat, Les Ghants du Grépuscule were the latest poetic manifestatioii of Victor Hugo ; and in refer- ence to them it was elsewhere said, " The Muse of " Victor Hugo is a settiug star. The beaiiis that '' she radiates are melancholy as a remembrance. " Fame, who had soared hovering so noisily around " the poet, vanishes like a tone that has not found " its correspoudent chord. The uncontested influence
Prima delhi pubblicazione della quale ci disponiamo a trattare, Les Ghants du Grépuscule erano la più recente manifestazione poetica di Victor Hugo, e a proposito di quel volume di versi cosi avemmo altrove ad espri- merci :
« La musa di Vittore Hugo è una stella al tramonto. Il raggio di eh' ella splende è melanconico come un ri- cordo. La fama clie s'era elevata si grande d'intorno al poeta sfuma e si perde come un suono che non ha tro- vato l'accordo. La potenza eh' egli incontrastabilmente
4 Ln; VOCI iNTKiJXK [1838]
" wliicli he SO recently exercised over a contempo- " raneous geueration, lias dieci rapidly away, like an " usurped power. The time is come for subjecting- " this influence to examinatiou ; for investigating the " soiirceSj the secret, the parent thought ofthisin- " fliience, without fear lest some unforeseen revelation, " some new hurst of poetic light, should teacli iis '■'■ that we liave , by our analysis , profaned the " iuviohibility of a powerfiil and active life. The in- " tellect of the author is stili fruitful, but the life " of the poet is fulfilled ; the circle of his manifesta- '^ tions is exhausted. He may reprodiicCj may imitate, '^ may translate himself under new forms; but he has " no longer anything to create, he has no new chords " to touch. The ' Lays of Twilight ' are the song- " of the swan. We shall perhaps hear yet one word " of resignation — but it will be the last the poet's " fare — well ! The few spirits who do not forget will
esercitava, non son molti anni, sulla generazione che venne con lui, s'è spenta subitamente come una potenza usurpata. È tempo di chiamarla ad esame, d' indagarne le sorgenti, il segreto, il pensiero generatore; e possiam farlo senza timore che una rivelazione improvvisa, un getto di nuova luce poetica venga a mostrarci che pro- fanammo, sottoponendola all' analisi, la santità d' una vita. L'ingegno dello scrittore è attivo anch'oggi e fe- condo; ma la vita del Poeta è compita: il cerchio delle sue manifestazioni esaurito. Ei può d' ora innanzi ripro- durre se stesso, imitarsi, tradursi sott' altre forme ; non creare, non toccar nuove corde. I canti del crepuscolo furono il canto del cigno. Udremo forse ancora una voce di rassegnazione — e sarà l'ultima; l'addio del Poeta. Le poche anime che non dimenticano, risponderanno con
[1838] DI VICTOR HCGO. 5
" yet respoud loviiigly to tliat lay: theii night will ^'come; the dark nio-ht of inditte lence and obli viou, '"' that shroiids raen and tliings, that eftaces, in these " years of transition, so niany clierished nanies, so " many reputations and liopes. " The Voix Intérieures have, we think, jnstifled a presentiment whicli those who had attentively followed the literaiy conrse of Victor Hugo needed no spirit of prophecy to con- ceive.
Lefì Feuilles d'Automne, 1831, were in many res- pects, in onr opinion at least, the poet's apogee. In theni were found melancholy, graceful ease, sponta- neity, sweet and heartfelt thonghts : inspirations sn- bliine in their simplicity and genuinely Christian, of piety towards childhood, of charity towards the poor: tliere were likewise here and there gleams of fnturity, giimpses, however fceble^ of that wondrons
amore a quel canto: poi verrà la notte, la notte fatale, la gran notte d' indifferenza e d'obblio che involve uomini e cose e cancella, in questi anni di transizione, tanti nomi cari, tante glorie incontaminate. » Le Voix Inté- rieures hanno, secondo noi, giustificato un presentimento che ben potevano concepire, senza bisogno di spirito pro- fetico, coloro che avevano attentamente seguito il cam- mino letterario percorso da Victor Hugo.
Les Feuilles d' Aiitomue (1831), rappresentarono, softo molti aspetti, per lo meno a nostro avviso. 1' apogeo del poeta. In esse troviamo melanconia, cura aggraziata, spontaneità, pensieri dolci e profondamente sentiti, ispi- razioni sublimi nella loro semplicità e genuinamente cri- stiane, di pietà per l' infanzia, di compassione per i poveri; v'erano anche qua e là bagliori dell'avvenire, rapide visioni, per quanto tenui, di quella mirabile unità
6 L« VOCI INTERNE [1838]
unity which reveals God tlirougb creatioii, and some divinations of tliat universal soul whicli breathes, if the expression be allowable, throughout ali nature; and this clothed in a language almost always poetic, free from exaggeration, less loaded with imagery, less symbolical, and in some sort more straight- forward than that of bis other works. Ever since the poet bas regularly declined. Tbe Ghants du Cré- puscule altbougb replete witb beantj^, are ui)on tbe wbole au inferior collection. Tbe Voix Jntérieures appear to us again a step below tbe Ghants du Gre- pusGule. Of the dramatic essays that bave appeared during tbe interval we do not speak : it is not as a dramatist that Mr. Victor Hugo will be remem- bered by posterity; but these likewise are inferior, and very inferior, to their predecessors.
che rivela Dio attraverso il creato, e alcune divinazioni dì quell' anima universale che spira, ci sia concessa P e- spressione, da tutta la natura ; e tutto ciò rivestito di un linguaggio quasi sempre poetico, scevro di esagera- zioni, meno sovraccarico di immagini, meno simbolico, e in un certo modo più diritto allo scopo, che non il lin- guaggio delle altre opere sue. Da allora il poeta è andato gradatamente declinando. E se Les Ghants da Grépuscule, quantunque pieni di bellezza, sono nel complesso una raccolta di versi inferiore, Les Voix Intérieures ci appariscono un gradino ancora più in basso dei Ghants du CrépusciUe. Dei saggi drammatici pubblicati nel frattempo non ci oc- cuperemo, poiché non è già come drammaturgo che Victor Hugo sarà ricordato dai posteri; ma anche questi saggi sono inferiori, e d'assai, a quelli precedenti.
[1838] DI VICTOR HUGO. 7
Not that the Voix Intérieures do not contain beauty, aud even great beauty: it could uot be otherwise. Whatever literary reaction may asserti in tbat spirit of classicisni whicb seems at the pre- sent day te be making its way into French criticism, Victor Hugo has been, and stili is a powerful poet. We flnd passages in this volume, as in ali bis otbers, that discover lyric inspiration ; of this we should desire no better proof than the Ode à UArc de Triom- phe. We flnd, whenever he sits down by the fa- mily hearth and speaks of infancy (he, the father of four delightful children), those sweet, tender and simple touches, for which ali mothers love Victor Hugo, — as witness the pretty verses, à des oiseaux envolés. But, in general, we flnd weariness, negli- gence, we could almost say faint-heartedness. No more of the elasticity of youth ; no more of that enthu-
Non diremo già che Les Voix Intérieures non conten- gano bellezze, e anche grandi bellezze ; e non potrebbe es- sere altrimenti. Qualunque cosa possa affermare la riazione letteraria, mossa da quello spirito di classicismo che ai nostri giorni sembra farsi strada nella critica francese, Victor Hugo è stato ed è tuttavia un poeta potente. Noi troviamo in questo volume, come in tutti gli altri di lui, brani che ci rivelano l' ispirazione lirica ; e di questi la miglior prova ci è offerta nell'ode À PArc de Triompke. Ogni volta che egli si asside presso il focolare domestico e parla dell' infanzia (egli, padre di quattro deliziosi fan- ciulli), ritroviamo quei tratti dolci, teneri e semplici, mercé i quali tutte le madri amano Victor Hugo. E ne son prova i graziosi versi À des oiseaux envolés. Ma in generale troviamo stanchezza, negligenza, potremmo dire quasi timidezza. Non pili quella elasticità della gio-
8 LK VOCI INTEHNE [1838J
siastic audacity — so becoming to the poet, so nearly allieti to faitb, — whicli iindertakes to create its own audience, and adniits not a doubt of success. Xow one miglit fancy tliat lie sang as a duty: one might say that he raerely lìlled a poetic mission, — without relying upon au audience, without re- gard to the results. At his outset he hoped to invent creeds, now he is content with hearing wituess to them. These are things that cannot be proved, but are felt and we believe that every atteutive reader will feel them with us as he closes the pre- sent volume. That unity at which Mr. Victor Hugo ainied in his Feuilles d'Automne, and in his Orien- tales, is here evidently wanting. It would be iin- j)ossible to suiu up its purport in a single word. We do not say this as pointing out a positive fault
ventù ; non più quella entusiastica audacia, che tanto si addice al poeta, e tanto si avvicina alla fede, quell' au- dacia che si sforza di creare il suo proprio uditorio, e non ammette dubbi nel successo. Ora, potremmo supporre che egli abbia cantato per un dovere: potremmo dire che egli abbia soltanto compiuta una missione poetica, senza contare sul suo uditorio, senza considerarne la riu- scita. Sui primordi della sua carriera egli sperò di inven- tare nuove credenze : ora si contenta di portare nuove testi- monianze in favore di esse. Queste sono cose che non si possono dimostrare, ma si sentono; e noi crediamo clie ogni attento lettore le sentirà con noi al momento di chiudere il presente volume. Quella unità a cui Victor Hugo tendeva nelle Feuilles d'Automne e nelle Orientales, manca evidentemente in questo nuovo volume. Sarebbe impossibile di riassumerne in una sola parola l' intento. Non vogliamo, dicendo questo, mettere in evidenza un
(1838J DI VICTOR HUGO. 9
in a coUectiou of poems, biit in proot' of the dispro- l»oi'tion oxisting between the conception and the execution ; for Les Voix Intérieiires, as Mi*. Victor Hugo hiniself tells us, is not a collection of poems, bufc a book, " coutinuing the thought deposited in forniei' productions. "
Tlie inequality in artistic merit, not nierelj" be- tween the several compositious contained in the vol- ume, but between the parts of many a single com- position, is more striking in the Voix Intérienres than in its predecessors. Inspiiations, deserving in any respect to be termed originai, are here few, — too few. Those whicli bave always possessed the poet's soni bave given birth to some line bursts of poetry : but to none that surpass, or even equal their earlier fruit in the Autumnal Leaves and bis otlier volumes. In the one now before us, there is nuich that is
difetto positivo in questa raccolta di versi, ma dimostrare soltanto la sproporzione die esiste tra il concetto e l'ese- cuzione ; poiché Les Voix Iiitérieures, come Victor Hugo stesso ci dice, non è una raccolta di poesie, ma un volume che « ne fait que continuer ceux qui'l'ont i)récédé. »
L' ineguaglianza nel merito artistico, non solo fra le varie poesie contenute nel volume, ma anche fra le sin- gole parti di parecchi componimenti poetici, ci colpisce nelle Voix lutérieiires pìn uncov.i che nelle opere precedenti. Ben poche, troppo poche sono qui le ispirazioni che me- ritino sotto qualche rispetto di essere chiamate originali. Quelle che hanno sempre dominato nel!' anima del poeta lian dato origine a qualche bello slancio di poesia, ma non ad alcuno che sorpassi o almeno eguagli i primi frutti di quelle ispirazioni delle Feuilles d'Automne e degli altri suoi volumi. In quello che abbiamo ora di-
10 LE VOCI INTERNE [1838]
merely an echo of the past ; and as in every echo, something stifled^ sometliing- sad : it might be termed a voice in the tomb. Compare, for instance, the Ode à Olympio of the Voix Intérieures, with that entitled Dédain and addressed to Lord Byron, of the Feuilles d^Automne; compare Avril to the Pluie d'JÉté, or any other of the same kind in the Odes and Ballades. The thought is essentially the same, appearing un- der various circumstances ; there is much analogy between the two studies of the landscape painter ; but do we find in the latter the same energy of expression, the same freshness of colouring, that the former exhibits ? Even there where Victor Hugo is always fine, always a master-spirit, in his infantine toyings and his appeals to charity, who but must prefer to his Voix Intérieures, ~So. xx, " See where the children in a circle sit ", etc. ; or even to his xxii,
nanzi, molto troviamo che non è se non un eco del passato j e come ogni eco,- è qualche cosa di soffocato, qualche cosa di triste; si potrebbe chiamare una voce di tomba. Paragonate, per esempio, 1' ode J^ Olympio delle Voix Intérieures, con quella intitolata Dédain, indirizzata a Lord Byron, nelle Feuilles d'Automne; paragonate Avril a Pluie d'JÉté, o ad un' altra qualsiasi delle Odes et Bal- lades. Il pensiero è essenzialmente il medesimo, che ap- parisce sotto circostanze diverse ; v' è molta analogia fra i due studii del paesista ; ma non troviamo nelle più recenti la stessa energia di espressione, la stessa fre- schezza di colorito che ci presentavano le prime. Anche dove Victor Hugo è sempre bello, sempre magistrale, nei suoi vezzeggiamenti dell'infanzia e nei suoi appelli alla carità, non possiamo a meno di preferire alle Voix Intérieu- res, n. XX: Begardes : les enfants se soni assis en rond, ecc..
[1838] DI VICTOR HUGO. 11
" To birds that bave flowii away " , — simple and childlike as it is, — bis Feuilles crAutomne, IS'o. xv, " Oh trouble iiot tbe cbikh-en tbere ^', etc, and yet more tbe Ave admirable concludine stanza» of xix, " Tbe cbikl appears ? (*) " and tbat fine cbaunt, " God ever is nigh ? " How can it cboose but fade, despite its indisputable merit, before tbe recollection of tbose
(*) We caunot deny ourselves the pleasure of bere recalling four of those pure and affecting stanzas ; ali mothers will feel obliged to US :
Thou, babe, that art the dawii,
In whose soft eyes such stores of sweetuess rest, Whose tiny hands, so joyons and so blest,
With wi-oug are yet unspeck'd ; "Whose infant steps our mire has ne'er deflled ? Sacred thine angel head, thou fair-hair'd child,
With golden halo deck'd !
0 anche al n. xxii, À des oiseaux envolés^ semplice e ingenua qnaP è, le sue Feuilles d'Automiie, n. xv, Lais- sez. — Tou8 ces enfants, ecc., e ancor pili le cinque ultime mirabili strofe del n. xix, Lorsque Venfant parnìt, (*) E quel bel cauto Dieu est toujours /«, non può a meno di es- sere offuscato, ad onta del suo merito indiscutibile, di-
(^) Non possiamo rinunziare al piacere di riferire qui quattro di quelle pure e commoventi strofe ; tutte le madri ce ne saranno grate :
Enfant», vous étes l'aube ....
Car vos beaux yeux sont pleins de donceiirs influies, Car vos petites mains joyeuses et béniea,
N'ont point mal fait encore; Jamaìs vos jeunes pas n'ont touché notre fange, Téte sacrée ! enfant aux cheveux blonds ! bel ange
À l'aurèole d'or !
12 LK VOCI INTERNE [1838]
Autuiiinal Leaves, of whicli so niany i)assages wili long survive, " For the Poor, " and " The Universal Prayer; " " Tlie Prayer for ali! ''
Olir dove l'ioiu th'aik art thou, herald of God ! Tender aud pure thy feet ou earth ne'er trod,
Thy wiiigs are azure-hued ; Thou look'st uiu'ompreheudiug, at the woild :
How beautiful the child, with bis sweet smile, HÌ8 eager voice, his trust, unfeariug guile,
, His tears, dried as they fall, His looks, wliere wonder aud delight are rife, Stili offeriug his nascent soni to lite, His kissing lips to ali !
Spare, mighty Lord! spare me, and ali I love, Friends, brethreii, kindred, even foes who move
'Gainst me in triumph wild, From e'er beliolding sunimer reft of flowers, Beeless the hive, birdless the wire-wove bowers,
The house without a child I
nanzi al ricordo di quelle FeuiUes d'Automne, delle quali tanti passi sopravvivranno a lungo: Four les pmivres, La prière pour tous !
Vous étes panui nous la colombe de rarche. Vos pieds tendres et purs u'ont point l'àge oti l'ou marche, Vos ailes sout d'azur.
Il est si beau, l'enfant, avec son donx soirrire. Sa douce bonne loì, sa voix qui veut tout dire,
Ses pleurs vite apaisés, Laissant errer sa vue étonuée et ravie, Oftrant des toutes parts sa jeune Ame à la vie
Et sa bonche aux baisers !
Seignenr ! préservez-moi, préservez ceux qne j'aime, Frères, parents, amis, et mes enuemis méme
Dana le mal triomphants ! De jamais voir, Seigneiu- ! l'óté saus fleurs vermeilles. Le cage sans oiseaux, la ruche saus abeilles. La maison sans ehfants I
[1838] DI vicrou Htuu). 13
Bnt lest Olir readeis should coraplaiii that we speak to them rather of old and well-knowii matters tliaii of the volume \vhi(;]i Ave annonnee, we must extract some portion of that beautiful piece of poet- ry, " God ever is uigh ; " which, with the xxii, almost the whole of tlie xxix, to Eugène H. ; aiid giesbt part of the iv to the Triumphal Areh, com- ]H'ises pretty iiearly ali that is really fine in Les Voix Inter ieures. It is a lay of consolatioii for the poor, a liymn to God and to Charity, who watch over poverty ; au aftectiug supplication to men, that they would by charity seek aftìnity with God.
When suraiuer conies, the poor udore ! Fire's season of siipremacy,
Th'air mild, dawii fresh, and ainher'd o'er; Suimner's the gaze of God's owu eye.
M;i per tema clie i nostri lettori abbiamo a lagnarsi che noi paiiiaiii loro di cose antiche e ben note, piutto- sto che del volume che annunziamo, dobbiamo riportare qui una parte di quella bella poesia: Dieu est toujours là, che, insieme con la xxii, con quasi tutta la xxix, À Eugène H., e con gran parte della iv À VArc de Triom- phe, comprendono quasi tutto ciò che v' è di realmente bello nelle Voix Intérienres. Si tratta di un canto di consolazione per i poveri, un inno a Dio e alla Carità, che vegliano sulla miseria, una preghiera commovente agli uomini, perché nella cavità cerchino l' affinità con Dio.
Quaud l'été vieut. le panvre adore ! L'été, c'est la saison de feu, C'est l'air tiède et la fraicbe aurore; L'été, c'est le regard de Dien.
14 LE VOCI INTERNE [1838]
The summer night, so deep and blue, Blenda with the day, clear, limpid, fair;
Golden the ève, the coni fiekl's hne. And sougs ring blithely in the air.
Then every shadow seems to say, ' Come, traveller, here rest and dream !
' The niorning smiles more brightly gay, ' And kisses dimple in the stream. '
Then should the orphan, child of tears, Motherless, roofless, wake to prayer,
In whispering summons, ' Come, ' he hears, ' Beneath niy vanlt of azure fair.
' Palace and hut are equal quite, ' Beneath my splendid sapphire dome ;
' Come 'ueath my eky, that teems with light ; ' Come 'neath my sky, the zephyrs' home.
L'été, la nuit Mene et profonde S'accouple au jour limpide et clair; Le.soir est d'or, la plnie est blonde; On entend des chansons dans l'air.
Tout ombrage alors semble dire : Voyageur, vieus te reposer ! Elle met dans l'aube un sourire, Elle met dans l'onde un baiser.
Alors, si l'orphelin s'éveille, Sans toit, sans mère, et priant Dieu, Une Voix lui dit à l'oreille : « Eh bien ! viens sous mon dòme bleu !
« Le Louvre est égal aux chaumières Sous ma coupole de saphirs. Viena sous mon ciel plein de Inmières, Vieus sous mon ciel plein de zéphyrs !
[1838] r»i VICTOR hugo.
' To me thy parents botli were known, ' Amitlst their joys, amidst their woes;
' Life was for theni witli evils strowu, * But stili niy breasti with kiiidneas glowa.
' That ampie bosom was their tomb; ' I forra'd the turf, their cov'ring now ;
' Great Nature' s self am I ; then come ! ' The grandam I, mine offspring thou.
' Roses and golden fruita are mine; ' With them l'il fili *thy little arms ;
' Telling them pretty tales, till thine ' Is pleasure with her thousaud charms.
' For could I but behold thee amile, ' Fair child, o'erwhelm'd by sorrow's wave ;
' l'd whisper the glad news erewhile ' To thy poor mother in her grave. '
« J'ai counu ton pere et ta mère Dans leurs bona et leurs mauvais jours ; Pour eux la vie était amère, Mais moi je fus douce tonjours I
« C'est moi qui sur leur sépnlture Ai mia l'herbe qui la défend. Viena, je auis la grande nature ! Je suia l'aieule, et toi l'enfant !
« Viena. j'ai des fruita d'or, j'ai dea roaes, J'en remplirai tes petits bras : Je te dirai de doncea choaes, Et peut-ètre tu aouriras !
« Car je voudrais te voir sourire, Pauvre enfant ai triate et ai beau I Et puis tout bas j'irais le dire À ta mère dana son tombeau ! »
16 LK VOCI INTERXK [1838]
Tlien the comfi^rted cliild glides aloug the sunny bauks, boLinds into the woods, aud everything smiles upon hiii), — the trees, the grass, the stream in which he sees his own image, the birds warbliug above his path, and the stars that light his sluinbers. And the poet, sharing his delight, says,
In my night watching I have thought, That Nature, holy as she's strong,
Design 'd the treasures slie then bronght For those who weep ali winter long.
Bnt alas! .July is gone; tlie summer is gone: next Comes October, then winter. Winter is the sleep of God, the fratless tree, the rayless sky; and the poor weep.
Allora il fanciullo confortato erra lungo le rive ba- ciate dal sole, si slancia nei boschi, e tutto gli sorride: l'albero, l'erba, l'onda nella quale egli mira la propria immagine, gii ul elli che gorgheggiano al di sopra del suo sentiero, e le stelle che illuminano i suoi sonni. E il poeta, prendendo parte alla sua letizia, dice:
J'ai souvent pensé dans mes veilles Que la nature an front sacre Dédiait tout bas ses merveilles A ceux qui l'hiver out pleure.
Ma, ohimè: il luglio è passato; l'estate se ne va; ecco l'ottobre, poi 1' inverno. L' inverno è il sonno di Dio, l'albero senza frutti, il cielo privo di raggi; e il povero piange.
[18381 DI VICTOK HUGO. 17
Sudden an aiigel at bis door Appears, and smiliiifr, says, 'T is I.
' Soft Charity aiu I, the friend ' Who wakes before the dawu of day,
' While nature sleeps mino aid to lend, ' And God's ovvn siimmons to obey.
' Widow of suiumer, briglit that glows, ' And daughter of coiifiding prayer,
' With hauds that readily iinclose, ' Ani I, who to each hiit repair.
' I baste, the seaaon is severe ; • I baste, sharp cold tlie jioor man wrings ;
' I baste ; the foliage, thin and sear, ' No sbade upon the cottage flings. '
Soudain un ange ouvre sa porte Et dit en sonriant: « C'est moi !
« .Te suis la Charité, l'amie Qui s'éveille avant le jonr, Qnand la nature est rendormie, Et que Dieu ni' a dit : À ton tour !
« Je TÌens visitor ta chaumière Venve de l'été si charmant. Je suis fille de la prióre. J'ai des mains qu'on ouvre aisément.
« J'accours ! car la saison est dure. J'accours, car l'indigent a froid. J'accours, car la tiède verdure Ne fait plus d'ombre sur le toit ! »
Mazzini, Scritti, ecc., voi. XVI (Letteratura voi. III).
18 LE VOCI INTERNE [1838]
O form, august in modesty, la \rhom the Lord to eartli lias lent
Ali angele boast most heavenly, With woman's ntmost softuess blent !
Gracefiil she bends with tender care O'er Age's bed, forlorn and low;
Nought else can earth display so fair, Nougbt greater Heav'n itself can show :
Or when she shiv'riug infants folds To her warm heart, to share ita heat;
Whilst in her beauteous hands she holds, With pitying love, their naked feet.
After a few more stanzas, the poet, turning froiii the poor to the rich, puts these beautiful lines into Charity's mouth.
O figure auguste et modeste, Où le Seigneur mèla pour nous Ce que l'ange a de plus celeste, Ce que la femme a de plus doux !
Au lit du vieillard solitaire Elle penche un front gracieux, Et rien n'est plus beau sur la terre. Et rien n'est plus grand sous les cieux.
Lorsque, réchauffant leurs poitrines Entre ses genoux triomphants, Elle tient dans ses mains divines Les pieds nus des petits enfants !
Dopo poche altre strofe, il poeta, volgendosi dal po- vero al ricco, pone questi bei versi in bocca alla Carità'
[1838] DI VICTOR HUGO. 19
' Oh, most unhappy he who siiigs ' A song of Joy, perhaps impure,
' Whilst the unpitying north-wiiid wrings * Some helpless child beside his door !
' Oh melancholy, killing sight ! ' To see, in splendid festal hall,
' A mighty tìre's warm quivering light ' Upon a lavish banquet fall;
' And, whilst the orgies, hoarsewith wine, ' Revel in mirth and laughter red,
' Scarse o'er the Saviour's limbs divine ' To see a tatter'd linen spread !
' Gì ve me, that I in turn may give! ' l've unfledged nestlings in niy nest:
' Ye wicked give, and pardon'd live : ' Oh, give ye virtnoiis, and be blest !
« Oh ! malheureux celui qui chante Un chant joyeux, peut-étre impnr. Pendant que la bise méchante Mord un pauvre enfant sous son mur !
« Oh ! la chose triste et fatale, Lorsque chez le riche liautain Un grand feu tremble dans la salle, Reflété par un gran festin,
« De voir, quaud l'orgie enrouée Dans la pourpro s'égaye et rit, A pciue uno toile trouée. Sur les niembres de Jésus-Christ !
« Oh ! donnez-moi pour que je donne ! J'ai des oiseanx nus dans mon nid. Donnez, méchants, Dieu vous pardonne ! Donnez, ó bons ! Dieu vous bénit !
20 LE VOCI INTERNE [1838)
' Happy, whom I with zeal inflame ! * Alms given are a loan to God ;
' Alms giren perfume both soni aud frame, ' And cheer till laid beueath the sod. '
The treasiire wherein joys abouud, A group of babes for us who pray !
Of babes that we had weeping found, And left with faces blithe and gay.
We have extracted largely, but we bope not so largely as to weary our readers. Such is the nature of tliis poetry, that long passages must be quoted^ or none at ali. No isolated stanza is particularly striking, but the whole appears to us enchanting. So sweetly does the spirit of charity murmur through it, that as we read pn we feel in the soul a some-
« Heureux ceux que mou zèle enflainme ! Qui donne aux pauvres prète à Dieu ! Le bien qu'on fait parfuine l'àme; On s'en souvient toujours un peu !
« Le vrai trésor rempli de charmes, C'est un gronpe pour vous priant D'enfants qu'on a trouvés en larmes Et qu'on a laissés souriant ! »
Abbiamo citato abbondantemente, ma speriamo di non avere con ciò tediato i nostri lettori. La natura di questa poesia è tale, che occorre riportare lunglii passi,, o non riportarne affatto. Nessuna strofa isolata ci col- pisce in particolar modo, ma l' insieme ci appare in- cantevole. Attraverso di esse lo spirito della carità mormora cosi dolcemente, che, col procedere nella let-
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thinj»' analagous to the i)liysi("il impression produced by tlie purling- sound of un uiiseen brook wiiicii. without fixing our attention, inclines us to reverie and hills us to sleep. One single detì(!iency we bave to regret in tliis poeui, ms in ali tbose witb wbicìi a Christian thought has inspiied Mr. Victor Hugo; it is, that in bis appeal» to the ricb, in behalf of corporal wants, no appeal in behalf of mental wants «ver mingles. Why is bis muse never the patroness of the education of poor cbildren "ì Why does he never give the ftnishing touch to bis picture of ebarity, by introducing this second office, not less boly and more important than the first? When Bartolini, the great Fiorentine sculptor of our days, conceived bis statue of Charity, giving the breast to one cbild, and Avitb ber finger teaching the letters of the ai-
tarti sentiamo nelP anima qualche cosa di simile al- l' impressione fisica prodotta dal mormorio di un invi- sibile ruscello che, senza attrarre la nostra attenzione, ci rende proclivi a sognare, e dolcemente ci culla. Un solo difetto dobbiamo lamentare in questa poesia, come in tutte le altre, nelle quali Victor Hugo si è ispirato a un pensiero cristiano ; ed è che nel suo appello ai ricchi a sostegno dei bisogni materiali, nessun appello mai comparisca in favore dei bisogni della mente. Perché la sua musa non è mai l'ispiratrice dell'educazione dei fanciulli poveri ? Perché non dà egli mai un tocco finale al suo quadro di carità, introducendo questa seconda funzione, più importante e non meno sacra della prima? Quando il Bartolini, il grande scultore fiorentino dei nostri giorni, concepì la sua statua della Carità, che oftre il seno a un bambino, e col dito insegna le lettere dell' al-
22 LE VOCI INTERNE [1838]
phabet to a second, did he not produce a more splendid and complete poein?
We would g'iadly extract some passages from the xxii. " To birds that have flowu away, " or some ofthe recollections of childhood from the xxix. '' to Eugene H. ; " but must forbear, for we have stili much to say. We cannot however refrain from giving a pretty little piece in two stanzas: it is a sweet thought of hope, born betwixt a flower and a tomb; Christian in its conception, yet recalling Saadi and the East by the perfume it breathes. Here it is:
The tomb to the bhishiag rose tlins said ;
' Of the teara upon thee by the Moruing shed, ' What makest thou, Flowei- of Love? ' The rose in her tnrn thus questiou'd the tomb ; ' What makest thou in thy gnlph of gloom ' Of ali thou devour'st from above ? '
fabeto ad un altro, non concepì egli mai un poema più splendido e pili completo?
Con piacere riporteremmo alcuni passi del n. xxii, A des oiseaux envolés, o alcuni dei ricordi d' infanzia del n. XXIX, À Eugène H. Ma dobbiamo astenercene, poi- ché molto ancora ci rimane da dire. Non possiamo però a meno di riferire una graziosa poesiola di due strofe, che è un dolce pensiero di speranza, nato tra un fiore e una tomba; cristiana nel suo concetto, e che pur ricorda Saadi e P Oriente col profumo che da essa spira. Eccola :
La tombe dit à la rose :
— Des pleura dont Paube t' ariose Que fais-tu, flenr des amours ?
La rose dit à la tombe :
— Que fais-tu de ce qui tombe Dans ton gouffre ouvert toujours ?
[1838] m VICTOR nuGo. 23
Said the rose to the tomb ; • From those precious tears ' A scent, that of amber and houey appears, ' I breathe out raid the darkness of night f ' And the tomb replied to the rose ; ' Plaintive flow'r ' Of every soni that I seem to devour ' I make a blest angel of light. '
The graceful beauty of tliis short poern enhances Olir sense of a fault iuto which Mr. Victor Hugo too often falls, and which, in the present collection, weakens the efifect even of those corapositions which he appears to have deeined the most important, and as such to have most carefully laboured: it is the fault of saying everything-, of saying too much: and this whether he meditates, or whether he depicts. Give him a nook of a garden or a wing of an old castle, and he will teli you, of the first, every flower.
La rose dit : — Tombe au sombre, De ces pleurs je fais dans l'ombre Un parfum d'ambre et de miei. La tombe dit : — Fleur plaintive, De chaque àme qui m'arriva Je fais un ange du ciel.
La gentile bellezza di questa breve poesia ci rende ancor pili sensibile un difetto in cui Victor Hugo troppo spesso cade, e che, nella presente raccolta, indebolisce l' effetto anche di quei componimenti che egli sembra aver ritenuti più importanti, e come tali aver più accu- ratamente elaborati: il difetto cioè di dir tutto, di dir troppo; e ciò, sia che egli mediti, sia che descriva. Da- tegli un angolo d' un giardino o un' ala d' un vecchio castello, ed egli vi dirà, del primo, ogni fiore, e ad uno
24 ■ LK VOCI INTKKNE [1838]
one by one, the trees, the rills, the pebbles ; of the second, the roof, the portico, the pediments, tlie door, the architraves, the caiyatides; what more? The moss, the ivy, the lichen, the bird buikìing its nest, the spider spreading its Aveb there. Give him a thought; he will take aud retake, tiirn and re-turn it, view it under every aspect, from above, from below, schiarate it into its elements, until he has so thoroughly exhausted it, that no one can say, ' You have left a part of that thought in obscii- rity. ' He explores, he disphices, he isolates, he ana- tomizes. He leaves his subject, if we may be allowed the comparison, like a house after a search-warrant. This is connected with a tendeucy of which we shall speak by and by ; but to consider it, for the moment, solely in relation to art, such a course is, in two ways, seriously inconvenieut. In the first
ad uno, gli alberi, i rivoletti, i sassi; del secondo, il tetto, il portico, i frontoni, le porte, gli architravi, le cariatidi. Che più? Il muschio, l'edera, il lichene, l'uc- cello che si fabbrica il nido, il ragno che si tesse la tela. Dategli un pensiero ; egli lo prenderà e riprenderà, lo volgerà e rivolgerà, lo considererà sotto tutti gli aspetti, dall' alto, dal basso, scindendolo nei suoi elementi, fino ad averlo così completamente esaurito, che nessuno potrà dire : Voi avete lasciato una parte di quel pensiero nel- l' ombra. Egli esplora, spia, isola, anatomizza; lascia il suo argomento, se ci è consessa la similitudine, come una casa dopo una perquisizione.
Ciò si connette con una tendenza della quale faremo cenno in seguito ; ma a considerarlo per il momento solo in rapporto all' arte, questo metodo è, sotto un du- plice aspetto, un grave inconveniente. In primo luogo.
[1838] DI VICTOR HUGO. 25
place it leaves the reader notliing to do. In every powerful x)oetic impression the vagite claiins a full quarter; and this vague, which must not be (;onfouii- ded with the obscure, is the «ouPs owu fìeld, its milky Nvay towards the influite, where it builds the arch of the bridge that should lead to God. Xow, to Olir mind, the great secret, the great power of poetry lies in the very act of placing the soni in preseuce of this vague, of this intìnite field — by giviug it wings to soar thitlier. Written poetry, like music performed, should be, in some sort, a prelude to other poetry, which the excited soul of the reader composes silently within itself. In other words, that will ever be, to our mind, the best poetry which renders the reader most poeti cai ; as the best edu- cation will ever be, not that which teacbes most, but that Avhich imi)arts the greatest capacity for thought.
nulla lascia da ftire al lettore. In ogni potente impres- sione poetica il vago vuole la sua parte ; e questo vago, che non deve confondersi con V oscuro, è il campo pro- prio deli' anima, la sua via lattea verso 1- infinito, dove essa edifica l'arco di quel ponte che dovrebbe condurre a Dio. Ora, secondo noi, il grande segreto, la grande ef- ficacia della poesia consiste appunto nel porre 1' anima in presenza di questo vago, di questo campo infinito; di dare ad essa le ali per librarvisi. La poesia scritta, come un' esecuzione musicale, dovrebb' essere, in certo modo, il preludio d'altra poesia che 1' anima eccitata del lettore compone silenziosamente entro se stessa. Tn altre parole, a nostro avviso, quella sarà la miglior poesia, che pili delle altre renderà poetico il lettore; come la migliore educazione sarà sempre, non già quella che in- segna i)iù cose, ma quella che impartisce la maggiore capacità a pensare.
26 LK VOCI INTERNE [1838]
Mr. Victor Hugo's coiirse does not correspond with these views. By bis minute analytic labour he suppresses the vague, the infinite, even the very desire for thein; he kills the impression by a surfeit; by dint of deflning and materializing, he conflnes; he leaves the reader's faculties torpid, inactive, pas- sive. Nor is this ali; in the second place, it often happens that in striving to exhaust an idea he spoils it: he diverts our attention from the whole to the partSj and weakens, by multiplying, his effects. Let US take for instance the great heroic ode of the i)res- ent volume, that addressed to the Triumphal Arch. The fundamental idea of the poem is, that this monument re- quires the consecration of time to render it truly poetic.
Thou want'st a darkling mass upon thy head Of years, in ruiu and coufusion spread Amidst the breaches of thy brow.
Il procedimento di Victor Hugo non corrisponde a queste vedute. Col suo minuto lavoro d'analisi egli sop- prime il vago, l' infinito, e perfino il desiderio stesso di quegli elementi; uccide l'impressione a forza di sa- ziarla; a forza di definire e materializzare, egli limita; lascia torpide, inattive, passive le facoltà del lettore. Né questo è tutto ; accade assai spesso che nello sforzo per esaurire un' idea, egli la guasti : distoglie la nostra at- tenzione dal tutto verso le parti, e col moltiplicarli, in- debolisce gli effetti. Prendiamo, per esempio, la grande ode eroica del presente volume, quella indirizzata À VArc de Triomphe. L' idea fondamentale della poesia è che il monumento abbia bisogno della consecrazione del tempo per diventare veramente poetico.
Il manque sur ta tète un sombre amas d'aunées Qui pendeut péle-méle et toutes ruinées Aux brèches de ton front !
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Thon waut'st the wrinkle, glory of old age ; The past, where oenturies stamp their pilgrimage ; Capitala broken, o'er which grass waves high ; Thon want'st beneath thy vault, dear to our pride, The mystic sounds mid silonce that abide, The whisp'rings hoarse of wilder'd memory.
We inay ask, ere we proceed, whether the bold expression of the idea in the opening lines, here quoted, would not be tìner and more impressive if standing" thus alone, than repeated, as it is, throiigh six stanzas? for there are live more stanzas similar in ali their applications. The poet next paints Paris as it is — Paris noisy, grumbling, in ceaseless agi- tation, building, demolishing ; twisting in its mighty furnace laws, system s, creeds, morals, men and things; then, suddenly, Paris dead, Paris deserted, Paris
Il te maiiqne la ride et l'antiquité fière,
Le passe, pyramide où tout siècle a sa pierre,
Les chapiteaux brisés, P herbe sur les vieux fùts ;
Il manque sous ta voùte oìi notro orgueil s'élance
Ce bruit mystérieux qui se mèle au silence.
Le sourd chuchotement des souvenirs confus !
Prima di andare innanzi, possiamo domandarci se 1' audace espressione dell' idea contenuta nei primi versi qui riportati, non sarebbe stata più bella e più efficace rimanendo cosi sola, piuttosto che essere ripetuta, come avviene durante sei strofe : poiclié vi sono cinque altre strofe simili in tutte le loro applicazioni. Il poeta di- pinge poi Parigi quale essa è oggi ; la Parigi rumorosa, mor- morante nell'agitazione senza posa, la Parigi che costrui- sce, demolisce, fonde nella sua possente fornace leggi, sistemi, idee morali, uomini e cose; poi, d'improvviso, la Parigi morta, la Parigi deserta, la Parigi polvere.
28 LE VOCI INTERNE [1838]
diist; the arcb standing, sublime with concentrated recollections, reigning over solitiide, revealing a whole liistory (twenty years of battles and Napoleon), to the pilgrim from afar, who prostiates liiuiself as lie interrogates the lonely monunient. We have here great and originai beaiities.
When of the steeples, roofs and tortuous hives, Domes, porticos, pilasters, ali tbat forms
This town, where tiimult stili witli tuniult strives, Thicket-like lab'rinth, where existence swarms.
Sole remnant left upon tbe desert plain, Sole monument of fall'n supremacy,
Shall two old granite towers of Charlemagne And the brass pillar of Napoleon be :
L'arco rimane eretto, sublime coi suoi ricordi concen- trati, dominando sulla solitudine, rivelando tutta una storia (venti anni dì battaglie e Napoleone) al pellegrino che vien di lontano, che si prostra a interrogare il mo- numento solitario. Troviamo qui grandi e originali bel- lezze.
Qiiand des toits, des clochers, dea ruches tortueuses. Dea porches, des frontons, des dómes plein d'orgueil Qui faisaient cette ville, aiix voix tumultueases, Touifue, iiiextricable et fonrmillaute à l'oeil,
Il ne resterà plus dans l'immense campagne, Pour toute pyramide et pour tout panthéon, Que deux tours da granit faites par Charlemagne, Et qu'un pilier d'airain fait par Napoleon;
1838J 1)1 VICTOR HUGO. 29
Tlioii the sublime triaugle slialt complete: For filiti! let orraiiite stand; for gloiy, brass ;
Thou, for the door opeuiiig tow'rd the heavenly seat, Proclaiminij, ' He must climb who here would pass. '
Tliou shalt salute yon chiirch, already old ; This column proud, more honour'd day by day ;
Standing perchance or prostrate, as unroH'd Some perisli'd Titan's giant trnmpet lay.
AtuI o'er the doublé ruins throwu so near By fate, each rising suii shall radiant show
Two conqu'ring emblema that alike appear ; A sword the one, a cross the other kuow !
On ye a thousaud years of Franco shall weigh ; A reign the •column hymns, by Fate's design
Cnt short ; thou shalt conclude th'incipient lay : Her cry be Ansterlitz ; Champaubert thine.
Toi, tn compléteras le triangle sublime ! L'airain sera la gioire et le granit la foi ; Toi, tu seras la porte ouverte snr la cime Qui dit : Il faut monter pour venir jusqu'à moi !
Tu salueras là-bas cette église si veille, Cette oolanne altière au nom toujonrs accru, Debout peut-ètre encore, ou tombée, et pareille Au clairon monstrueux d'un titan disparu.
Et sur ces deux débris que les destins rassemblent, Pour toi l'aube fera resplendir à la fois Deux signes triomphants qui de loin se ressemblent. De près l'iin est un gì ai ve et l'antre est une croix !
Sur vous troia poseront mille ans de notre Franco. La colonne est le chant d'un règne à peine ouvert. C'est toi qui iìniras l'hymne qu'elle commence. Elle dit: Austerlitz ! tu diras : Champaubert!
30 LE VOCI INTERNK [1838]
Who could not gladly cry to the poet; ' Hold there! ali is said ; leave us to meditate; allow us to sing in Olir turn within our own souls : you bave given US a grand idea; kill it not with the scalpel of analysis ? ' But Mr. Victor Hugo pauses not. He retreads liis course; he begins anew: he takes bis idea to pieces: he turns time into a workman, dig- ging, setting stones, puUing down ; he describes bis operations day by day; to-day he will ' hide little birds in the mouths of the statues ; ' to-iuorrow he will ' cover up to the nave! with foliage a Venus, which now stands naked under a beautiful heraldic portico ; ' the day after to-morrow he will do sorne- thing else : and aiuidst this laboriously minute in- spection, we meet with languida colourless stanzas, prosaic as the water of a gutter after a splendid storni ; sudi stanzas as the following :
Chi non griderebbe volentieri al poeta : « Fermati qui : è detto tutto ; lasciaci meditare ; lascia che alla nostra volta cantiamo entro la nostra propria anima: ci hai data una idea grandiosa; non P uccidere con lo scal- pello dell'analisi. » Ma Victor Hugo non si arresta. Egli rifa il medesimo cammino; comincia di nuovo; riprende la sua idea ; trasforma il tempo in un operaio che scava, colloca e abbatte le pietre ; ne descrive le operazioni giorno per giorno ; oggi egli « cache des petits oiseaux dans la bouche des statues, » domani coprirà col fogliame « jusqu'au nombris » una Venere che è tutta nuda « sous un beau porche héraldique; » dopodomani farà qualche altra cosa; e in mezzo a questo lavoro d'ispezione labo- rioso e minuto, incontriamo strofe languide, prive di co- lorito, prosaiche come l' acqua d' una grondaia dopo una splendida tempesta. Tali sono le strofe seguenti :
[1838] I>I VICTOR HUGO. 31
'TÌ8 Time who furrows wriukles deep lu coigne stone, iiidigent and dnnib ; Who niarble edges, sliarp and steep, Blnnts witb bia intellectual tbumb. Tbe work more perfoct stili to raake, 'Ti8 he who twiiies a liviug snake Aronnd some granito bydra's breast : The Gothic roof, methinks, laughs loud, Wbeu from ita frieze, antique and proud, Time l'ends a stone, to place a nest.
Tbis iiiay be called caressing an idea ; but there are caresses tliat delio wer^ and tliese, we speali it witli regret, are of tlie un ni ber. Tliese faults are re- peated, redonbled, so to say, upon tliemselves. What befalls the ode, befalls tlie stanza lilvewise ; tlie lire of tlie poet dies away, lie sinlvs witli fatigue ; oc- casionally lie destroys tbe wbole effect of a passage
C'est le temps qui creuse une ride
Dans un claveau trop indigeni ;
Qui sur l'angle d'un marbré aride
Passe son ponce intelligent ;
C'est lui qui, ponr corriger l'oeuvre,
Mèle une vi vanto couleuvre
Aux noeuds d'une hydre de granit.
Je crois roir rire un toit gothique
Qnaiul le temps dans sa friso antique
Ote une pierre et met un nid!
Questo si cliiama accarezzare un' idea ; ma vi sono carezze che fanno appassire, e queste, lo diciamo con rin- crescimento, appartengono a tale categoria. Questi difetti si ripetono, e, per cosi dire, si raddoppiano su se stessi. La stessa sorte dell' ode tocca anche alle singole strofe : il fuoco del poeta va illanguidendo e per stanchezza si estingue; talvolta egli distrugge tutto V effetto di un pas-
32 I,E VOCI INTERNE [1838]
by some secoiidary detail in tlie last line. As for instance,
The regimeut, that serpent of the fight,
Dragging oii thoiisaiul feet his scales so l)right,
Coils furiouslj^ the castle's foot around ;
Or formidably tranqnil, cairn and slow,
Along stone ramparts through the town will go
With noisy front, where twenty drnms aye sonnd.
Souietimes lie falls asleep in insignificant or unin- telligible stanzas, such as the following :
The mournfiil denizens of marshes green,
Where over clods araidst tali grass nnseen
The lizard scarce is heard to crawl ;
Where beanteous birds of copper red, by shade
And snnshine speckled, fly o'er trees, down weigh'd
With crimson fruit, cunib'rins: the wall.
saggio con qualche particolare secondario nell'ultimo verso. Come, per esempio :
Là, c'est le régiraent, ce serpent des batailles, Tratnant sur mille pieds ses luisantes écailles. Qui tantót, furieux, se roule au pied des tour», Tantòt, d'une mouvement formidable et tranquille, Troue un rempart de pierre et traverse une ville Avec son front sonore où battent vingt tambours !
A volte si atldorraenta in strofe insignificanti o inin- telligibili, come la seguente:
La morne Palenquè git dans les marais verts. A peine entre ses blocs d'herbe haute couverts '
Entend-on le lézard qui bouge. Ses mura sont obstrués d'arbres au fruit vermeil Oh volent, tout moirés par l'ombre et le soleil,
De beaux oiseaux de cuivre rouge !
(IfSHH) DI VICTOK HUGO. 33
Aiiother class of faults belongs half to what inay be terined tlie stage-effect mania, half to a false view of art; or ratlier, to speak more correctly, to a view , just in itself, but so exaggerated as to become false. The idea piit forth by Mr. Victor Hugo at the very commencement of his career, to wit, " That in every '' tliing tliere is a little of every thing, and there- " fore that the poetic element exists in every object •• whatever it be, " often leads him either into a forced combination of tvvo very distant objects, of which he takes the one for the image, the other for the idea, and makes their distance the more striking by his habit of minute detail ; or else betrays him into a <!alling upon his readers to behold with Jiim a rich soiirce of poetic emotion, a profonnd lesson, in things that really contain neither the one nor the other. As examples of this
Un' altra categoria di difetti dipende in parte da ciò che potremmo definire la mania di ottenere l'effetto sce- nico, in parte da un falso concetto dell'arte, o piut- tosto, per esprimerci più correttamente, da un concetto in se stesso giusto, ma esagerato al punto da diventare falso. L' idea espressa da Victor Hugo fin dal principio della sua carriera, cioè qn'il y a un peu de tout dans tout, e che perciò V elemento poetico esiste in ogni oggetto, qualunque esso sia, spesso lo conduce o ad un raflronto forzato tra due oggetti assai distanti, dei quali egli prende 1' uno per immagine, 1' altro per idea, rendendo la distanza fra di essi ancor più grave con la sua abitu- tudine dei particolari, oppure quell'idea lo tradisce fa- cendo si che egli inviti i suoi lettori ad osservare con lui una ricca fonte di emozione poetica, un profondo insegnamento, in cose che realmente non contengono né l'una
Mazzini, Scritti, ecc., voi. XVI (Letteratura, voi. III). 3
34 LE VOCI intp:rne [1838]
Ave may cite the Voix Intérieures, xvi " The Past, " and XV " The Cow. " In the first we have a great castle of the times of Louis XIII, which he paints as forlorn, dark, desolate, inhabited only by " fair stags that seem the hunters to regret, " and where in the recesses of the wood " is an old cave that yaivns in weariness ; " and yet, says the poet, a Mng and a duchess once walked lovingly in this wood, beside this castle.
Oh vanish'd times I Splendours eclipsed for aye ! Oh suns, behind th'horizon that have set !
In the second we have a large and handsonie red cow, with white spots, and a gronp of children nestled underneath her ndder milking her : — ali
né l'altro. Come esempi di questo difetto possiamo citare la XVI delle Voix Intérieitres^ Passe, e la xv La vache.Neììii prima noi vediamo un grande castello del tempo di Lui- gi XIII, eh' egli dipinge come abbandonato, cupo, desolato, abitato soltanto « de beaux cerfs qui semblaient regretter les ehaassears, » e nei recessi del bosco v' è « un vieux antre ennuyé qui bnille ; » eppure, dice il poeta, un re e una duchessa una volta passeggiavano come innamorati in questo bosco, vicino al castello.
O temps évanouis ! ù splendeuis éclii)8ées ! O soleils desceudus derrièro l'iiorizonl
Nella seconda abbiamo una vacca grande e bella, maculata di bianco, e un gruppo di fanciulli rannicchiati sotto la sua mammella, intenti a mungerla : il tatto de-
[1838J DI VICTOR HUGO. 35
teclmically and somewbat baldly (*) described — whilst the cow looks absently el^ewliere. And tliis cow is nature — the univeisal mother; these children are the i)hilosopher8 and poets; the absent look means that nature is meditatine upon God ! Now, this iiuage, which presented in one stroke might be really just and poetical, seems much in danger of degradiug- the idea, and of provoking a sniile rather than admiration wheu shown to us thus cir- cumstantially, thus anatomized; when, to say nothiug" of the homeliness of the operation, these children have been individualized to us by the Information, that their " teeth are of marble, " their " hair brushy " their " faces fresh, " and their clothes " blacker than
C) Milk throvigh tlieir fingere is a streaming now
As they pulì liard each dng o'th'red-hair'd cow.
scritto tecnicamente' e con una certa crudezza, {^) mentre la vacca gira intorno lo sguardo distratto. E questa vacca è la Natura, la madre universale : (juei fanciulli sono i tilosotì e i poeti ; lo sguardo distratto significa che la natura pensa a Dio. Ora, quest' iiamagine che, presentata con un rapido tocco, avrebbe potuto essere realmente appropriata e poetica, corre assai il pericolo di degradare V idea, e di provocare il sorriso piuttosto che 1' ammira- zione, quando ci sia presentata con tanta ricchezza di circostanze, anatomizzata: poiché, a parte la volgarità dell'operazione, quei fanciulli ci sono stati identificati, facendoci sapere che leurs lìeuts sont de marbré, i loro cheveux en broiiissailles, ì loro visi frais e i loro vestiti
(') Et SOU8 leurs doigts pressant le lait par mille trous, Tiraient le pis fe'cond do la mère an poil roux.
36 LE VOCI INTERNE [1838]
an old Wall smeared witb charcoal ; " when the cow is tlius speciflcally described as having red hair with white spots!
We must add (for the i)raises that we have bestowed Avith cordial pleasure upon whatever ap- peared to deserve well, entitle us to speak oiit without incurring a suspicion of malevolence), that we find in this volume toc many piece s, even whole poems, written with a degree of negligence, which is, in our eyes, a positive insult to the reader. We do not speak of the language, but of the poetic expression, which is susceptible of appreciation in ali countries. We do not belong to that school of critics w^ho would have poetry always walk on stilts ; but what can we say to stanzas sudi as the follow- iug, in the ode upon the death of Charles X?
charbonnés plus que de vieilles murailles ; quanto alla va- che, se ne è fatta une vacca di pelame fulvo maculato di bianco !
Dobbiamo aggiungere (giacché le lodi che abbiamo tributato con vero piacere per quanto ci parve merite- vole, ci danno il diritto di esprimerci con francliezza senza incorrere nel rimprovero di malevolenza) che tro- viamo in questo volume troppi passaggi, anzi intere poesie scritte con un grado di negligenza che è, secondo noi, una vera e propria irriverenza per il lettore. Non parliamo del linguaggio, ma dell' espressione poetica, che può essere giudicata in ogni paese. Noi non apparteniamo a quella scuola di critici che vorrebbero che la poesia camminasse sempre sui trampoli ; ma che cosa dobbiamo dire di strofe come la seguente, nell' ode sulla morte di Cftrlo XI
[1838] DI VICTOR HUGO. 37
Oli kiugs ! Oli mangi ed faniilies I Siidden o'ertliiow of aiicient majestiesl Calaniities in ambnscade Mid tiirnings of prospeiity thns laidi
Or tliese otliers froiu xxiv " TJpon the Sea. ''
Ye sailoi'8 niiwise ! The storniy galea Read iip your sails, Of l)oar tiisks in guise ; And eacli star Heaven velia. Ono strives witli the breeze, One toils at the piimp, While the wind of the seas Whistles loud in his trurap.
For thy fiery boast Doea the steersraan sigli.
O rois I 6 familles tronquées ! Brusques écronleraents des vieilles majestés ! O calaiiiités embusquées An tournant des prospérités !
Oppure di queste altre strofe della xxiv, Une nuit qu'on entendait la mer saus la voir :
Nochers iraprudents ! Le vent dans la voile Déchire la toile Comnie avec les denta ! Là-haut pas d'étoile ! L'uu lutte avec l'air, L'autre est à la pompe. — Le vent de la mer Soufflé daus sa trompe.
C'est toi, c'est ton feu Que le nocher réve,
38 LE VOCI IXTKRNK [1838]
AVhen by surges toss'd ; Chandelier on the coast By God's self set high I Thy red giare by degrees Foggy vaponrs sturap (*) While the wind of the seas Whistles loud in his trump !
Except the pieces already named, and perhaps two others, xxvii, " After reading Dante, " of whicli the idea is good. and xvii " An evening at Sea ; " the Voix Intérieures offer nothing striking. Tlie death of Charles X has not inspired the poet, which ap- pears to us naturai enough ; the few lines conse-
(*) This metaphor, from crayon-paiuting or chalk-drawiug, Ì8 translated literally. Que la hruvie entompe, is the French line, and surely the poet was hard driven for a rhyme.
Qnand le flot s'élève,
Chandelier que Dieu
Pose sur la grève,
Phare an rouge éclair
Qne la brume estompe ! (*) —
Le vent de la nier
Soufde dans sa trompe.
Ad eccezione delle poesie già ricordate e forse di al- tre due, la XXVII, Après une lecture de Dante^ V idea della quale è buona, e la xvii, Soirée en mer. le Voix Intérieures nulla offrono che ci colpisca. La morte di Carlo X non ha ispirato il poeta, e questo ci sembra ab- bastanza naturale ; i pochi versi consecrati a quel monarca
(*) Questa metafora, tolta dalla pittura a matita o a pa- stello, fu certamente imposta al poeta dalla necessità della rima.
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crated to tliat iiionarch, when setting fortb for exile, in the Ode to La jeune Frmice, priuted in 1830, were far better ; tliere, indeed, the contrast afforded sometliin^- actually poetic; the seeond subject far- li ishes nothing that does not belong to every man's (leath. The rest of the poems are nearly insiunificant; some of theni, such as xxvii, Pensar, dudar (to tliink to (h)ubt), bave analoj2fous and iutìnitely su- perior predecessors in formar volumes.
But there is stili something more; there is a seuse of disappointment which, to us, did not o- rigiuate in the present volume, but which this volume has irreVOcably contìrmed. We are disjìos- ed, we seek not to deuy it, to demand much, especially in times like ours, from those men who approach the sacred shrine of poesy. If the im])ortance of the poet's mission is to be esti-
al momento in cui parte per l'esilio, nell'ode a La jeune France, stampata nel 1830, erano di gran lunga migliori ; iu quelli il contrasto offriva realmente qualche cosa di poe- tico. Il secondo argomento nulla fornisce che non appar- tenga alla morte di qualsiasi uomo. Le altre poesie sono quasi insignificanti ; alcune, come la xxvii, Pensar, du- dar (pensare, dubitare) hanno precedenti analoghi e in- finitamente superiori nei volumi pubblicati anteriormente. Ma v'è ancora dell'altro; v' è un senso di delusione che per noi non ebbe origine dal presente volume, ma fu da esso confermato irrevocabilmente. Noi siamo di- sposti, non cerchiamo di negarlo, a pretendere molto, specialmente in tempi come i nostri, dagli uomini che si accostano al santuario della poesia. Se l'importanza della missione del poeta deve essere calcolata in prò-
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niated relatively to the inorai wauts of the gener- ation for Avhich he sings, assuredly it never was more iraportant than now. In the existing struggle between two principles, in which ali Enrojie is more or less involved, the object eveu of art should be to impel nieii towards the one or the other, to breathe into them the virtnes and the enthusiasin indispensably requisite to enable them to trinniph wìthout giiilt. In the evident exhaustion of Euro- pean poetry and literature, amidst the scepticism thus generated in ali minds, the object should be to remake a poetry for men, to remake believers for tlie poet. But whatever be tlie case witli respect to these our general expectations, we need not seek in them a justifìcation of our demands upon Mr. Victor Hugo ; we owe our right against him to himself. He is not to be judged as a sentimental poet, or as a
porzione ai bisogni morali della generazione per la quale egli canta, indubbiamente mai tale missione fu pili im- portante di adesso. Nella lotta che oggi si combatte fra due principii, nella quale tutta 1' Europa è più o meno impegnata, anche 1' arte dovrebbe avere come scopo di spingere gli uomini verso V uno o l' altro di quei principii, e ispirar loro le virtii e 1' entusiasmo indispen- sabili per metterli in grado di trionfare senza colpa. Nell'evidente esaurimento della poesia e della lettera- tura d' Europa, fra lo scetticismo generato in tutte le menti, lo scopo dovrebbe essere quello di rifare una poesia per gli uomini, di rifare i credenti per il poeta. Ma, indipendentemente da questa nostra aspettazione d' indole generale, non è in essa che dobbiamo cercare una giu- stificazione delle nostre pretese verso Victor Hugo : è lui stesso che ci ha dato questo diritto che ora facciamo
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descriptive poet, or as a narrative poet. He belougs to no one class, because he belonj^s to ali. He ivill bc a poet, and under the title poet he comprehends ali that others divide. He understands the poet's niission in its amplest extent, refusing no responsi- l)ility. For hini, as for us, creation in its fulness is the poet's domain. For hiui, as for us, it is not only the poet's right, but bis duty, to touch upon politics, upon society, upon religion ; the poet must be at once an educator, a priest and a prophet. He said it at the first ; he says it again uo\v, in the preface to bis Voix Intérieures ; " If man bave bis voice, if ^' nature bave bers, events bave theirs likewise. " The author bas always held the mission of the ^' poet to be the blending of this triple language " into one group of lays. " We must therefore judge
valere contro di lui. Egli non deve essere giudicato come un i)oeta sentimentale o come un poeta descrittivo, o come uu poeta narrativo. Egli non appartiene ad una categoria, perché appartiene a tutte. Egli vuole essere un poeta, e sotto il titolo di poeta comprende tutto ciò che gli altri suddividono. Egli ha concepito la missione del poeta nella sua più ampia estensione, non rifiutando al- cuna responsabilità. Per lui, come per noi, tutto intero il creato è il dominio del poeta. Per lui, come per noi, non è soltanto diritto, ma dovere del poeta di en- trare nel campo della politica, della società, della reli- gione; il poeta deve essere al tempo stesso educatore, sacerdote e profeta. Egli lo disse sul principio, lo ripete ora nella prefazione alle Voix Intérieures : « Si Vhom- ììie a sa voix, si la nature a la sienne, les événements ont nussi la leur. L'auteur a toiijours pensé que la mission du poète était de fonare dans un méme groupe de cliants cetie
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our aiithoi- in reference to the starting- post and the ^oal that he has assigned himself.
Mr. Victor Hugo, finding himself at his poetical outset placed in i)resence of the struggle, of the void jnst raentioned, and which have since been constantly increasing, addressed himself to seek the solution of the problem, to fili up the void, to appease tlie strife. Every step he has taken has been a step of research ; and for this reason each of his books can, as we have said, be characterized by a single word. His first collection, Odes et Ballades (1818-26), implied " Monarchy and Catholicism. ". In his preface he declared that " the History of mankind presents us '' ^Yith poetry only when appreciated from the heiglit " of monarchical ideas and of religious creeds : " and accordingly he wrought with ardour, enthusiasm
triple parole. » Noi dobbiamo perciò giudicare il nostro autore in rapporto al punto di partenza e al punto di arrivo che egli stesso si è assegnati.
Victor Hugo, trovandosi al principio della sua car- riera poetica in presenza della lotta, del vuoto che ab- biamo poco fa ricordato, e che da allora è andato co- stantemente crescendo, si è dedicato alla ricerca della soluzione del problema, per colmare quel vuoto, per se- dare il dissidio. Ogni passo da lui mosso è stato un passo di ricerca ; e per questo motivo ciascuno dei suoi libri, come già dicemmo, può essere riassunto con una sola parola. La sua prima raccolta, Odes et Ballades (1818-26), conteneva l'idea di « raonarcliia e cattolicesimo ». Nella prefazione egli dichiarava che « l'histoire des Bomains ne présente de poesie gue jugée du haut des idées mouarchi- ques et des croyances religieuses ; » e per conseguenza, la- vorò con ardore, con entusiasno e con audacia come un
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aud boldness, like a man full of faitli, ami c.onfident in what lie was doing-. In liis second volume, Les Orientale.s (1828-29), faitli was already Avanting. He no longer felt the solntion to be infallible. The age continned stili to advance, bnt not in the direction that he had assigned to the human intellect. Trembl- ing for the editìce, vvhich he had in his mind's eye seen rebuilt, aud for the destiny of the art which he had sought to connect with that ediflce, and feeling himself exclnsively or mainly a poet, he hastened to sever the lattar from the former. He now isolat- ed art ; he aftirmed that genius has his own object, his own law, owing fealty to himself alone. In his ])reface we flnd these strange words : " The poet " must go where he will, doing what he will — that " is his law. Let him believe in God or in Gods, in "■ Plnto or in Satan, in Canidia, in Morgana, or in
uomo pieno di fede, sicuro in ciò che faceva. Nel secondo volume, Les Orientales (1828-29), la fede già gli veniva meno. Egli non sentiva più la soluzione come infallibile. Il tempo continuava ad avanzare, ma non nella direzione che egli aveva assegnata all' intelletto umano. Temendo per l' edifìcio che aveva veduto ricostruire con 1' occhio della mente e tremando per il destino dell'arte che aveva tentato di connettere con quelP edifìcio, e sentendosi esclusivamente o principalmente un poeta, si affrettò a separare l'arte dall'edificio. Ormai aveva isolato l'arte; affermato clie il genio ha il suo proprio scopo, la sua propria legge, e che deve fedeltà solamente a se stesso. Nella sua prefazione troviamo queste strane parole: « que le poète aille où il veut en fnisant ce que lui plait: c'est sa lai. Qu'il croie en Dieii oii aux Dieux, à Pluton ou à Satan, à Canidie ou à Monjane^ ou a rien.... qu'il soit du
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" iiotliiiig. Be he of the Xorth or of the South, of " the East or of the West ; be he ancient or mod- " eru, 'tis well ! The poet is free. " And relying upon these groiinds he wrought boldly. His motto was, " Art for Art's sake ! "
Two years later, in 1831, when his Autuinnal Leaves appeared, liis faiutness of heart had increased. His first thesis was now entirely abandoned ; the second reiuained, but was asserted with less boldness, with less satisfaction ; the poet was sad. The void tbat he had aspired to fili nj) for the general ad- vantage threatened to swailow liiniself. He endeav- oured to escape frora, or to lull, his sense of dan- ger, by tìinging hiniself headlong into the arnis of Nature and of God : and to this eftort he is indebted for his best — probably his last — inspiratiou, But this eftort could not be continuous ; of which we bave
Midi^ du Nord^ de VOccident^ de VOrient ; qu'il soit antique Oli moderne.... c'est à merveille. Le poète est libre. » E, fon- dandosi su questi principii, egli ha lavorato con fervore. Il suo motto fu « L' arte per l' arte ! »
Due anni più tardi, nel 1831, quando videro la luce le Feuilles d^Automne, il suo scoramento s' era ancora accresciuto. La sua prima tesi era stata abbandonata; la seconda sopravviveva, ma affermata con minore arditezza, con minore soddisfazione : il poeta era triste. Il vuoto che egli aveva preteso di colmare per P universale van- taggio, minacciava di inghiottire anche lui. Tentò di sfuggire al senso di pericolo che provava o di assopirlo, lanciandosi a capofitto nelle braccia della Natura e di DÌO', e a questo sforzo egli deve le sue migliori, forse le sue ultime ispirazioni. Ma quello sforzo non poteva tuttavia durare, e di ciò abbiamo una prova nei Chants
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the proof in Les Cìiantu du Crépuscule (1835). We bere find a leniarkable oscillation. Oii tlie oiie liand, t'or bini the heavens thenisclves were giowiiig dark, (rod paled betbre his doubt-tortured (*) soul : on the other, the world and its riddle stili rose up before liim, alliiriìifi him by the singular and prophetic spectacle which was daily more and more developed to his eyes. He beheld stranie gleams on the eastern horizon ; he heard the multitnde calling upon the poets to explain wliat this might be — and in the name of the poets he replied {La Prelude) :
(*) Doiibt ! fatai word, in chaiacters of tìre
Wiitteu ou ali, ou lightning, dawn and air, Upon the aziire sky, iuy8terious> fair. Clear to the eye, baUHing the soni' 8 desire.
This is Olir general nialady. — Chant xxxviii.
du Crépuscule (1835). Troviamo qui una notevole oscilla- zione. Da un lato, i cieli stessi diventavano per lui oscuri, Dio impallidiva dinanzi alla sua anima tormentata dal dubbio (^) : dall' altro lato, il mondo e il suo enigma sor- gevano ancora dinanzi a lui, allettandolo con lo spetta- colo singolare e profetico che ogni giorno s'andava svilup- pando dinanzi ai suoi ocelli. Egli vedeva strani bagliori sull'orizzonte orientale: udiva le moltitudini fare appello ai poeti per sapere che cosa ciò potesse essere ; e in nome dei poeti egli rispondeva {Prelude):
(') Le dente ! mot funebre et qu'en lettres de flammea Je voia écrit partout, dans l'aube, dana Péclair, Dana Paznr de ce ciel, mystérienx et clair, Tranaparent pour les yeux, impénétrable aux arnesi
C'eat uotre mal à nona
Chant XXXVin.
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Ti'ue, we perceive a distant, mystic light,
Bnt kuowledge have not, if tliose distant gleams Annonace the dayliglit, the sun's glowiug hearas ; For darkling hither sent, with doubts oppress'd, What we suppose the cast may prove the west. Perchance 'tis evening that we take for luorn : Perchauce that suu, tow'rds which ali eyes are bent,
Is set, his glorious light for ever speiit !
Yet, soul-chilling as is tliis answer, tlie poet did not despair. He felt the necessity of clinging to the future ; he exclaimed, " Perhaps the very coming instant may bring us the solution of the problem. "
Spirit of man ! some uioments patient wait, Darkness must fall, or the bright sun must rise!
Nous voyons bien là-bas un jour raystérieux !
I
Mais nous ne savous jjas si cette aube lointaine Vous annonce le jour, le vrai soleil ardent ; Cai", survenus dans l'ombre à cette heure incertaine, Ce qu'ou croit l'orient peut-étre est l'occidenti
C'est peut-ètre le soir qu'on prend pour une aurore ! Peut-ètre ce soleil vers qui l'homme est penché.
Ce soleil qu'on espère est un soleil conche !
Tuttavia, per quanto aggliiacciante sia questa risposta, il poeta non disperò. Egli senti la necessità di attaccarsi al futuro; e cosi esclamava: «Forse l'istante che sta per giungere può recarci la soluzione del problema. »
Esprit de l'homme! attends quelques instants eucore. Ou l'ombre va descendre, ou l'astre va surgir I
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And \ve, when after two years of silence we agaiii lieai'd the voice of the poet, wheu we saw tliis book, the luward Voices, aimounced, for an iustant we said to oiirselves, that he was perhaps about to reveal the invoked secret ; that it was the voice of coiiscience he would re-echo to us ; and that, as a reuovftted man, he was about to rush, with new energy, upon a yet virgin course. Hope this we did not ; but our wish made us believe the thing pos- sible.
In this fraine of mind did we take uj) the vol- arne, and when we read the opening lines :
Mighty our age, and iiobly'tis impell'il.
Thought hasteiis forward, oii high laisaion seut ; And iioise of toil, with humau lauguage swell'd,
Is with creation's sacied iioises blent.
E noi, quando, dopo due anni di silenzio, riudininio la voce del poeta, quando vedemmo annunziato questo libro, Voìjc Iiitérieiires, dicemmo per un istante a noi stessi che forse egli si accingeva a rivelare il segreto da noi in- vocato ; die era la voce della coscienza quella che avrebbe rieccheggiato per noi; e che, come un uomo che s'era rinnovato, egli stava per lanciarsi, con nuova energia, sopra un cammino ancor vergine. Non già che questo si sperasse da noi; ma il desiderio ci faceva credere la cosa possibile.
Con questo stato d' animo abbiamo preso in mano il volume e quando leggemmo i versi coi quali esso co- mincia:
Ce siècle est grand et fort. Un noble iustinct le mene. Partout on voit marcher l'idée en mission ; Et le brnit du travail, plein de parole liuraaine, Se mèle au brnit diviu de la créatiou.
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In this soleinn and austere oi)eiiiiig' we saw gi'ounds for liope. Alas ! we foimd oiily verses. The poet's intellect lias not advauced a single step, If he has plunged into his own soul, he has there found nothing but scepticism (*) ! If he has striven to ex plore his own thought, he has recoiied, exclaiming,
Beliold the malady of ali our kiud.
What is assured ? Who fades ? WIio stays behind ?
Wliat Ì8 chimera, what reality?
Wheu Comes the explanation from the sky?
Children ! We must subiuit and weiid our way ;
Body with shadows, mind with doiibts obscures the day.
C) See the odes, To Olympia, The Evening at Sea, etc.
in questo principio solenne ed austero vedemmo fon- date le nostre speranze. Ohimè! non trovammo che versi. L' intelletto del poeta non ha fatto un solo passo innanzi. Se egli è andato al fondo nell'anima sua, non v'ha tro- vato che scetticismo! (^) Se ha compiuto uno sforzo per esplorare il suo proprio pensiero, se n'è ritratto escla- mando :
C'est là l'infirmité de tonte notre race.
De quoi l'homme est-il sur ? qui demenre ? qui passe ?
Quel est le chimérique et quel est le réel ?
Quand Pexplicatiou viendra-t-elle dn ciel ?
Enfants ! résignons-nons et suivons notre route. Tout corps traine son ombre et tout esprit son doute.
(^) Vedi le odi À Olympia, Soirée en mer, ecc.
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IIow liappens this ? Wby tliis deatlly course, the more sigili ficant, becjiuse common to so maiiy iiviug- intellects f And wlience tlie piot'essed iinpo- tence which is iiow the ciy of ulmost ali poets ? These questi(ms appejir to us far otlierwise imiK)rtant tlian any mere literary criticism. It is a small mat- ter to know tliat Mr. Victor Hugo is declining, and that his last volume is inferior to liis last but Olle. It is somethiug" more to know the Avherefore of this decline, the secret of this fall doubly prov - ed; first, by a comparison of the poet's last with liis earliest lays ; and secondly, by the indiffeience with which the public now receive the works of the man who was, not ten years since, in respect to pop- ularity and hardihood, the Luther of French liter- ature.
Come può accader ciò? Perché questa intonazione funebre, tanto più significativa, quanto più comune a molti ingegni viventi ? E donde deriva la confessata impotenza, che oggi è il grido di quasi tutti i poeti ? Queste domande ci appariscono di gran lunga più impor- tanti che non qualsiasi critica puramente letteraria. È cosa di poco momento sapere che Victor Hugo va de- clinando e che P ultimo suo volume è inferiore ali! an- tecedente ; è ben più importante sapere da che cosa deriva questo suo declinare, conoscerne il segreto che si può dop- piamente dimostrare : innanzi tutto, dal confronto fra gli ultimi e i primi canti del poeta ; e in secondo luogo, dall'indifferenza con cui il pubblico accoglie oggi le opere dell' uouio che, non più di dieci anni or sono, era, per la popolarità e 1' ardire, il Lutero della letteratura fran- cese.
Mazzini. Scritti, ecc., voi. XVI (Letteratura, voi. III). 4
50 LK VOCI INTERNE [1838]
We bave said tliat we wished, witbout hoping it, to see Mr. Victor Hugo acbieve a real advance in art. We will iiow explain our reasons, giviiig, at tbe same tinie, aii aiipreciatiou of tbe power and tbe manner of tlie poet in tbeir generalities. We trust tbat tbe degree of abstraction wbicb may cbar- acterize our observations will be pardoued. If criti- cism bave bigber functions tban scanning verses and condemning allocations, it is indispensable to reascend, from tinie to tiine, to tbe first principles of art, as it actually is, as it seems likely to be in future.
Victor Hugo bas of late attracted mucb attention in tbis country : and amongst tbe estimate» of bis genius to wbicb tbis bas given birtb, we bave cbiefly noticed two : tbe one in ì^o. iv of tbe London and Westminster Beview : tbe otber in tbe Athenceum
Abbiamo detto clie ci anguravaiiio, senza s])eiarIo, di vedere Victor Hugo compiere un vero progresso iieirurte. Ora spieglieremo le nostre ragioni, dando al tempo stesso nelle linee generali un giudizio sulla potenza del poeta e sui sistemi seguifì da lui. Conlidiamo che il grado di astrazione che può caratterizzare le nostre osservazioni ci sarà perdonato. Se la critica ha funzioni più elevate di quelle di scandire i versi e di condannare le allocu- zioni, è indispensabile risalire gradatamente ai primi prin- «ipii dell' arte, (piale essa è attualmente, quale sembra probabile che debba essere nell'avvenire.
Victor Hugo ha recentemente attirata larga atten- zione tra di noi; e fra i giudizi che furono dati sul ^suo genio due. i)rincipalmente. abbiamo avvertiti: uno nel n. IV della London and Westmiiiater Beview : 1' altro ì\e\V AtheìKvnm dell' 8 luglio. Ma anche dopo questi giù-
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for Jaly 8. But even after tliese, there remaiiis, ^\e think, soiiiethiny to be said. The first critic, Mr. Nisardj lias iiot dived below the surface ; upon the forni Ile has giveii us excellent rèmarks ; — as to es- seiitials, he gets rid of them by affinning that ali Mi. Victor Hugo's changea liow froMi an unbridied passion foi' popularity, which induces hira to follow in bis lays, ìiow devout, and now sceptical, every the siigli test shade of variatioii in public opinion. Tlie second critic, Mr. Jules Janin, asserts the direct contrary. He upbraids the poet with bis Constant opposition to pnblic opinion, with the sacriflce of bis reputation to an obstinate passion for bis oAvn views. The first will allow Mr. Victor Hugo nothing more than fancy, the resuit, he says, of memoiy. The second seems to allow him soniething more ; and as to bis decline, be imputes that to the abandonment,
dizii, qii.alclitì cosa rimane, a parer nostro, da dirsi. Il primo critico, il Nisard, non è andato molto più in là della superficie ; in quanto alla forma, ci ha dato eccel- lenti osservazioni: quanto alla sostanza, se n'è sbrigato af- fermando elle tutti i mutamenti di Victor Hugo derivano da una sfrenata passione di popolarità, che lo spinge a seguire nei suoi canti, ora devoti, ora scettici, ogni più leggera sfumatura dei mutamenti nella pubblica opinione. Il secondo critico, Jules Janin, afferma precisamente il contrario. Egli rimprovera al poeta la sua costante op- posizione all'opinione pubblica, il sacrificio della sua fama a una passione ostinata per le proprie aspirazioni. Il primo nnll'altro concede a Victor Hugo se non la fantasia, risul- tato, egli dice, della memoria ; il secondo sembra conce- dergli qualche cosa di più ; e quanto alla sua decadenza, P ascrive all' abbandono, nei suoi ultimi canti, delle ispi-
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in liis latter lays, of liis early monarcliical and Cafc- liolic iiispirations and of bis first muse, the star of St. Louis. Mr. .lanin is the literary and draniatitr (jritic of the Journal des Débats, now in full career of monarchical restoration. The two writers ineet upon one point only; to wit, veneration for the grand siede (great age), as tliey terni it, which, whether conscientiously or net, is beginning to be once more the fashion in France. We, for our own part, bel- ieve in the independence of Mr. Victor Hugo, found- ing our l)elief upon his whole literary life. We have not much faith in the " grand siede, " stili less in the efficacious inspiration of the star of St. Louis. To US, therefore, this question ai»pears stili untouch- ed, ànd we propose adventuring ui)on it, because we appreliend that its solution will afl'ord an im- portant lesson.
razioni monarciiiclie e cattoliche, e della sua prima musa, la stella di San Luigi. Il Janin è il critico lette- rario e drammatico del Journal des Débats, che ora com- batte a spada tratta per lo restaurazione monarchica. I due scrittori sono d' accordo solamente sopra un punto r cioè la venerazione per il grand siede, come essi lo defi- niscono, il quale, coscientemente o no, comincia a tor- nare di moda in Francia. Noi, dal canto nostro, crediamo' nelP indipendenza di Victor Hugo, fondando la nostra convinzione su tutta la sua vita letteraria. Non abbiamo molta fede nel grand siede, ancor meno nella efficace ispirazione della stella di San Luigi. Per noi, dunque, questa questione apparisce ancora intatta, e ci proponiamo di avventurarci a discuterla, perché comprendiamo ehe- nel risolverla potremo offrire una importante lezione.
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What lias Mr. Victor Hu^o desired to eftect ?
Ile lias desired to ettect a literary revolution ; a revolution, not in fornis only, — over tbose, whatever may be said to the contrary, he has triuniphed, — but in essentials. He has desired to change both tlic starting-point and the goal of poetry ; and be- twecn tliese tvvo to conqaer full liberty as to means. Literature was, generally speaking, material ; and bis <lesire, following Madame de Stael and Chateaubriand, was to spiritualize it. Ali alliauce between creeds and literature, between poesy and faith, was bro- ken ; he aspired to reknit that old alliance. This he desired, and proclaimed bis desire aloud ; saying, in tlie ])retace to bis Cromwell, " The starting post -' of religion must ever be the starting-post of poetry " The literature of the present day is the an-
che cosji ha avuto inteuzione di compiere Victor Hugo? Egli ha avuto intenzione di compiere una rivoluzione lette- raria, una rivoluzione non soltanto nelle forme, sulle quali ^gli ha trionfato, checché possa dirsi in contrario, ma nella sostanza. Ha avuto intenzione di mutare tanto il punto di partenza, quanto quello di arrivo della poesia; e fra questi due punti, di conquistare la piena libertà riguardo ai mezzi. La letteratura era, generalmente parlando, mate- riale ; e il suo desiderio, secondo Madame de Staèl e lo Chateaubriand, era di spiritualizzarla. Ogni alleanza fra le credenze e la letteratura, fra la poesia e la fede, era spezzata; egli aspirava a riannodare quell'antica alleanza. Questo aveva intenzione, e proclamava alto il suo desiderio, dicendo nella prefazione al suo Cromiceli: «Il punto di partenza della religione deve sempre essere il punto di partenza della poesia.... La letteratura dei nostri giorni
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'' ticipated expressiou of religious society wliich
'' will donbtiess arise, ere long, froni ainidst so '' iiiaiiy cruiubling- old fragments, so many receiit " ruins. " The fallen empire, what was it in fact but thougiit beginning to penetrate the age ? our youth experienced analogous wants ; Victor Hugo said to them. '' 1 \vill expound your inmost thouglits, " I will be your i)oet ! " and as such, he was ac- cepted.
What lie needed, therefore, was a religious <'oii- (;eption applicable to art, Had he such an one ? We know not : but the first thing tliat struck him, per haps whilst in search of this desideratum, was, that the universe being cut into two parts, the beiiigs occupying it were similarly divided into two chisses: and on the one side was poetry placed, on the other, prose ; bere the beautiful, there the ugly ; whilst
è l' espressione anticipata della società religiosa.... che senza dubbio sorgerà in un avvenire non lontano, da tanti vecchi frammenti cadenti da tante recenti rovine. » Che cosa era infatti l' impero caduto, se non il pensiero che cominciava a penetrare nel secolo ? I nostri giovani hanno sentito un bisogno simile, quando Victor Hugo disse loro: «Io vi esporrò i più reconditi pensieri, io sarò il vostro poeta!» e come tale fu accolto.
Ciò che gli occorreva era dunque un concetto reli- gioso applicabile all'arte. Lo possedeva egli? Non sap- piamo; ma la prima cosa che lo colpi, forse mentre cer- cava questo concetto, fu che, essendo l'universo diviso in due parti, gli esseri che lo occupano erano ugualmente divisi in due categorie; e da una parte stava la poesia, dall'altra la prosa; qua il bello, là il brutto; mentre
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whiitever was declared u^ly was excluded tioiii the domain of art. TUus tlieie were in nature, unsliapely, irrejiular, defective types ; in society, castes, or in- dividuai» condenined to abide witliout the pale of society, like outlaws, or to wander solitary witliin it, as victinis. Art was not to [)ollute itself by con- tact witli those types, tliose doomed ones. Tliis was l)retty niuch the recived opinion wlien Victor IlujiO be^au bis labours. Jt struck bim as a gross injus- tice, as an iiupertect view of art. From that mo- ment he pledged liimself within his own soni to acbieve a great work of rehabilitation in favour of ali these rejected beings, restoring to Poetry one balf the world, wbich liad hitherto beeu lost to ber. To tbis enter[)rise he wboUy devoted biniself. Ac- cordingly, as early as 1827, he said in bis preface to Cromwell, '' Christianity leads Poesy to trutb,teach-
tutto ciò elle era dicliijirato brutto veniva ad essere escluso dal dominio dell' arte. Cosi vi erano in natura tipi in- formi, irregolari, difettosi ; nella società, caste o indivi- dui condannati a vivere fuori del grembo della società, come reprobi, o a vagare solitarii entro di essa come vit- time. L' arte non doveva contaminarsi al contatto di quei tipi, di quei reprobi. Era questa 1' opinione quasi universalmente accettata, quando Victor Hugo cominciò i suoi lavori. Essa lo colpi come una grave ingiustizia, come un concetto iuiperfetto dell' arte. Da quel momento egli s' impegnò verso se stesso a compiere una grande opera di riabilitazione in favore di tutti quegli esseri reietti, restituendo alla poesia una uietà del mondo, che tiuo allora era per essa perduta. A questa impresa si dedicò interamente. Perciò, lin dal 1827, egli diceva ncUa prefazione al Cromiceli'. Le Christinnisme .avièiie la
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iug- tlie modem muse to look upoii ali tliings, as slie berself does, from on liigh, and with a more compreliensive coup d^wil. Thus the modem muse Avill feel tliat everything in creation is not, lin- manly-speakingj beautiful ; that the iig\y exists there beside the beautiful, the grotesque on the re verse of the sublime, deformity dose to grace, evil with good, shade with light. She will ask herself whether the contìned and relative reason of the artist can be deemed superior to the infinite, ab- solute reason of the Creator : whether it is for man to rectify God : whether mutilation can imi)rove the beauty of nature; whether art be authorized to unline — if we may use the word — man, life,
creation ; Avhether, in fine, incompletness be
an element of harmony ? Then will poetry take a great, a decisive step ; n step which, like the shock of an earthquake, will change the whole
poesie à la inerite. Gomme celiù, la muse moderne verrà les choses dhm coup d^ceil plus haut et plus large. Elle sentirà qtie tout dans la creation n'est pas humainement beau, que le laid y existe à coté du beau, le difforme près du f/racieux, le grotesque au revers du sublime, le mal avec le bien, Vombre avec la lumière. Elle se demanderà si la raison étroite et relative de Partiste doit avoir gain de cause sur la raison infime, absolue, du créateur ; si c'est à Vhomme à rectifier Dieu ; si une nature mutilée en sera plus belle ; si l'art a le droit de dédoubler, pour ainsi dire, Vhomme, la vie, la creation.... si, enfin, c'est le moyen d'étre harmonieux que d'étre incomplet. C'est alors qne.... la poesie fera un grand pas, un pas decisi/, un pas qui, pareil à la ■secousse d'un tremblement de terre, changera tonte la face
[1S381 DI VICTOR HUGO. ÒT
*' face of tlie intellectiial workl. The muse will
*• now work like nature behold a uew type in
•• trodueed into poetiy — tliat type is the grotesque. •' — \Ve liave now indicateti tlie chanicteristic tea " ture, tlie tundamental ditt'ereni^e which, in our opi- " nion, se])arates modem from ancient art, the living- '' form from tlie dead — romantic from chissic litera- " ture. "
From this moment the wliole career of Victor Hu^'o as a poet, a dramatist or novelist, has been a Viiryinji commentary upon this thought : almost tlie wliole of its strongly marked portiou may be -characterized by tlie one word, rehahiUtation ; rehabil- itation of the outlaw in ffernani ; of the slavish bnrtboii of il corrupt court in Le Rai s'amuse : of the actress in Angelo; of jìhysical deforinity in Nó- trr Dame : of ffuilt, the offspriiif? of the passions and
(Ih monde intellectuel. Elle se mettra à faire comune la na- tnre.... voilA un type nouveaii introduit dans la poesie.... Ce type, c''est le ffrotesqne.... Kous venons d''indlquer le trait earactéristique^ la différenee fondamentale qui séparé, à notre avis, Vart moderne de l'art antique, la forme actudle de la forme morte.... la littérature romantique de la littérature elassique.
D'allora in poi, tutta la carriera di Victor Hugo come poeta, come drammaturgo, come romanziere, è stata un commento svariato di questo pensiero : quasi tutta la parte da lui energicamente sostenuta può essere riassunta in ujiH sola parola, riabilitasione : riabilitazione del proscritto nelVHernani ; del buft'one schiavo d'una corte corrotta in Le Boi s'amnse; dell'attrice neW Angelo ; della defor- mità fisica in Nótre Dame ; della colpa, figlia delle pas-
^>^ LK VOCI JNTEHNE [1838J
of the tiines, in Lucrèce Borgia; of falleu womeii in Marion Delorme, and a number of i)oeins : of tlie criminal, whatever he may he, in Les Derniem Jours iVun Condatnné. In ali his works some fallen crea- ture is upraised from the mire, now by materual or paternal love, now by love of a different kind, thou^li almost equally Constant and pure ; at one time l)y self-devotion, at another by the enormity of the piin- ishment which society inflicts upon the criminal.
This is, in our opinion, a grand and beautiful thought, at once moral and profoundly artistic. There ought, in fact, no more to be Parias for art than for society. Xothing that the world contains ought to be interdicted to art, for this plain reason ; that whatever exists is part of the uni versai order, and this uni versai order is Ciod himself, the Eternai Bouree of ali poetry. The breath of God is every
sioni e dei tempi, in Lucrèce Bortfia; della donna caduta in Marion Delorme e in molte poesie; del colpevole qua- lunque egli sia, in Les derniers Jours d'un Coudamné. In tutte le sue opere qualche creatura caduta si rileva dal fango, ora a causa dell'amore materno o paterno, ora del- l' amore di un genere diverso, benché quasi egualmente costante e puro; talvolta, a causa dell'abnegazione, tal' altra dell'enormità della pena che la società infligge al col- pevole.
È questo, secondo noi, un pensiero grande e bello, al tempo stesso morale e profondamente artistico. Infatti, non dovrebbero esservi Paria per l' arte più che per la società. Nulla di ciò che il mondo contiene dovrebbe es- sere interdetto all' arte, per la semplice ragione che tutto ciò che esiste è parte dell' ordine universale, e quest'or- dine universale è Dio stesso, fonte eterna d' ogni poesia.
[1838] DI \ ICTOU HUGO. :>'.>
where ; to every tliiug he lias given an object, a sta- tion, a tìmctiou in the whole. Now where the thoiight of Goti iives, is it possible there should be no poetic element ? Art seeks tliis eleiiieut in order to disengage and bring it forward. The eye of the poet plunges deep into ali objects, in order to snrprise, in their inmost re- cesses, that portion ofGod's thought which must exist there ; a miner in the moral world, he explores its en- trails, seeking pure gold in the amalgam that conceals it, the diainond in the mire. Ile knows that AvhateVer api)ears to be an exeeption or an irregularity, appears so only because its proper place in the universal order lias not been ascertained : because to condemn at ouce has been found easier than to study. He knows that there exists not in creation a being so fallen, a lieart so^ perverse, as not to afford one side by which it niay be again knit to humanity ; one
li soffio di Dio è dovunque; ad ogni cosa egli ha assegnati» uno scopo, un luogo, una funzione nel tutto. Ora, è egli possibile elle là dove palpita il pensiero di Dio, non vi sia elemento poetico? L'arte cerca questo elemento per dirìgerlo e per metterlo in evidenza. L'occhio del poeta scruta a fondo in tutti gli oggetti per sorprendervi, nei loro più recon- diti recessi, quella porzione del pensiero di Dio che deve esistervi ; minatore nel mondo morale, egli ne esplora le viscere, cercando l' oro puro uell' amalgama che lo na- sconde, il diamante nel fango. Sa che tutto ciò che sem- bra un'eccezione o un'irregolarità, non è se non perché il suo posto nell' ordine universale non è stato bene ac- certato; perché è stato trovato pili facile condannarlo a prima vista piuttosto che studiarlo. Egli sa che non esi- ste nel creato un essere tanto abbietto, un cuore tanto perverso, che non presenti un lato per cui possa essere
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cliord ('apal)le of vibratine in unisoii with tlie gfood, that is to say, with universal luirmony ; one aspeet under whicli to a[)peai' as appertainin»; to tlie beau- tiful, in otlier words, to the visible expression of universal harmony. He seeks this aspeet, this chord, this side. He ainis not at remodelling' ereation — for that act were itnpotent — his object is to explain it, to apprehend its lite, and translate it in harmony for his auditory. Those who entertain a different idea of art resigli theinselves, as we think, to per- petuai inconipletness ; they fall, inevitably, into the 'Conventional, the arbitrary rule ofprecepts; and by isolating art, condenin it to perisli, sooner or later, of inanitiqn. Art, in our opinion, lives of the world's life ; the world's law is art's law ; and hence the progressive changes and development of art. whieh only together with the world can perish.
riannodato all' Umanità ; una corda capace di vibrare al- l' unisono col bene, cioè P armonia universale ; un aspetto sotto il quale apparisca come appartenente al bello, in altre parole, alla espressione visibile dell' armonia uni- versale. Egli cerca questo aspetto, questa corda, questo lato. Egli mira, non già a rifare il creato, poiché a ciò sarebbe impotente; tende invece a spiegarlo, a com- prenderne la vita, a tradurlo in armonia per i suoi ascol- tatori. Coloro che dell' arte hanno un concetto diverso si rassegnano, secondo noi, a una perpetua incompiutezza ; essi cadono ineluttabilmente nella regola, convenzionale e arbitraria dei precetti; e, isolando l'arte, la condan- nano a perire, presto o tardi, d'inanizione. L'arte, secondo noi, vive della vita del mondo ; la sua legge è la sua legge; e da ciò derivano i progressivi mutamenti e lo sviluppo dell' arte, che soltanto col mondo i)uò perire.
[18:)iS| DI VICTUK IIUUU. tJI
But eveii troni wluit \ve liave just said, it lesults that, to the poet who iiuderLakes to realize this view of art, a previous coiicei)tion of the general order, a deep sense of the uni versai life aud harniony and the power of so reflecting" these upon his works, that they who read or listeii may elevate themselves to his owu level, are iudispensable. " Humanly speaking,. every thiug is net beautiful, " Mr. Victor Hugo him- self has soinewhere said : " what we cali ugly har- monizes not with man, but with ereation ; '^ and these few words coutain the gemi of a whole system of ideas. What is not humanly beautiful ought to be so divinely ; what takeu singiy is uot so, may beconie beautiful in association with other beings ; what does not seeni so wheu viewed from below, may appear beautiful when contenìplated from above, whence the eye may embrace the whole. Befòre God ali
Ma anche da quanto abbiamo ora detto risulta clie al poeta, clie si prefigge di tradurre in realtà questa idea dell' arte, sono indispensabili un concetto preesistente deli'ordiue generale, un sentimento profondo della vita e dell' armonia universale, e la potenza di riflettere 1' uno e 1' altro sulle sue opere, cosi che clii legge o ascolta possa^ innalzarsi al livello stesso del poeta. Humainemeut, tout n'est pas bon, Victor Hugo stesso ha detto in una delle sue opere : ce que nous appelons le laid s'harmonise non pas avcG l'homme, mais avec la création tout eutièie ', e queste poche parole contengono in germe un intero sistema di idee. Ciò che umanamente non è bello, do- vrebbe esserlo divinamente; ciò clie preso da solo non è- bello, può diventarlo se associato con altri esseri; ciò che non send)ra bello quando è esaminato dal basso, può apparirlo se è contemplato dall' alto, donde l'occhio
62 LE VOCI INTERNE [1838]
creatures find favour, because he coinmands them ali. He knows their proper places, their objects, tlieir relative value. So, in bis hiimble spbere, does the poet.
In other words, if we would rehabilitate an in- di vidnality, man or thing, we must rise above it. From the point of view of the universe only can the real value of things be recognized and appre- ciated ; from the point of view of humanity only can the real value and destinies of man be recognized and appreciated. Man, Humanity, (xod : such is the triangle in which the poet who would achieve the task undertaken by Victor Hugo must move.
Now, eitlier we are mudi mistaken, or Victor Hugo has followed the opposite path ; and therefore has he failed.
può abbracciare il tutto. Dinanzi a Dio tutte le creature trovano favore, poiché su tutte Egli comanda. Egli sa quali siano i loro posti, i loro scopi, il loro valore re- lativo ; ed altrettanto, nella sua umile sfera, sa il poeta.
In altre parole, se vogliamo riabilitare V Individualità^ uomo o cosa, dobbiamo innalzarci al disopra di essa. Sol- tanto dal punto di vista dell' Universo può essere ricono- sciuto e calcolato il valore reale delle cose ; soltanto dal punto di vista dell' Umanità possono essere riconosciuti e calcolati il vero valore e i destini dell' uomo. L' uomo, 1' Umanità, Dio : ecco il triangolo in cui deve muoversi il jjoeta che voglia assolvere il compito che s' era propo- sto Victor Hugo.
Ora, o noi siamo in grave errore, o Victor Hugo ha seguito il cammino opposto; e da ciò è derivato il suo insuccesso.
[1838 1 DI VICTOR HUGO. 63
Victor Hugo has remaiiied the poet of indivi- (luality, in the full force of the expression. Never, or liardly ever, has lie riseu above it ; never does he uuiversalize lite ; never does he attain te a con- ception of unity. He is a poet of fractions, of analy- sis. who individuali/es and isolates whatever he touclies : aii objective (*) poet, for ever governed by
(*) The ilisfciiictioii l»et.\veen Hubjtictive and objective poeta bus beeii stutetl by Mr. Nisanl in the aiready-cited article of thi' London ami WeHtniinster lieview, bnt in a way tbat does not iiccord with our ideas upon the subject. The French crifcic talls those poeta subjective who constantly bring tbeir own ])er8onality into play, revealing themselves throngh their per- sonages : and those objective wlio follow an apposite course, keeping themselves ont of sight. We look elsewliere for the senso of these words. In onr estimatiou the objective poet in Ile wlio receives and transmits external irapressions as they
Victor Hngo è rimasto il poeta dell' individualità, in tutta la forza dell' espressione. Mai, o quasi mai, egli si è sollevato al di sopra di essa; mai rende universale la vita; mai assurge ad un concetto di unità. Egli è uu poeta di frazionamento, di analisi, che individualizza e isola, tutto ciò che tocca; un poeta oggettivo, (*) sempre
(') La diversità fra poeti oggettivi e soggettivi è stata posta dal Nisard nell'articolo già citato della London and Westminsfer Ret'ieu', ma in modo che non s' accorda con le nostre idee snl- 1' argomento. Il critico francese cliiama «o</gie<<if» quei poetiche mettono costantemente in iscena la propria personalità, rivelan- dosi attraverso i loro personaggi ; e chiama Ofioettivi quelli che seguono la via opposta, mantenendosi sempre all' infuori. Noi cer- chiamo altrove il signilìcato di queste parole. Nel nostro con- cetto, il poeta oggettivo è quello che riceve e trasmette le im- i>resxi<)ni estei'ue a volta a volta che gli appariscono, senza
64 LE VOCI INTEKNK (1838J
Avliat is exteriial to liimself^ e ver drawii away froiii iiiind to uiatter, tVom the idea to tlie symbol, froin the essence to the forin.
He selects a general idea, to express. For tlii» purpose lie seeks a symbol, a visible image : so far the process is mitural. But tliis image once found
light iipon hini, withoiit coutiiuiity, without formiiig any link between tlieiii, without kuitting thein ali to one nnitary idea ; the subjective poet, he Avho stamps upou the exteriial, phe- nonienal world the unity which he finds in his oavu hearf. (U" conscience. The first is passive, the secoiid active ; the first reprodvices ali the manifestations of life, as thoiigh iudependeiit of each other ; the other cousiders tlieni only as varied expres- sions of one single tliought, as applications of one general law according to a diversilìed scale. In Mr. Nisard's sense of the words. Voltaire and Victor Hago are s<ibjective writers : we do not esteem them such.
guidato da ciò che si trova fuori di lui, sempre attratto- dalia mente alla materia, dall' idea al simbolo, dalla so- stanza alla forma.
Egli si propone un'idea generale da esprimere. A questa scopo cerca un simbolo, un'immagine visibile; e fin «pii il procedimento è naturale. Ma, una volta trovata que-
continuità, senza formare alcun anello di congiunzione fra di esse, senza collegarle tutte ad una idea unitaria ; poeta soggettivo è quello che imprime sul mcmdo esterno dei fenomeni 1' unità ohe trova nel suo proprio cuore o nella sua coscienza. Il primo è pas- sivo, il secondo attivo ; il primo riproduce tutte le manifestazioni della vita, come indipendenti una dall' altra ; P altro le con- sidera solamente come espressioni varie di uno stesso pensiero, come applicazioni di un' unica legge generale, secondo una misura diversa. Secondo il significato attribuito dal Nisard a quelle parole, Voltaire e Victor Hugo sono scrittori sogget- tivi ; noi invece non li consideriamo tali.
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he tor«;ets the idea. He talls at tbe feet of the image ; lie studies it, he minutely analyzes ali its beauties ; he invests it arbitrarily with ali those in which it is deftcient ; he works it in detail, polishing- and caiessing- it in a thousand ways. Gradually he becoines enamoured of it ; tlien, as if intiueucetl by the jealous feeling of exclusive possession, he iso- hites it. And now he entirely forgets how he carne by this image, he forgets what it was designed to represent ; he rises not above, bat circles round and round it. He denies the (xo<l and turns idolater. His labour lias thenceforth no object beyond the indivi- dualizing this child of his adoption. He imprisons the idea in this beloved form ; he smothers the thought under the symbol. When he has done this, — when like the heathen he has dragged down divinity from heaven and bound it to the earth — he seeks how
st' immagine, dimentica l'idea. Si pone ai piedi dell' im- magine, la studia, ne analizza minutamente tutte le bel- lezze; la riveste arbitrariamente di tutte quelle altre che le mancano ; la elabora nei dettagli, la liscia e 1' acca- rezza in mille modi. A poco a poco, se ne innamora; poi, quasi sotto l' influenza d'un geloso sentimento del possesso esclusivo, la isola. Allora dimentica interamente come sia giunto a questa immagine; dimentica che cosa essa fosse destinata a rappresentare ; non si innalza al di sopra di essa, ma le gira continuamente intorno. Einnega Dio e si fa idolatra. Tutto il suo lavoro non ha da quel momento altro scopo se non quello di individualizzare quel figlio di adozione. Imprigiona 1' idea in questa forma predi- letta; soflbca il pensiero sotto il simbolo. Dopo aver fatto ciò, dopo che, come i pagani, ha trascinato giù dal cielo la divinità legandola alla terra, cerca il modo di com-
Mazzini, Scritti, ecc., voi. XVI (Letteratura, voi. III). 6
66 LE VOCI INTEKNE [1838]
to make it compensation for the loss. He has robbed bis idea of one woild, the world of mind : he offers in lieii tliereof auother, that of matter. Lest tbe chili of iridiffereuce should seize those whom he siimmons to admire bis beautiful but fallen goddess, lest slie should experience a moment's neglect or ob- li vion, he exhaiists the material resources of art, he accumulates contrasta around ber, he stiniulates the senses by exhibiting ali the accessory, external or- nameuts upon which he can lay bis band ; and when bis matter fails bini he takes refuge in style and expression. There he is really at bis ease : alter- nately simple, cutting, stinging or Hgurative ; he al- lures, dazzles, fascinates ; he niakes bis auditors forget tbe principal amidst tbe incidents ; he bewild- ers tbem that they may not perceive the void of whi(;h he himself is conscious. And yet even in bis
pensarla di questa perdita. Egli le lia involato un mondo, il ipoudo della spirito; in compenso gliene olfre un altro, quello della materia. Per timore che un brivido di in- differenza abbia a impossessarsi di coloro che egli chiama ad ammirare questa bella decaduta; per timore che essa abbia ad essere per un momento trascurata od obliata, egli esaurisce tutte le risorse materiali dell'arte, accu- mula intorno a lei i contrasti, stimola i sensi metten- do in mostra tutti gli ornamenti accessori!, esteriori, sui quali riesce a metter la mano ; e quando essi gli vengono meno, si rifugia nello stile e nell' espressione. In quel campo si trova veramente a suo agio : a vicenda ingenuo, tagliente, incisivo o immaginoso, egli attrae, ab- baglia, affascina; fa dimenticare ai suoi ascoltatori la cosa principale per quelle secondarie ; li confonde perché non possano scorgere il vuoto del quale egli stesso è
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style, as iu ali the rest, he foilovvs the saine ten- deucy, and delights in the sanie process. He indi- vidualizes and materializes. Would he paint envy f Ile will teli you of somebody who gnashes liis teeth in the dark. Is it a sacred sorrow ? He will nail it ujion the cross of Christ. Thus is it ahvays with hi ni. The reader may be referred for a specimen to the Feu du del, and Navarrino in the Orientales. Even auiongst bis dramas exainples may be found ; as, for iustance. Angelo, which is written through- ont in this nianner.
This play may answer well to enable us te explain what we bave just said, and to show the conse- (juences of the course described. Angelo is a drama of rehabilitation. The poet's object was to dignify by love and self-devotion a class of women always misappreciated and ontraged ; of whom the major-
coiiscio. E tuttavia, anche nel suo stile, come in tutto il resto, egli segue la medesima tendenza, e si compiace del medesimo precedimento. Individualizza e materializza. Vuol dipingere l' invidia ? vi dirà di qualcuno che grince des lìents nell'ombra. Si tratta di un santo dolore? Ve
10 clonerà à la croix du Christ. Cosi sempre gli accade.
11 lettore può cercare di ciò esempii in Feti du Giel e in Navarin, nel volume Les Orientales. Altri esempii possono trovarsi fra i suoi drammi, come, per esempio, in Angelo, scritto tutto intero in questo modo.
Questo dramma è bene adatto per spiegare ciò che abbiamo ora detto, e per mettere in evidenza le conse- guenze del sistema descritto. Angelo è un dramma di ria- bilitazione. Scopo del poeta fu quello di rendere degne con 1' amore e 1' abnegazione una classe di donne sempre mal comprese e oltraggiate, delle quali un gran numero
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ity liave sunk iiito degradatiou, but bave done so because society plunged thern iiito it by stigmatizin^ theiii beforehaiid, namely, actresses. He accordingiy songbt a symbol for bis idea, a i)ersonage wlio might represent ali tbese women in tbeir best qiialities : this is bis Tbisbe. Now, in order tbat tbe diama migbt attaiu its object, tbe problem to be resolved Avas tbe follovving- : so to situate and develop tlie Tbisbe, to make ber so aet, speak and feel, as, witb- out injuring ber dramatic individuality, to enable US to rise from lierself to ber class ; to introduce iuto tbat individuality a sometbing appertaining to ali wbo live in tbe same spliere ; to Avork out tbe cbaracter in sbort as a creation destined to be a means not an end, a vebicle of tbougbt. Is tbis im- ])0ssible ? 1^0. And (for we need not bere cite the
è caduto nella degradazione, solo perché la società ve le ha spinte con un marchio impresso su di esse anticipa- tamente; vogliamo dire le attrici. Egli ha perciò cercato un sìmbolo per la sua idea, un personaggio che potesse rappresentare tutte quelle donne nelle loro migliori qua- lità quel personaggio è la sua Tisbe. Ora, perché il dramma potesse raggiungere lo scopo, il problema da ri- solvere era il seguente : collocare e sviluppare la Tisbe e farla agire, parlare e sentire in modo da metterci in grado di sollevarci dall' individuo all' intera classe, senza che 1' individualità drammatica dell' eroina ne avesse a soffrire ; occorreva introdurre in quelP individualità qual- che cosa che appartenesse a tutte coloro che vivono nel medesimo ambiente ; elaborare insomma il personaggio come una creazione destinata ad essere un messo, non uno scopo, un veicolo del pensiero. Era impossibile que- sto? No. E poiché non occorre citare qui i maestri
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musters ot" tlie art), aiiotlier liviiig: poet of France, eiidowed, iiot Avitli higber powers, but with more (;hastity and simi)licity, Alfred de Vigny, was even tlieu solviiiji tlie problem in liis Ghatterton^si fìnedraiiui too little appre(5iated liere aud elsewliere. By uever ainiing at stron»' effe<5ts, by never seeking to aston- ish, by penetratine' himself deeply witli tliat thought of reliabilitation which he likewise desired to express, by being himself the first to believe in it, he snc- ceeded in so sketcliing the oatlines of his poet, that even whilst we recognize the «jioor, eighteeu-year- old spirit, » driven to suicide by the disdain of his conteniporaries, every one can at every instant catch some faniily feature characterizing slighted genius in ali tinies and ali countries.
Mr. Victor Hugo, after throwing into the first scene some touches of this general truth, was over-
dell'arte, un altro poeta francese vivente, dotato se non (li più alte qualità, di maggiore castigatezza e sem- plicità, Alfred de Vigny, dava in quello stesso tempo una soluzione del problema col suo Chatterton, un bel dramma troppo poco apprezzato qui e altrove. Senza mirar mai a forti effetti, senza voler mai meravigliare, com penetrandosi egli stesso profondamente di questo pen- siero dì riabilitai ione che egli ugualmente desiderava di esprimere, essendo il primo a credervi, egli è riuscito a tracciare, a disegnare i contorni del suo poeta in modo tale che, pur riconoscendo la pauvre dme de dix-huit ans, spinto al suicidio dal disdegno dei suoi contemporanei, ciascuno può ad ogni istante sorprendervi qualche tratto di famiglia che caratterizz.a in tutti i tempi e in tutti i luoghi il genio incompreso. Ebbene, Victor Hugo, dopo aver gettato nella prima scene qualche tratto di questo
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powered by bis mania for individualizing to tlie ntmost wbatsoever he touches ; and he lias here so effectnally indulged it, tìiat betbre tlie dose of the drama the Thisbe has completely superseded the actress. He has become so thoroughly enamonred of bis own conception as to bave forgotten ali tbat lie bad proposed to biraself, ali tbat he had announced in bis preface. He bas given to this Thisbe nian- hers, feelings and babits so personal : he bas placed ber in a circle of events so strange, so exceptional ; he bas associated ber witb, and influenced ber by, personages so extraordinary, so difierent from tbose wbo possess real existence ; in a word, he bas so completely severed from ber class this being wbo was to idealize and embody tbeir misfortunes and their rigbtSj tbat it is impossible to recollect tbem. Tt is over Thisbe, the cbild of the poet's imagination, tliat
vero generale, fu sopraffatto dalla sua manìa di indivi- dualizzare il più possibile tutto ciò che toccava ; e qui in questo dramma si è lasciato tanto trascinare, che prima dell' ultima scena la Tisbe ha completamente sostituito Vattrice. Egli si è cosi completamente innamorato del suo concetto, da dimenticare tutto ciò che si era propo- sto e che aveva annunciato nella prefazione. Ha dato alla sua Tisbe modi, sensazioni, abitudini cosi personali : 1' ha collocata in una cerchia di eventi cosi strani, cosi ecce- zionali ; 1' ha messa a contatto e sotto l' influenza di per- sonaggi cosi straordinari, cosi diversi da quelli che real- mente esistono; in una parola, ha cosi completamente separato dalla sua classe questo essere che doveva idea- lizzarne e riassumerne le sventure e i diritti, che ci riesce impossibile ricordarcene. Noi piangiamo su Tisbe, sulla figlia dell' immaginazione del poeta, se pure alcuno di noi piange.
[1838J i>i vicroH urcjo. 71
we weep, if indeed aiiy one does weep, As to rais- iii<;- ili Olir esteem ali those womeii wbo resemble her, and sutter like her under tlie social stigina — why tliink oftliat?What women resemble Tliisbe I wliat misfortunes resemble liers I
We bave not leisure bere to analyze any of Mr. Victor ITuoo's poems. But let the reader open any one of bis (^oUections, Lea FeuUles d'Automne excepted, iind peruse tbe first piece tbat offers. If an attentive examination, guided by tbe notions bere tbrovvn out, does not show tbe idea fettered, bound down by tbe forni wbich it ongbt to govern, — tbe mind in some sort absorbed by matter, wbicb matter it ongbt to seize upon, pervade at every pere, and sbine tbrongb brilliautly, like llame tbrough alabas- ter, — tben we bave not sufiflciently studied tbe pro-
Quanto a riassumere nella nostra stima tutte quelle donne che le somigliano e come lei soffrono sotto lo stigma della società, perché dovremmo pensarci? Quali donne somigliano a Tisbe? Quali sventure somigliano alle sue?
Non abbiamo qui agio di analizzare alcune delle poesie di Victor Hugo ; ma apra il lettore una qualsiasi delle sue raccolte, ad eccezione di Fenilles (VAutomne, e legga la prima poesia che gli capita sott' occhio. Se un attento esame, sotto la scorta delle nozioni che abbiamo qui esposte, non gli mostrerà Videa come incatenata, vincolata dalla forma, mentre dovrebbe essere dominata dall'idea, se la mente non è incerto modo assorbita dalla materia, mentre dovrebbe invece essere afferrata dalla mente e invasa at- traverso tutti i pori, lasciandola brillare come la fiamma attraverso l'alabastro: in tal caso noi dovremo dire di non avere sufficientemente studiato il procedimento pel quale
72 LE VOCI INTEKNE [1838]
cess by wliich Mr. Victor Hugo appears to iis always to desceiid froin the deity to the symbol, instead of rising, as we conceive poetry always should, froui the symbol to the deity.
If this be the prevaleiit habit of Victor Hugo, if it be the characteristic of his poetry, douiinant over ali his conceptions, it is evident what must be the result in the poet's mind as relates to man, to his business on earth, and to God. Never general- ize; ne ver embrace life in its universality, or man in his functions relative to humanity; contemplate the former only in its several isolated manifestations, and in the latter seek only his individuality : — and thus place man in presence of God. What feeling can you educe, if not a feeling of weakness, of abso- lute impotence? What destiny can be imagined as the lot of the human (creature upon earth, if not a
Victor Hugo ci sembra discendere sempre dalla divinità al simbolo, invece di sollevarsi, come noi riteniamo do- vrebbe sempre fare la poesia, dal simbolo alla divinità. Se questa è V abitudine prevalente in Victor Hugo, se questa costituisce la caratteristica della sua poesia, domi- nante in tutte le sue concezioni, è evidente quale deve essere il risultato nella mente del poeta per ciò che si riferisce all' uomo, alla sua missione sulla terra, e a Dio: mai generalizzare, mai abbracciare la vita nella sua uni- versalità o l'uomo nelle sue funzioni rispetto all' Umanità; mai considerare la vita nelle sue varie manifestazioni isolate, e nell' uomo cercare mai la sua individualità, e poi metterlo alla presenza di Dio. Quale sentimento possiamo noi ritrarne, se non un senso di debolezza, di impotenza assoluta ? quale destino possiamo immaginarci come fato della creatura umana sulla terra, se non un
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(ìe^tiny of resigiiatioii and inaction? Ininieusity crush- es tlie individuai. The finite contendine with the infinite can en<;ender nothing but doubt and scepti- v\sm for the strong, for those that wresrle, — nothing tbi- the feeble but blind submission, the passive res- ignation of the East.
Xow ali this is to be found in the poetry of Victor Hugo. Humanity plays no pait in liis verses. Of the three points of the triangle he letains only two ; /. e. God and man. The intervening step, which alone (;ould bring the one nearer to the other, being thus sui)pre8sed, nothing is left to man but the con- sciousness of his inability ever to attain to the infinite object of his desires. He sinks into lethargy, faint- heartedness aiid insuperable ignorance; the noise of events oi)presses him; life appears to him as an inexi)- licable enigma, as a developuìent of aimless activity.
dwstino di rassegnazione e di inazione? L'immensità schiaccia l' individuo. Il finito alle prese con V infinito non può generare altro che dubbio e scetticismo per i forti, per quelli che lottano; per i deboli nuli' altro che sommissione, passiva rassegnazione orientale.
Ora, tutto questo noi possiamo trovare nelle poesie di Victor Hugo. L' Umanità non rappresenta alcuna parte nei suoi versi ; dei tre punti del triangolo, egli ne con- serva due soli, cioè Dio e l' uomo. Quello intermedio, il solo che potrebbe ravvicinare Dio all' uomo, rimane cosi soppresso, e non resta all' uomo se non la coscienza del non poter mai raggiungere lo scopo infinito dei suoi desiderii. Egli si sprofonda nel letargo, nello scoramento e in un'ignoranza insoruiontabile; il rumore degli av- venimenti lo opprime; la vita gli apparisce come un'enigma inesplicabile, come uno spiegamento di attività senza scopo.
74 LE VOCI INTKKNK [1838]
Alas! alas ! 'Tis liibour al], Jehovah, underneath thine eye ; And wheresoe'er our footsteps fall, Are quivering billows that appai Meri hiirrying onward eageiiy.
Where goest thou? — Tow'rds darksonie night. Where goest thou? — Tow'rds lightsome day. And thou? — I seek what creed is right. And thou? — I follow glory liright. And thou? — I go where Love bears sway.
Ye ali are hastening to the tomb, Ali going to th'unknown, the fear'd. Dove, eagle, ali by certain doom Seek the devouring gulf of glooni, Whence nothing ever reappear'd.
Voix Intérieures, xvii. Soirée en mer.
Ask not of Mr. Victor Hugo and bis lays an iu- crease of energy wherewith to stri ve against tlie e vii
Hélas, hélas ! tout travaille Sou8 tea yeux, o Jéhova I De quelque coté qu'on aille, Partout un flot qui tressaille, Partout un homme qui va !
Où vas-tu ? — Vers la nuit noire. Où vas-tu ? — Vera le grand jour. Toi? — Je cherche s'il faut croire. Et toi ? — Je vaia à la gioire. Et toi ? — Je vaia à l'amour.
Voua allez toua à la tombe ! Voua allez à l'inconnu ! Aigle, vautour ou colombe, Voua allez où tout retombe Et d'où rien n'est revenu I
Voix Intérieures, XVII, Soirée en mer.
Non chiedete a Victor Hugo e ai suoi canti un raddop- piamento d' energia per lottare contro il male che esiste
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existiiijì'iii the world. Ask not of liiin advice respeot- ing Mie patii you must foUow to arrive at truth. Ask not of bini even coiisolation amidst your suffer- ings. He has notliinji- of tlie kind to give. His word» are coki, fleshless, desolato ; at times even inibued with a bitterness quite inconipreliensible in a poet who lias so often been called religions.
luto that Order, which in vain
Ye strive against, ye're swallow'd ali ;
Fond mortala, if ye dare, complain
To God, who fashion'd for his reign
The heavens so great, and man so small !
Each one toils onward strngglingly, Whether he doubt, deny, or trust ; And th'everlasting harnioily Weighs like a bitter niockery <)n humau tumult, humau dust.
nel mondo; non gli chiedete un consiglio circa il sentiero che dovete percorrere per giungere alla verità; non gli chiedete neppure consolazione per le vostre soflPerenze. Nulla di questo egli ha da darvi. Le sue parole sono fredde, snervate, desolate ; talvolta imbevute di un'ama- rezza addirittura incomprensibile in un poeta che cosi spesso è stato chiamato poeta religioso.
Cet ordre auquel tu t'opposes T'enveloppe et t'engloutit, Mortel, plains-toi si tu l'oses, Au Dieu qui lìt ces deux choses, Le ciel grand, l'homnie petit !
Chacun, qu'il doute ou qu'il nie.
Latte eu frayant son chemin ;
Et l'éternelle harmonie
Pése, comme une ironie,
Sur tout co tnmnlte humain.
76 LE VOCI INTERNE [18:58]
Is tliis religioni Can tliis be tlie trae God, the God whoiii we ali seek — this terrible, iiiysterioiis, iuaccessible God vvho .seeins to sport witli bis human Avork, who so fearfiilly resembles the Pagali Fateì Can we adore God vvhilst despising bis creature ì Can we love bim wbilst knowing of bim only liis power? How, then, does he manifest himself in tbis world of ours (whicb also is his thought), if ali be error, doubt an<l darkness! (*) Has life been given
to US as
" A tale
Told by au idiot
Siguifying nothing, "
(*) Alas ! 'Ti8 frenzy to believe we know Aught Immau eye lias scann'd! Certaiiity dwells iu mind of man, ev'n so As water in his liand.
È religione questa? È questo il vero Dio, il Dio che tutti noi cerchiamo, quel Dio misterioso, inaccessibile, che sembra farsi giuoco del lavoto umano, che tanto ter- ribilmente somiglia al fatum dei pagani ? Possiamo noi adorare Dio, se disprezziamo la sua creatura? Possiamo noi amarlo, se di lui conosciamo soltanto la potenza? Come dunque si manifesta egli in questo nostro mondo (che è anche il suo pensiero) se tutto è errore, dubbio e te- nebra? (/) Ci è stata forse data la vita come
una novella
narrata da un idiota
la quale non significa nulla,
(*) La certitude — hélas, inseusés que nous sommes De croire à l'oeil humain ! — Ne séjourue pas plus dans la raison des hommes Que l'onde dans leurs mains.
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or as il uiissioii of iisetiil works, of j)rog- ressi ve per- fectibility, to be discharfied, as the iiieans ofapprox- imatioii to G()(l himself* Would (lod bave plaeed US liere below had \ve not been designed to achieve soiiietliiiig ili tbis woi Id ; in a word, to act? And do not buiiiau actions iience acquire a bigli value, as the only iiieans \ve ])ossess of elevatili^ ourselves
It moisteiis — theii with faithlessuess accurst Escapes from every part ;
And man, with what remains, can queuch no thirst EitLer of lip.s or lieart !
Appearances aronncl us Hit antl shoot ; Is't day? Is't night? Aread ! Nanght's absohite ! Each seed contains a root, Each root contains a seed.
XXX. — À Olympia.
() non piuttosto come una missione di opere utili, di per- fettibilità progressiva, missione da adempiere come mezzo per approssimarci a Dio stesso ? Ci avrebbe Iddio posti quaggiù se non fossimo stati destinati a compiere qual- che cosa in questo mondo? In una parola, ad agire? E le azioni umane non acquistano appunto per ciò un alto valore, essendo il solo mezzo che noi possediamo per in-
Elle mouille nu moment, puis s'écoule infidèle,
Sans qne l'homme, ò douleur ! Pnisse désalterer à ce qui reste d'elle
Ses lèvres ou son coeur !
L'apparence de tout nous trompe et nons fascine.
Est-il jour? Est-li nuitf Kieu d'absolu. Tout fruit contient une racine,
Toute racine un fruit.
XXX. — A Olympia.
78 LE VOCI INTERNE [1838]
towards Godi AVherefore, then, iucessautly eudea- vour to blig'lit them by your scorn ? Why despise wbat God bimself does not despise, silice it is by our actions tliat be jiidges wbetber we deviate from or strive to follow bis law! Can you not magnify tbe Creator witboiit outraging bis creature? Can you not speak of God witbout trembling ! For you tremble wben ever you name bim, and we imbibe from your lays a terror of inlìnity wbicb enervates us, mutilates our faculties and arrests us in tbe midst of our finest bursts of self-devotion^ of our boliest bopes. You recoil witb a cry of terror from tlie invisible because in its deptbs you bave caugbt a giimpse of eternity {Feuilles d'Aiitomne, xxix) ', you fear tbe grave (Ib. vi — xiii, xiv, etc); you fear oblivion. Have you tben no immortality witbin yourself? Is not this existence, for you as it is for us, a mere
nalzarci a Dio? Perché dunque cercare incessantemente di sferzarle col nostro disprezzo? Perché disprezzare ciò che Dio stesso non disprezza, dacché egli giudica secondo le nostre azioni, sia clie noi ce ne allontaniamo, sia che cer- chiamo di seguire la sua legge? Non potete parlare di Dio senza tremare? Poiché voi tremate ogni volta che lo nomi- nate, e noi attingiamo dai vostri canti un terrore dell'infi- nito che ci spossa, che mutila le nostre facoltà e che ci ar- resta nel mezzo dei nostri più belli slanci di abnegazione, delle nostre più sante speranze. Voi vi ritraete con un grido di terrore dinanzi all'invisibile, poiché nelle sue profondità avete avuto la rabida visione dell' eternità {Feuilles d'Automne, xxix) ; avete paura della tomba (ivi, vi-xiii, XIV, ecc.); avete paura dell' obblio; ma non avete l'immortalità in voi stessi? Non è questa esistenza per voi, come lo è per noi, un semplice episodio della
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episode in the soul's life! What matters it to you tlionj^li the man who has emitted a great idea sliould, in his turn, be obliterated ? Does he not live on in that very idea which nothing- can obliterate! Does he not live in the spark of good, in the frac- tion of perfeetibility, which he has, by this idea, introduced into the hearts of his brethren ? Has he not fulfilled his mission by contributing his share towards the fecundatiou of tliat flower of humanity which is to blossoiu in God? Teli us something of his futnre prospects. Teli us the futurity of the luar- tyr ; teli us what every drop of blood, every tear shed for the good of mankiud, weighs in the bai- ance of humanity's destinies. We are already so little disposed to self devotion, our only great faculties, those of enthusiasm, of self-sacriflce, of love, of poetry, are already so l^ceble, so chilled by
vita dell'anima? Glie cosa v'importa se l'uomo che ha lanciato una grande idea deve a sua volta essere spaz- zato via? Non vive egli in quella medesima idea, che nulla può cancellare ? Non vive egli nella scintilla del bene, in quella frazione di perfettibilità che egli con quell'idea ha introdotta nel cuore dei suoi fratelli? Non lia egli compiuto la sua missione, contribuendo per la propria parte alla fecondazione di quel tìore dell' Uma- nità che deve sbocciare in Dio? Diteci piuttosto qualche cosa dei suoi progetti per il futuro 5 diteci quale sarà l' avvenire del martire ; diteci quanto pesa nella bilancia dei destini dell'Umanità ogni goccia di sangue, ogni la- crima versata per il bene del genere umano. Noi siamo già cosi poco disposti all' abnegazione, le nostre più grandi facoltà, quelle dell'entusiasmo, del sacrificio di noi me- desimi, dell'amore, della poesia, sono già tanto deboli.
80 I.K VOCI INTERNE [1838]
the wiiul of egotism blowing- from witliout, aiid yoii come to freeze them yet more, impelliiig them to dasli themselves, on the one side agaiiist a tomb, oii the other against a heaven ot'brass, closed alike against faith and iutellect ! Poet, is this yonr ministry "? Is it thus you think to accomplisli a work of rehabilitatioii ?
This is what souls endowed with a genuine sense of religion, whatever be their number at the present day, are entitled to ask of Mr. Victor Hugo. This is also, we believe, the secret of the indifìereuce which, as well in France as elsewhere, has succeeded to the enthusiasm once excited by every lay of the poet. It is not, as one of his critics appears to insinuate, because Victor Hugo has deserted Aristotle and Boileau, and revolted from the great age, that the public has in its turn deserted him : it is because
tanto assiderate dal vento dell'egoismo che soffia dall'e- sterno, e voi venite ad agghiacciarle ancor più, spingendole a cozzare da un Iato contro una tomba, dall'altro contro un cielo di bronzo, egualmente chiuso alla fede e all'in- telletto ? Poeta ! è questo il vostro ministero ? È cosi che pretendete di compiere un'opera di riabilitazione?
Ecco che cosa hanno il diritto di domandare a Victor Hugo le anime dotate di un vero sentimento religioso, qualunque sia il loro numero ai nostri giorni. Questo è anche, secondo noi, il segreto di qnelP indifferenza che in Francia, come altrove, è subentrata all' entusiasmo che una volta suscitava ogni canto del poeta. Non è già, come uno dei suoi critici vuole insinuare, per il fatto che Victor Hugo ha disertato Aristotele e Boileau ed ha volto le spalle al grand siede, che il pubblico a sua volta ha abbandonato lui ; la ragione va ricercata nel fatto che egli non ha mantenuto le sue promesse, poiché egli ha
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he has iiot kept bis promise^ ; because he said, " I " will remake art ; I will renew its alliance with spir- " ituality and religion ; " and, instead of fulfiUiug' his programmo, has merely battered down the older art : then, wheu he was expected to rebuild, has fallen back either iuto extinguished creeds, or into scepticism ; because he has subjected art to the wor- ship of sensation, has sacrifìced to materialism, and made himself, in some sort, a heathen poet. And herein he is behind his age ; for the age, amidst ali its egotism and its theories of self-interest, is nevertheless actuated by spiritual instincts, is tor- mented with a sense of its want of belief, and of social belief, which, despite ali efforts at counter- action, must augment from day to day, and will imperatively claim a solution which the poetry of Mr. Victor Hugo is incapable of supplying.
detto : « io rifarò l' arte ; io rinnoverò la sua alleanza con lo spiritualismo e la religione »; e, invece di portare a com- pimento il suo programma, ha semplicemente abbattuta l'arte più antica; poi, quando si aspettava da lui che ri- costruisse, è ricaduto sia nelle credenze ormai estinte, sia nello scetticismo ; poiché egli ha sottoposto l' arte al eulta della sensazione ; ha sacrificato al materialismo, e si è trasformato, in certo modo, in un poeta pagano. E in ciò è rimasto indietro rispetto al suo secolo; giacché il sua secolo, con tutto il suo egoismo e le sue teorie di inte- resse individuale, è tuttavia travagliato da istinti spiri- tualistici, e tormentato da un senso della propria man- canza di fede e di una credenza sociale, mancanza che, ad- onta di tutti gli sforzi in contrario, aumenterà di giorno in giorno, e imporrà la necessità di una soluzione che la poesia di Victor Hugo è incapace di offrire.
Mazzini, Scritti, ecc., voi. XVI (Letteratura, voi. III). 6
82 LK VOCI INTERNE [1838]
Andj after ali, is this new theory of art for art's sake, in wMch Mr. Victor Hugo's loftier views bave euded, whicli he lias frequently advanced as an axiom, and almost always practised in his compo- sitionSj not a compromise with the times of mate- rialism, of literary paganism ì Does not this theory involve the negation of a permanent social object, the negation of a universal life and unity ; and, in the application of pure individualism to art, the death of ali faith, of ali acknowledged law of pro- gressioni The first, the only, the real fall of Mr. Victor Hugo was the development of this, now irrev- ocable, tendency to stagnate in individuality ; to base ali poetry upon the human ego, whilst the epoch requires more. Hence his terrors and his doubts. Hence his disposition to look down upon ali that is
E, in fine dei conti, questa nuova teoria dell' arte per l'arte, nella quale sono finite le più alte vedute di Victor Hugo, teoria che egli ha spesso posta innanzi come un assioma, e quasi sempre messa in pratica nelle sue con- cezioni, non è essa un compromesso coi tempi di ma- terialismo, di paganesimo letterario? Questa teoria non reca con sé la negazione di uno scopo sociale perma- nente, la negazione di una vita e di un'unità universale, e, nell'applicazione all'arte, dell' individualismo puro? Non reca con sé la morte d' ogni fede, d' ogni legge rico- nosciuta del progresso? La prima, la sola, la vera caduta di Victor Hugo è stato lo sviluppo di questa oramai ir- revocabile tendenza a immobilizzarsi nell'individualità; a fondare tutta la poesia sull' io umano, mentre l'epoca ri- chiede qualche cosa di più. Da ciò derivano i suoi errori e i suoi dubbii. Da ciò la sua tendenza a considerare dall'alto in basso tutto ciò che è umano, a sostituire, per
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human, to supersede as far as possible in his works the man by the thing, the artist by the monument, the intelligent being by the first abstract idea, — antiquity, annihilation, or any other that offers. Heuce, also, when he is compelled, whether by cir- cumstances or by the real splendour of au action, to celebrate man, he can find only a brilliant, but un- substantial and selfish, crown to allot him : to wit glory ; glory to Napoleon, glory to the July martyrs. (^)
(0 It Ì8 to glory laspire,
Never tbrough happiness attain'd.
Le Poète dans les Révolutions. Odes et BaUades.
Bising each day, for them alone more triie, Glory, a day-spring ever new, Shines on their meiuory, regilds their names. Aux MorU de Juillet (To the Victiins of July), 1831.
quanto è possibile, nelle sue opere l' uomo con la cosa, l'artista col monumento, l'essere intelligente con la prima idea astratta che gli si presenti : antichità, annientamento o qualsiasi altra. Da ciò deriva anche che, quando è co- stretto dalle circostanze o dallo splendore reale di un'a- zione, a celebrare 1' uomo, egli non trova da assegnargli se non una corona brillante, ma priva di sostanza, ed egoi- stica, cioè la gloria ; gloria a Napoleone, gloria ai martiri del Luglio (^). Perciò quando parla di suicidio {Chants du
(*) La gioire est le bnt oìi s'aspire
On n'y va point par le bouheur. Le poète dans les Révolutions. — Odes et BaUades.
Chaque joiir, ponr eux seuls se levant plus fidèle,
La gioire, aube toujonrs nouvelle, Fait luire leurs mémoires et rédore leurs noms !
Aux morts de Juillet, 1831.
84 LE VOCI INTKKNE [1838]
Hence when he speaks of suicide {Chants du Cré- puscule^ xiii), he cannot find a single consolatory expression for the suffering spirit that is prepariug to desert its post ; not one word of duty ; not one tone to reprobate the egotism of dying to escape from sorrowj whilst the age offers so many ways of both living aud dying for others. " A hazardous problem, " says he ; " obscure questions, meditating " upon which the poet is driven to wander, the " live-long night, through the streets of Paris. " Doubt therefore — always doubt. And man must in- deed always appear enveloped in doubt so long as he is not contemplated from the point of view of humanity. From the species only can the law governing the individuai be learned. Only by tak- ing the idea of man's mission here upon earth as our point of startlng, are religion, i^hilosophy, or poetry at the present day possible.
Crépuscule, xiii), non riesce a trovare una soia parola di conforto per lo spirito sofferente che si accinge a di- sertare il suo posto; non una sola parola di dovere; non un accento per riprovare l' egoismo del morire per sfug- gire al dolore, mentre il secolo oifre tanti modi di vivere o di morire per gli altri. « Froblème périlleux », egli dice, « obsciires questioiis, » meditando sulle quali il poeta è condotto a vagare durante la lunga notte della vita attraverso le strade di Parigi. Dubbio adunque, sempre dubbio. E l'uomo deve infatti apparire sempre avviluppato nel dubbio, fino a tanto che non lo si consideri dal punto di vista dell'Umanità. Soltanto dalla specie può appren- dersi la legge che governa l'individuo. Soltanto pren- dendo come punto di partenza l'idea della missione del- l' uomo su questa terra, sono possibili ai nostri giorni la religione, la filosofia o la poesia.
[1838] ni VICTOR hugo. 85
Ali objective poet, a poet of sensations and ana- lysis, Victor Hugo paints nature suoli as he sees liei", presentili^ her beauties one by one, niinutely, accurately, as if reflected in a mirror. But — witU some few exceptions, as e. gr. v and xxxviii : FeuiUes d'Automne — ask not of bim to seek in ber any tbing beyond forins. Never does it occur to bim to bìok deeper for the senae of tliose forms, for tbe barmony that must needs exist between man and nature ; never to contemplate tbe latter as the dra- pery of eternai thought, to borrow Herder's expression. Thus bis pictures are seldom more than fine copies. Imitation of nature is as mucb bis scbool as tbat of tbose classicist poets ag:ainst wbom he so vebe- mently battles. In bis verses tbe wbole material universe appears only a horizon^/onwerf to our wish, as Fénelon said, for the deìight of our eyes.
Poeta obbiettivo, poeta di sensazioni e di analisi, Victor Hugo dipinge la natura quale egli la vede, presentandone nd una ad una le bellezze, minutamente, accuratamente, quasi riflesse in uno specchio. Ma, da pochissime eccezioni in fuori, come, ad esempio, la v e la, xxxvni delle FeuiUes d'Automne, non chiedetegli di cercare nella natura qual- che cosa dì più oltre la forma. Mai gli accade di spingere lo sguardo più in là per cercare il significato di quelle forme, l'armonia che deve esistere tra l'uomo e la na- tura; mai gli accade di contemplare la natura come ^7 paludamento del pensiero eterno, per usare 1' espressione di Herder. Cosi i suoi quadri non sono per lo più se non belle copie. L'imitazione della natura è la sua scuola, come lo è per quei poeti classicisti, contro i quali egli combatte con tanta veemenza. Nella sua poesia tutto l'universo materiale apparisce soltanto come un horieon fait à souhait. se- condo l'espressione di Fénelon, pour le plaisir des yeux.
86 LK VOCI INTKRNK [1838]
As the poet of individuality, wanting- an unitary, universal conception, unable to become eitlier an educator or a prophet of the future, Victor Hugo reflects without embelleshing, and repeats without explaining; he foUows the course of events, but never directs or foresees them. In his Autunmal Leaves, he has said that love, the tomb, lite, glory, the wave, the sunbeam and breath alike and suc- cessively make his crystal soni spark k^ and vibrate. Again, in the prekide to the Lays of Twilight, he avers,
The bard, iu lays with bitter feelings fraught, Eclioed his tones, while grief, yet calmness, mark Ali the soul dreauis, ali that the world e'er thonght, Saiig, stanimer'd, said, whilst waiting in the dark.
This Ì8 indeed Mr. Victor Hugo's poetry, painted with a single stroke ; his muse is waiting in the darle.
Come poeta dell' individualità, ma privo di un con- cetto unitario, universale, incapace di diventare educatore o profeta, Victor Hugo, riflette senza abbellire, ripete senza spiegare; egli segue il corso degli eventi, senza mai dirigerli o prevederli. Nelle sue Feuilles d'Automne ha detto che l'amore, la tomba, la vita, la gloria, l'onda, il raggio ed il respiro fanno ugualmente e successivamente scintillare e vibrare la sua dme de crystal. E cosi nel pre- ludio ai Chants du Grépuscule, egli affermava:
Les i)oètes, en ces chants où l'amertiime abonde, Réfletait, écho triste et calme cependant, Tout ce que Pànie réve et tout ce que le monde Chante, bégaie cu dit dans l'ombre en attendanti
Questa è dunque la poesia di Victor Hugo, dipinta con un solo tratto; la sua musa attende nelV oscurità.
[18381 I>I VICTOR HUGO. 87
It is net iu a perioil of transition, like ours, cbaracterized by an immense disproportion betwixt the sonl's wants and reality ; it is not in times wlien ali things, — war and peace, sorrow and joy, earth and heaven, speak of the future, — when eveiy living being asks himself, " Whitlier are \ve going? What is to become of us ? " tbat poetry, living upon dis- dain and insulation, or waiting trenibliugly in tlie dark, can aspire to the hononrs of lasting celebrity, of lasting influence over men. It these days we set the poet a larger task. We exact of him that he should eitlier guide us, or that he should modestly withdraw iuto obscurity. These last forty or flfty years bave left around us a great void of creeds, of vfi'tues and of poetry. A very fatai divorce has taken place between genius and the public. The heart of the former is no longer full of faith, of love
Nou è già in un periodo di transizione come il nostro, caratterizzato da un'immensa sproporzione tra i bisogni dell'anima e la realtà, non è già in tempi nei quali tutte le cose, la guerra e la pace, il dolore e la gioia, la terra e il cielo, parlano dell'avvenire; in cui ogni essere vi- vente si domanda : « Dove andiamo ? Cosa accadrà di noi ? » che la poesia, vivendo di disdegno e d'isolamento, o in attesa tremante nell' oscurità, può aspirare agli onori di una celebrità duratura, di un' influenza durevole sugli uo- mini. Oggi noi poniamo al poeta un compito più vasto. Noi gli chiediamo che ci guidi, o clie modestamente si ritragga nell'ombra. Questi ultimi quaranta o cinquanta anni hanno lasciato intorno a noi un grande vuoto di credenze, di virtù e di poesia. Un fatale divorzio è av- venuto tra il Genio e il pubblico. Il cuore del primo non ha più fede o amore per l'altro; né il pubblico ha
88 LK VOCI INTERNE [1838]
for the latter ; nor lias the latter respect for, or syni- pathy with, the former. Calculàtion, analysis and the spirit of prose overflow ; they have already al- inost drowned the poetic eleiuent : they threaten to stifle the holy devotion, the holy enthusiasm that forni the piuions upon which the human soul rises towards God. There is nothing" in ali this to aston- ish the man who can extricate himself from actnal existence to take more comprehensive views, espe" cially if he thinks less of his sufferings than of his duties. This state of society, which is not new in the history of the world, which must recur as often as a great work of destrnction shall have been ac- complished, and a great work of renovation shall be upon the ève of accomplishment, is an addiUonal j)roof of what we say. But so long as this state sub- sisis, the poet's is a solemn mission ; the more so, because, through the slo\/ ojjeration of centuries, his
pili rispetto o simpatìa per il primo. Il calcolo, l'in- dividualismo, l' analisi e lo spirito prosaico straripano : essi hanno già quasi annegato l' elemento poetico, e mi- nacciano di soffocare la santa devozione, il santo entu- siasmo che formano le ali sulle quali l' anima umana si innalza verso Dio. Nulla è in tutto ciò che possa mera- vigliare chi sa escire dall' esistenza attuale per adottare vedute più comprensive, specialmente se egli si preoccupi meno delle proprie sofferenze che dei propri d.overi. Questo stato della società, che non è nuovo nella storia del mondo, che deve ricorrere ogni qualvolta una grande opera di distruzione sia stata compiuta e un gran lavoro di rin- novamento sia sul punto di compiersi, è una novella prova di ciò che diciamo. Ma, fino a tanto che questo stato di cose sussiste, la missione del poeta è solenne; tanto più perché
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voice is, at tlie present day, heard iiot by liis coun- tryiiien alone, but by ali nations.
Xow, if art would re-establish its influenee, its fallen worship, it must burst fortli froni this state of aiiaichy or of indifference to the great tliings acting, or about to be acted, in the world ; it must no longer withdraw to one side, but stand in the centre, swaying the heart of the social impulse. Art must no longer simply reflect reality without addi- tion or moditìcation, must no longer merely count the wounds affronting its eye ; art must novr, ^hilst sounding those wounds witli fearless hand, do that which shall determine men to beai them. Art must not say, ^' Ali is evil, " and sink into despair ; for well has Jean Paul declared, '' Despair is the true atheism. " Art must say, " There is evil bere, " and stili must hope. Art must not, either in misanthropy
iittraverso l'opera l^nta dei secoli, hi sua voce oggi è udita non soltanto da un popolo. solo, ma da tutti i popoli. Ora, se l'arte vuole ristabilire la sua influenza, il suo culto decaduto, deve uscire violentemente da questo stato di anarchia o d'indifferenza per le grandi cose che si compiono o che stanno per compiersi nel mondo; non deve più ritrarsi da un lato, ma star ferma al centro, dominando il cuore dell'impulso sociale. L'arte non deve più semplicemente riflettere la realtà senza aggiunte o mutamenti, non deve più limitarsi a contar le piaghe che ha dinanzi; l'arte deve ora, scandagliando quelle ferite con mano risoluta, fare qualche cosa che decida gli uomini a guarirle. L'arte non deve dire « tutto è male, » e abban- donarsi alla disperazione; perché, come ben diceva Giam- paolo « la disperazione è il vero ateismo. » L'arte deve dire « Qui v'è del male,» e sperare ancora. L'arte non
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or in the prudery of virtue, shan the fallen and cor- rupt creature ; biit accost it mercifully and devotedly, endeavouring to raise and purify it by a breath of innocence, of religion and of poesy ; and by revela- tions concerning its origin, its terrestrial lot and its futurity. Whilst pointing out to man the arena assign- ed to his labour, art must teach him not his weak- ness but his strength ; must inspire him not with faint-heartedness but with energy and a vigorous will. Are we in the desert? Are our steps in dan- ger of being bewildered amidst the night of scepti- cism? Then be art our pillar of fire, guiding us to our promised land! We shall be found true believers, submissive and grateful.
But in order to be ali this, must art nndergo a complete revolution? Must the point of view, the
deve, per misantropìa o per ostentazione di virtù, allon- tanarsi dalla creatura caduta o corrotta; ma deve pieto- samente e devotamente avvicinarsi a lei, tentando di sollevarla e di purificarla con un soffio di innocenza, di religione e di poesia; di rivelarle qualche cosa della sua origine, del suo destino sulla terra, e del suo avvenire. Neil' indicare all' uomo il campo assegnato alle sue fatiche, l'arte deve fargli conoscere quale sia, non già la sua de- bolezza, ma la sua forza ; deve ispirargli, non già lo sco- ramento, ma l' energia e una volontà vigorosa. Siamo noi nel deserto? Corrono i nostri passi il pericolo di smar- rirsi nella notte dello scetticismo? Sia allora l'arte la nostra colonna di fuoco che ci guidi verso la terra promessa. Allora troverà che noi siamo veri credenti, sommessi e riconoscenti.
Ma perché tutto ciò avvenga, è necessario che l' arte abbia a sopportare una rivoluzione completa? È necessario
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starting-post aud the goal be ali siniultaneously changed? Have we reached the point when, one epoch of art being exhausted, it must uiidergo a metamorphosis, or perischl Can ali that has been done in literature, during the third of a century which has just elapsed, ali that we judged to be revolution, have been a mere work of reform, a re- turn to independence, to literary freedom, opening the way, but leaving everything to be stili done? Can this chance to be the secret of the despondence into which iiU the poets of the era in question flnally sink, when they discover that, though powerful to destroy, they are impotent to construct ; and of the scepticism of a generation that has not found in them the promised realization of hope I
For the present we do no more than throw out these questions. They appear to us important in re- che siano simultaneamente mutati il punto di vista, il punto di partenza e quello di arrivo? Abbiamo noi raggiunto il nostro scopo quando, essendo esaurita un'epoca dell' arte, essa deve trasformarsi o perire ? Tutto ciò che s' è fatto in letteratura durante il terzo di secolo che è già trascorso, tutto ciò che noi abbiamo giudicato essere una rivoluzione, può tutto ciò essere stato un semplice lavoro di riforma, un ritorno all'indipendenza, alla libertà let- teraria, che apre la via, ma che lascia ancora ogni cosa da fare? È questo forse il segreto dello scoramento in cui finiscono col cadere tutti i poeti del periodo attuale, quando vengono a scoprire che, potenti a distrug- gere, sono impotenti a costruire: e dello scetticismo di una generazione che non ha trovato in essi l'avverarsi promesso della speranza?
Per ora ci limitiamo a enunciare questi problemi. Essi ci sembrano importanti in relazione a